Ad haec Q. Marcius respondit, si quid ab senatu petere

vellent, ab armis discedant, Romam supplices proficiscantur: ea mansuetudine atque misericordia senatum populi Romani semper

fuisse, ut nemo umquam ab eo frustra auxilium petiuerit. At Catilina ex itinere plerisque consularibus, praeterea optimo cuique

litteras mittit: se falsis criminibus circumventum, quoniam factioni inimicorum resistere nequiuerit, fortunae cedere,

Massiliam in exilium proficisci, non quo sibi tanti sceleris conscius esset, sed uti res publica quieta foret neve ex sua

contentione seditio oreretur. Ab his longe diversas litteras Q. Catulus in senatu recitauit, quas sibi nomine Catilinae

redditas dicebat. Earum exemplum infra scriptum est.

Traduzione

Per queste cose Q. Marcio rispose che se volevano chiedere

qualcosa al Senato, posassero le armi andassero supplici a Roma; il Senato del popolo romano era sempre stato di una tale

tolleranza e misericordia, affinchè nessuno mai gli si era inutilmente rivolto per aiuto.
Catilina, da parte sua, durante il

viaggio scrisse una lettera alla maggior parte dei consolari e ad ottimo personaggio: dilaniato da false accuse, dal ,momento

che aveva potuto resistere alla fazione dei suoi nemici, egli cedeva alla Fortuna, andava in esilio a Marsiglia, affinché non

si riconoscesse colpevole d’un così gran delitto ma affinché la repubblica rimanesse tranquilla e dalla sua lotta contro la

calunnia non nascesse una sedizione. Una lettera ben diversa Q. Catulo lesse in Senato, che diceva di essere indirizzata al

nome di Catilina un esempio di quella è stato scritto sotto: