Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato a Montecitorio, martedì 3 marzo, una proposta di legge popolare intitolata “Non più di 20 per classe, facciamo spazio ad un’istruzione di qualità”. L’iniziativa mira a ridurre il numero massimo di allievi per classe e ha raccolto oltre 60mila firme sulla piattaforma online, superando le 50mila già un mese fa.
La deputata Elisabetta Piccolotti ha annunciato che il deposito ufficiale avverrà “la prossima settimana”, sottolineando il consenso trasversale ottenuto.
Il successo dell’iniziativa si è costruito grazie all’impegno di docenti, studenti e genitori che hanno organizzato banchetti, volantinaggi e campagne sui social, scuola per scuola. Tra i sostenitori figurano Nicola Fratoianni, Fiorella Zabatta, Peppino Buondonno, Angela Nava del Coordinamento Genitori Democratici, Beppe Bagni del Cidi Centro Iniziativa Democratica Insegnanti e Manuela Calza della segreteria nazionale Flc Cgil.
L’obiettivo dichiarato è garantire condizioni migliori al lavoro degli insegnanti, difendere i piccoli centri dal ridimensionamento scolastico e migliorare la qualità dell’istruzione pubblica per i ragazzi.
Il nodo politico ed economico: percorso e sostenibilità
Il percorso della proposta incontra ostacoli non trascurabili. Alleanza Verdi e Sinistra si colloca all’opposizione, e l’approvazione richiede necessariamente il consenso dei partiti di maggioranza. A questa condizione politica si aggiunge la verifica della fattibilità economica, passaggio tutt’altro che marginale.
L’ampio sostegno popolare raccolto dalle firme non garantisce automaticamente l’accoglimento istituzionale: le forze che governano dovranno valutare la sostenibilità finanziaria dell’intervento, elemento determinante per trasformare l’iniziativa in legge. Il contrasto tra il consenso sociale e le incognite di bilancio rappresenta il nodo centrale da sciogliere nei prossimi mesi.
Le posizioni ministeriali: dati Invalsi, media di classe e norme vigenti
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha affermato che “il numero degli alunni per classe non fa la differenza” sui risultati di apprendimento, citando studi Invalsi secondo cui rendimenti troppo bassi nel rapporto docenti-studenti possono addirittura peggiorare gli esiti.
La Tecnica della Scuola ha però precisato che tali evidenze potrebbero dipendere da fattori socio-economici e territoriali: le classi meno numerose si trovano spesso in zone montane, piccole isole o aree disagiate, dove minori opportunità di crescita incidono sui percorsi formativi.
Anche il predecessore Patrizio Bianchi aveva dichiarato che “oggi le classi in Italia in media hanno già meno di 20 alunni”, ridimensionando il fenomeno delle classi pollaio e indicando come vera emergenza futura la difficoltà a formare prime classi per calo demografico.
Attualmente la normativa vigente si basa sulla Legge 133 del 2008, introdotta dal Governo Berlusconi con la ministra Mariastella Gelmini: le prime classi delle superiori devono contare almeno 27 alunni, salvo deroghe per motivi logistici o presenza di disabilità.
Il contenuto normativo della proposta: soglie, inclusione e dimensionamento
La proposta legislativa fissa classi tra 14 e 20 studenti, abbassando il limite a 18 in presenza di un alunno con disabilità e a 15 con più di uno, per garantire inclusione e attenzione personalizzata.
Sul piano dell’autonomia scolastica, il testo prevede la riduzione del minimo di iscritti da 900 a 400 alunni per l’assegnazione di dirigenti e direttori amministrativi a tempo indeterminato, con ulteriore soglia a 200 per piccole isole, comuni montani e aree a specificità linguistiche, per contrastare il ridimensionamento delle scuole periferiche.
Avs sottolinea che i fondi alle scuole private hanno raggiunto 750 milioni nel 2025, mentre gli organici pubblici registrano tagli: meno 5.660 docenti per il 2025-2026 e meno 2.147 collaboratori scolastici da settembre 2026. Questa riduzione rende sostenibile la riduzione degli alunni per classe proprio grazie al calo demografico, anziché aggravare il sovraffollamento e penalizzare didattica e inclusione.