Il 14 gennaio 2026, Giuseppe Valditara è intervenuto con un videomessaggio diffuso tramite Tgcom24 per rispondere alle critiche sollevate dalle opposizioni, in particolare dai rappresentanti regionali del Partito Democratico, sul tema del dimensionamento scolastico. Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha respinto con decisione le accuse di voler ridurre l’offerta formativa, definendole “propaganda politica”.
Valditara ha chiarito che non sono previsti tagli, chiusure di plessi o licenziamenti. La riorganizzazione della rete scolastica italiana, al centro del dibattito politico, riguarda esclusivamente la gestione amministrativa degli istituti e non la loro presenza fisica sul territorio.
Il ministro ha voluto dissipare ogni dubbio interpretativo, sottolineando che il piano governativo non nasconde alcuna volontà di comprimere il diritto allo studio o di penalizzare le comunità locali.
La natura amministrativa: accorpamenti senza chiusure di plessi
Il cuore della riforma riguarda quello che tecnicamente viene definito accorpamento giuridico, un intervento che modifica l’assetto dirigenziale degli istituti ma che non intacca minimamente la presenza fisica delle scuole sul territorio. In termini pratici, significa che più plessi possono essere riuniti sotto un’unica amministrazione e un solo dirigente scolastico, pur mantenendo inalterati edifici, aule e attività didattiche quotidiane.
La distinzione tra gestione burocratica e operatività concreta è fondamentale per comprendere la portata dell’intervento: gli studenti continueranno a frequentare le stesse sedi, le lezioni proseguiranno regolarmente e l’offerta formativa rimarrà invariata.
La riorganizzazione incide esclusivamente sull’architettura amministrativa, eliminando le reggenze temporanee e creando istituti più solidi dal punto di vista gestionale, senza alcun impatto visibile sulle comunità scolastiche locali.
Le tutele per personale e famiglie
Nel suo videomessaggio, Valditara ha dedicato particolare attenzione alle ricadute della riforma su lavoratori e comunità scolastiche. Il ministro ha garantito l’assenza di licenziamenti ed esuberi per docenti e personale ATA, sottolineando che l’accorpamento giuridico non comporta alcuna riduzione delle risorse umane impiegate negli istituti.
La strategia adottata mira infatti a ottimizzare la gestione amministrativa senza intaccare i servizi erogati: tutti i plessi resteranno aperti, le attività didattiche proseguiranno regolarmente e le famiglie non subiranno disagi logistici.
L’obiettivo dichiarato consiste nell’eliminare le reggenze, ovvero le situazioni in cui un dirigente scolastico coordina più istituti simultaneamente, creando strutture più solide e meglio gestibili. In questo modo, secondo il ministro, si rafforza l’organizzazione della rete scolastica garantendo al contempo continuità didattica e stabilità occupazionale.
Il vincolo PNRR e la posta in gioco sui fondi
L’operazione di dimensionamento scolastico non costituisce una scelta discrezionale del Governo, ma risponde a precisi obblighi europei. La riforma rientra infatti tra gli impegni vincolanti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cui rispetto della tempistica è condizione imprescindibile per accedere ai finanziamenti dell’Unione Europea.
Valditara ha sottolineato che il mancato completamento della riforma avrebbe conseguenze economiche immediate: il blocco di una specifica rata dei fondi PNRR destinati all’Italia. Si tratta quindi di un passaggio obbligato per garantire le risorse necessarie all’ammodernamento e all’efficientamento del sistema scolastico nazionale.
La strategia europea mira a creare una rete amministrativa più solida ed efficiente, capace di gestire meglio gli investimenti strutturali programmati.
Le pronunce della giustizia amministrativa
A sostegno della legittimità dell’operazione, Valditara ha richiamato una serie di pronunce emesse dai massimi organi della giustizia amministrativa e costituzionale. Secondo quanto dichiarato dal ministro, la linea adottata dal Governo ha finora superato il vaglio dei tribunali, respingendo i ricorsi presentati dalle amministrazioni locali contrarie alla riforma.
Il quadro giuridico a supporto del provvedimento comprende tre decisioni favorevoli della Corte Costituzionale, sei sentenze del Consiglio di Stato e tre pronunciamenti dei Tribunali Amministrativi Regionali. Questi elementi vengono utilizzati per confutare le critiche e ribadire che la correttezza formale e sostanziale del piano ha ottenuto ampio riconoscimento in sede giudiziaria, configurando il dimensionamento come adempimento conforme al quadro normativo vigente.