Nell’anno scolastico 2024/2025 le scuole italiane accolgono oltre 331.000 studenti con disabilità, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. A questa crescita numerica, però, non corrisponde un miglioramento delle condizioni di partecipazione.
Le analisi di Openpolis documentano che un quinto degli studenti con disabilità non è autonomo nelle attività quotidiane e molti trascorrono ore significative lontano dal gruppo classe. Quasi una scuola su due non dispone di postazioni informatiche adattate o le giudica insufficienti.
L’accessibilità digitale emerge come fattore critico di disuguaglianza. Didattica, valutazione e comunicazione scuola-famiglia si affidano sempre più alla tecnologia, ma la carenza di strumenti adeguati esclude chi ne avrebbe maggiore necessità.
Il contrasto tra l’aumento degli studenti con disabilità e la dotazione inadeguata delle scuole configura una criticità non più solo educativa, ma sistemica.
Le richieste chiave del CNDDU al ministro
Il CNDDU avanza cinque proposte strutturali al ministro Valditara per superare le criticità emerse dai dati. La prima riguarda l’istituzione di Livelli Essenziali di Accessibilità Digitale scolastica, vincolanti su tutto il territorio nazionale. Tali standard definirebbero dotazioni minime obbligatorie di hardware e software accessibili, criteri di usabilità delle piattaforme digitali e tempi certi di adeguamento, sottraendo l’accessibilità alla discrezionalità locale.
La seconda misura prevede la creazione di un Fondo nazionale permanente per le tecnologie inclusive, distinto dai finanziamenti generici per l’innovazione digitale. Un fondo dedicato garantirebbe programmazione pluriennale, aggiornamento continuo degli ausili e il superamento degli interventi una tantum che diventano rapidamente obsoleti.
Il coordinamento propone inoltre l’introduzione del referente per l’accessibilità e l’inclusione digitale d’istituto, figura professionale stabile con formazione certificata e riconoscimento giuridico. Il referente coordinerebbe docenti curricolari e di sostegno, supporterebbe la progettazione didattica accessibile, dialogherebbe con le famiglie e monitorerebbe l’effettivo utilizzo degli strumenti.
La quarta proposta prevede l’integrazione nei sistemi nazionali di valutazione scolastica di indicatori specifici sulla partecipazione degli studenti con disabilità alla vita della classe, sull’uso di strumenti digitali accessibili e sul tempo trascorso in contesti inclusivi.
Infine, il CNDDU suggerisce l’avvio di una sperimentazione nazionale di ambienti di apprendimento universali, progettati secondo i principi dell’Universal Design for Learning, per ridurre strutturalmente il ricorso a soluzioni compensative.
Il cambio di paradigma: dagli interventi frammentari a standard nazionali
L’attuale modello di inclusione scolastica si fonda sulla discrezionalità locale: ogni istituto decide autonomamente dotazioni, tempi e modalità di accessibilità digitale. Questa frammentazione genera disuguaglianze territoriali difficilmente colmabili e impedisce una programmazione pluriennale efficace.
I Livelli Essenziali di Accessibilità Digitale proposti dal CNDDU invertono la logica: da prassi volontaria a standard vincolante su tutto il territorio nazionale. Stabilendo dotazioni minime obbligatorie di hardware e software accessibili, criteri di usabilità delle piattaforme e tempi certi di adeguamento, l’inclusione diventa diritto esigibile anziché obiettivo astratto.
L’integrazione di indicatori specifici nei sistemi di valutazione completa il quadro: partecipazione alla vita di classe, uso effettivo degli strumenti digitali e tempo trascorso in contesti inclusivi diventano parametri osservabili e misurabili. In questo modo si attribuiscono responsabilità chiare agli istituti e si supera l’inadempienza mascherata da buone intenzioni, trasformando l’inclusione in dimensione verificabile delle politiche scolastiche.
Le ricadute per studenti e scuole: uso reale delle tecnologie e UDL
Le proposte del CNDDU puntano a trasformare la vita scolastica quotidiana degli studenti con disabilità. L’introduzione del referente d’istituto garantirebbe coordinamento costante tra docenti curricolari, insegnanti di sostegno e famiglie, evitando che le tecnologie assistive rimangano inutilizzate o confinate in spazi separati dalla classe.
Questo affronta direttamente il problema delle ore trascorse lontano dal gruppo e della carenza di postazioni informatiche adattate segnalata da Openpolis.
La sperimentazione di ambienti di apprendimento basati sull’Universal Design for Learning cambierebbe l’approccio alla radice: anziché adattare successivamente materiali e strumenti, la didattica sarebbe progettata fin dall’origine per essere accessibile a tutti. Il modello, se efficace, diventerebbe esportabile riducendo strutturalmente il ricorso a soluzioni compensative e favorendo la partecipazione piena alla vita di classe.