Ministero monitora studenti palestinesi nelle scuole: Usb e Flc Cgil accusano di schedatura

Ministero monitora studenti palestinesi nelle scuole: Usb e Flc Cgil accusano di schedatura

Il MIM attiva un monitoraggio anonimo sulla presenza di studenti palestinesi nelle scuole per l'anno 2025/2026. Usb e Flc Cgil denunciano una schedatura discriminatoria su base etnica.
Ministero monitora studenti palestinesi nelle scuole: Usb e Flc Cgil accusano di schedatura

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha attivato un monitoraggio sulla presenza di studenti palestinesi nelle istituzioni scolastiche statali e paritarie per l’anno scolastico 2025/2026. L’iniziativa, condotta dalla Direzione Affari Internazionali tramite gli Uffici Scolastici Regionali, rimarrà aperta per l’intera durata dell’anno con possibilità di aggiornamenti costanti.

La rilevazione raccoglie dati sul numero degli studenti e sull’ordine scolastico di frequenza, senza acquisire informazioni nominative. L’obiettivo dichiarato è favorire il pieno inserimento scolastico di questi alunni e pianificare eventuali interventi di sostegno didattico. Particolare attenzione è riservata agli studenti che dovranno sostenere gli esami.

Il Ministero richiama il precedente monitoraggio sugli studenti ucraini, realizzato con le stesse finalità e modalità operative. I dati sono aggregati per regione e ordine scolastico, permettendo alle istituzioni di predisporre misure mirate in base alla distribuzione territoriale e alle necessità educative rilevate.

Le precisazioni del Mim su anonimato e finalità

In risposta alle prime reazioni, Carmela Palumbo, Capo dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha sottolineato in un’intervista all’Ansa la natura anonima della rilevazione: “Non abbiamo nomi e cognomi ma solo numeri divisi per regioni e ordine scolastico”.

I dati raccolti riguardano esclusivamente aggregati regionali, con particolare attenzione agli studenti in procinto di sostenere gli esami. L’obiettivo dichiarato è predisporre interventi di sostegno didattico mirati, sulla falsariga del monitoraggio già effettuato per gli studenti ucraini.

Il ministero ha inoltre precisato che il format utilizzato è identico a quello impiegato dal precedente governo per gestire l’inserimento scolastico di studenti provenienti da zone di crisi. Palumbo ha invitato a non strumentalizzare l’iniziativa: “Sarebbe davvero inappropriato che un’iniziativa volta ad assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi venga ingiustamente strumentalizzata per finalità di propaganda”.

La rilevazione mira quindi a offrire un quadro operativo per programmare risorse e supporto educativo, senza compromettere la tutela della privacy degli studenti coinvolti.

Le critiche sindacali dell’Usb: rischio di schedatura

L’Unione sindacale di base della scuola ha definito l’iniziativa ministeriale un atto “inaccettabile” e “opaco”, denunciando quella che considera una vera e propria “schedatura su base etnica e nazionale” all’interno della scuola pubblica statale. Secondo Usb, l’operazione introduce una “ghettizzazione” di bambini e bambine palestinesi, già vittime di violenza sistematica nei loro territori.

Il sindacato contesta l’assenza di chiarimenti sulle finalità della rilevazione, l’opacità sul fondamento normativo e il fatto che tale monitoraggio venga effettuato esclusivamente nei confronti degli studenti palestinesi. Usb sottolinea come questa esclusività rappresenti un elemento discriminatorio che viola i principi costituzionali di uguaglianza e tutela dei minori, tradendo il ruolo inclusivo della scuola.

L’organizzazione sindacale denuncia inoltre che il Ministero stia utilizzando le scuole come “strumento di controllo e classificazione”, anziché come luoghi di accoglienza ed emancipazione, piegando l’istituzione scolastica a logiche securitarie lontane dalla tutela dei diritti dell’infanzia e dall’interesse educativo.

Le contestazioni della Flc Cgil: richieste e profili costituzionali

La FLC CGIL ha definito l’operazione ministeriale “del tutto inaccettabile”, osservando che la rilevazione non contiene alcuna motivazione alla base della richiesta di dati che dovrebbero già essere in possesso del MIM. Il sindacato sottolinea che, anche qualora lo scopo fosse il monitoraggio delle azioni di inserimento, le modalità adottate assumerebbero “caratteri evidentemente discriminatori”.

La FLC CGIL denuncia come fatto gravissimo che la rilevazione si basi su informazioni riguardanti l’identità nazionale dei soli alunni palestinesi, configurando “una sorta di schedatura non in linea con i principi costituzionali”. Il sindacato ha quindi richiesto al MIM di rendere immediatamente note le finalità del censimento e ha diffidato l’amministrazione da un uso improprio e discriminatorio dei dati raccolti.

Secondo la FLC CGIL, “il MIM non può chiedere alle scuole azioni selettive in nessun caso e men che mai su base etnica poiché non corrispondenti alle finalità costituzionali delle comunità educanti”.

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