Senato approva riforma del Cun: meno membri ma più poteri, entra il dottorando

Senato approva riforma del Cun: meno membri ma più poteri, entra il dottorando

Il Senato approva la riforma del Consiglio universitario nazionale: da 58 a 38 componenti, ma con compiti consultivi ampliati e maggiore rappresentanza studentesca.
Senato approva riforma del Cun: meno membri ma più poteri, entra il dottorando

Il Senato ha approvato il disegno di legge di riforma del Consiglio universitario nazionale (Cun) con 78 voti favorevoli, 51 contrari e un’astensione. Il provvedimento aggiorna la struttura e il funzionamento dell’organo consultivo del Ministero dell’Università e della Ricerca, che rappresenta il mondo accademico.

L’obiettivo dichiarato della riforma è rendere il Cun più snello e allineato all’attuale sistema universitario, razionalizzando i processi decisionali senza compromettere la rappresentatività delle diverse componenti del mondo accademico.

La nuova composizione del Cun

Il Consiglio universitario nazionale passa da 58 a 38 componenti, con una riorganizzazione che ridisegna gli equilibri tra le diverse rappresentanze. I docenti scendono da 42 a 28 membri, con due rappresentanti per ciascuna delle 14 aree disciplinari del Cun.

La rappresentanza studentesca, invece, si amplia: accanto ai 5 studenti eletti su base nazionale, entrano per la prima volta un dottorando di ricerca e uno specializzando, figure che fino ad oggi non avevano voce nell’organo. Rimane invariata la presenza di 3 rappresentanti del personale tecnico-amministrativo.

Una novità rilevante riguarda la partecipazione, senza diritto di voto, del Coper, la Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca. L’obiettivo dichiarato è rendere i processi decisionali più efficaci ed efficienti, mantenendo un’adeguata rappresentatività delle diverse componenti del sistema universitario.

I compiti consultivi rafforzati

Il disegno di legge amplia in modo sostanziale le competenze consultive del Consiglio universitario nazionale. Tra le novità più rilevanti, il Cun dovrà esprimere parere obbligatorio sui requisiti di produttività e qualificazione scientifica necessari per accedere alla docenza universitaria, garantendo così una maggiore uniformità nei criteri di selezione a livello nazionale.

Un altro cambiamento significativo riguarda il Fondo di finanziamento ordinario delle università: il parere del Cun non si limiterà più alla sola quota premiale, ma si estenderà ai criteri di riparto dell’intero fondo. Questa modifica attribuisce all’organo un ruolo più incisivo nella distribuzione delle risorse destinate agli atenei.

Infine, viene esteso il nulla osta del Cun all’intero sistema delle chiamate dirette, vale a dire le procedure attraverso cui le università possono reclutare docenti senza concorso pubblico. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il controllo e garantire maggiore trasparenza in questi processi di nomina.

Le tappe legislative e la proroga

Il disegno di legge nasce dal lavoro di un gruppo istituito dal Ministero dell’Università e della Ricerca nel 2024, con la partecipazione di tutti i principali attori del sistema universitario italiano: il Consiglio universitario nazionale (Cun), la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), il Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) e la rappresentanza dei presidenti degli enti pubblici di ricerca.

Dopo l’approvazione in prima lettura al Senato, il provvedimento passa ora all’esame della Camera dei deputati per completare l’iter legislativo. Nel frattempo, il decreto Pa approvato ieri in via definitiva dal Senato ha prorogato fino al 31 dicembre i membri attualmente in carica del Cun, garantendo la continuità operativa dell’organo durante la transizione.

Le motivazioni politiche e l’impatto per gli studenti

La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha accolto con favore la riforma, sottolineando come essa renda «l’organo più agile ed efficiente, mantenendone pienamente la rappresentatività e rafforzando la presenza degli studenti». Secondo la ministra, «le istituzioni non sono monumenti: devono saper evolvere e guardare al futuro».

Per la comunità studentesca, la riforma rappresenta un passaggio rilevante: l’ingresso strutturato di 5 studenti, affiancati per la prima volta da un dottorando e uno specializzando, garantisce una voce diretta e più ampia nelle decisioni che riguardano il sistema universitario.

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