Spesa per l'istruzione, Italia al 4,06% del PIL: sotto la media UE da undici anni

Spesa per l'istruzione, Italia al 4,06% del PIL: sotto la media UE da undici anni

Nel 2023 l'Italia ha destinato all'istruzione il 4,06% del PIL, restando nettamente al di sotto della media europea del 4,7%. Un divario che persiste da undici anni.
Spesa per l'istruzione, Italia al 4,06% del PIL: sotto la media UE da undici anni

Nel 2023 l’Unione Europea ha destinato all’istruzione il 4,7% del PIL, una percentuale sostanzialmente invariata rispetto al 2022. I dati pubblicati da Eurostat confermano una fase di stabilità nel finanziamento del settore educativo a livello continentale, senza oscillazioni significative negli ultimi due anni.

Il confronto con il recente passato evidenzia però una contrazione rispetto al periodo pandemico: nel 2020 la spesa pubblica per l’istruzione aveva infatti raggiunto il 5,0% del PIL, il valore più elevato registrato negli ultimi anni.

La riduzione di 0,3 punti percentuali tra il 2020 e il 2023 riflette il ritorno a una fase di consolidamento delle risorse pubbliche dopo l’espansione legata all’emergenza sanitaria.

L’Italia sotto la media: 4,06% e un decennio di stagnazione

Nel 2023 l’Italia ha destinato all’istruzione il 4,06% del PIL, posizionandosi nettamente al di sotto della media continentale del 4,65%. Il divario con il resto d’Europa evidenzia una traiettoria nazionale sostanzialmente immobile nel lungo periodo.

Il punto di partenza risale al 2012, quando la spesa italiana si attestava al 4,08%. L’anno successivo si registrava un lieve rialzo al 4,16%, ma già nel 2016 il dato precipitava al minimo storico del 3,82%.

La fase pandemica ha prodotto un’impennata temporanea: nel 2020 la quota è salita al 4,44%, il livello più alto dell’intero decennio. La crescita si è però rivelata effimera.

Nel 2021 la percentuale è scesa al 4,22%, proseguendo nel calo fino al 4,07% del 2022 e all’attuale 4,06% del 2023. Dopo undici anni il sistema italiano torna così ai valori di partenza, con un investimento pressoché identico a quello di inizio periodo e un gap rispetto alla media europea che resta invariato.

I paesi capofila: modelli nordici e area EFTA

Al vertice della classifica europea si colloca la Svezia, che nel 2023 ha destinato all’istruzione il 6,8% del PIL, confermandosi come riferimento assoluto. A ruota seguono altri paesi scandinavi: la Finlandia con il 6,29% e la Danimarca al 6,11%. Anche il Belgio si distingue con una quota del 6,21%, consolidando il primato dell’area del Nord Europa.

Fuori dai confini dell’Unione Europea, l’impegno resta altrettanto significativo. L’Islanda investe il 6,27% della propria ricchezza, pur segnando un arretramento rispetto al picco del 7,33% toccato nel 2020.

La Norvegia, dal canto suo, mantiene una percentuale del 5,74%, posizionandosi stabilmente tra i paesi con maggiore allocazione di risorse per la formazione.

Le differenze tra i grandi partner e il fondo classifica

Tra i grandi partner europei, la Francia destina all’istruzione il 5,26% del PIL, seguita dall’Austria al 5,16% e dalla Germania al 4,77%. Risultati significativi arrivano anche da paesi dell’Europa centro-orientale: la Slovacchia raggiunge il 4,92% e la Slovenia il 4,82%, entrambe sopra la media continentale.

Anche Polonia (4,54%) e Portogallo (4,48%) si collocano stabilmente oltre il dato italiano.

All’estremo opposto della graduatoria si trovano la Romania, con appena il 2,97%, la Croazia al 3,05% (dato 2022), la Grecia al 3,33%, Malta al 3,44% e l’Ungheria al 3,62%.

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