Scopriamo il significato di facere, termine derivante dal latino desueto nella lingua italiana ma non nel linguaggio giuridico.

Etimologia e significato di facere

Il termine facere costituisce una forma letterale antica dell’infinito del verbo fare, che riproduce la forma latina facĕre. Il suo significato è quindi quello di compiere, eseguire, operare, agire, creare.

Sebbene la parola sia ormai desueta, è tuttavia ancora possibile riscontrarla nel campo del diritto, caso in cui con il termine facere si intende l’obbligo di compiere una data azione. Già nel diritto romano, le cosiddette obligatio consistevano infatti in un vincolo giuridico in cui un soggetto (debitore) era vincolato a compiere una determinata azione/prestazione a favore di un altrui soggetto (creditore). Parlando di prestazione dell’obbligazione (e, nello specifico, dell’obbligazione di facere) con il termine si intende quindi l’adoperarsi ad un comportamento, diverso dal dare, consistente in un’azione materiale o nel compimento di un determinato negozio giuridico.

Con l’espressione non facere, si intende invece l’obbligo di astenersi da una determinata attività. Per quanto riguarda le obbligazioni che deducono una prestazione consistente in un facere, il debitore può provvedere all’ effettuazione della prestazione tramite ausiliari, oppure può essere tenuto a farlo personalmente poiché, a tal fine, sono rilevanti le sue qualità personali (si pensi, ad esempio, ad un chirurgo o a un cantante). Si parla in questo caso di facere infungibile. Se non viene adempiuto un obbligo di fare, l’avente diritto può infine ottenere che esso sia eseguito a spese dell’ obbligato, nelle forme stabilite dal codice di procedura civile.

Facere: la coniugazione in latino

Il verbo è di utilizzo comune nella lingua latina. La coniugazione del verbo facere, in latino, è facio, facis, feci, factum, facĕre.

Qualche frase che ne vede l’utilizzo è:

  • Elephantum ex musca facere.
  • Accipere quam facere praestat iniuriam.
  • Cuncta potest facere Deus.
  • Dicere et facere non semper eiusdem.
  • Promptius est omnibus iudicare, quam facere.

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