Diciottenne sul cornicione a Roma est, la polizia lo salva: dietro il gesto, tre anni di bullismo

Diciottenne sul cornicione a Roma est, la polizia lo salva: dietro il gesto, tre anni di bullismo

A Roma est, la polizia interviene per salvare un 18enne barricato in casa con forbici, seduto sul cornicione. Dietro il gesto, episodi di bullismo subiti tre anni prima.
Diciottenne sul cornicione a Roma est, la polizia lo salva: dietro il gesto, tre anni di bullismo

L’intervento si è svolto intorno alle 9.30 di lunedì nella periferia est di Roma, dove la madre del ragazzo ha lanciato l’allarme al numero unico per le emergenze. Due pattuglie del Distretto Casilino e un’ambulanza del 118 sono giunte rapidamente sul posto per gestire la crisi.

All’arrivo, gli agenti hanno trovato il giovane barricato nella propria stanza con un paio di forbici, intenzionato a compiere un gesto estremo. I poliziotti si sono posizionati fuori dalla porta, cercando di stabilire un dialogo costruttivo. Il 18enne ha però reagito con minacce reiterate, avvertendo che avrebbe agito se le forze dell’ordine non si fossero allontanate.

La trattativa è proseguita con cautela, supportata dagli operatori sanitari. A un certo punto il ragazzo ha dichiarato: «Metto una maglietta e scendo», come riportato da Il Mattino. Gli agenti, osservando attraverso il vetro, lo hanno però visto dirigersi verso il balcone e sedersi sul cornicione.

È scattata allora una manovra coordinata. Mentre alcuni poliziotti dal giardino hanno intrattenuto il giovane con conversazioni su argomenti leggeri per distrarlo, i colleghi al piano superiore hanno forzato silenziosamente la serratura. Raggiunto il balcone senza essere notati, gli agenti hanno bloccato e disarmato il ragazzo, mettendolo definitivamente in sicurezza.

La gestione operativa dell’intervento

Gli agenti rimasti in giardino hanno avviato un dialogo su argomenti leggeri con il giovane seduto sul cornicione, con l’obiettivo di ridurre la tensione e distogliere la sua attenzione dal gesto estremo. Contemporaneamente, i colleghi al piano superiore hanno operato in modo discreto, forzando la serratura della stanza senza farsi sentire.

L’azione coordinata ha consentito agli agenti di raggiungere rapidamente il balcone, bloccare il diciottenne e disarmarlo prima che potesse compiere il gesto. La combinazione tra comunicazione calma e intervento risolutivo si è rivelata decisiva per il successo dell’operazione. Gli operatori sanitari del 118 hanno fornito supporto continuo durante la trattativa, contribuendo alla de-escalation della crisi e garantendo assistenza immediata una volta messo in sicurezza il ragazzo.

Le radici del gesto: il bullismo e le conseguenze emotive

Messo in sicurezza, il giovane è stato trasportato al Policlinico di Tor Vergata per accertamenti. La madre, nelle dichiarazioni rese alla Polizia, ha ricostruito il percorso di sofferenza del figlio, riconducibile a episodi di bullismo subiti tre anni prima, all’inizio delle scuole superiori.

All’epoca, preoccupanti scatti d’ira a scuola avevano spinto i genitori a interrogare il quindicenne, il quale aveva confessato le continue derisioni da parte di alcuni compagni. Nonostante il cambio di istituto e l’avvio di un percorso di psicoterapia, il dolore non era stato pienamente elaborato. Pur avendo stretto nuove amicizie di recente, il ragazzo manteneva in casa un atteggiamento chiuso.

L’episodio critico sarebbe stato innescato da una reazione spropositata del giovane nei confronti di un mendicante, avvenuta poco prima di una visita medica, e dal successivo rimprovero materno. Una volta a casa, il 18enne si è chiuso in stanza, intimando alla madre: «Vattene, devo fare così». Solo il pronto intervento ha evitato il peggio.

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