Scuola-lavoro, dieci anni dopo: il 39,5% dei maturandi senza esperienza in azienda

Scuola-lavoro, dieci anni dopo: il 39,5% dei maturandi senza esperienza in azienda

L'Osservatorio Giovani e Orientamento rivela che il 39,5% dei maturandi 2026 non ha mai sperimentato un contesto lavorativo reale durante il percorso scolastico.
Scuola-lavoro, dieci anni dopo: il 39,5% dei maturandi senza esperienza in azienda

L’Osservatorio “Giovani e Orientamento” realizzato da Skuola.net in collaborazione con Gi Edu ha interpellato circa 1.000 maturandi alla vigilia dell’esame 2026, restituendo un quadro che evidenzia criticità persistenti nel raccordo tra scuola e mondo del lavoro. Il 39,5% degli studenti ha lasciato i banchi senza aver mai messo piede in un contesto lavorativo reale nell’ambito delle attività scolastiche, mentre il 28% si è presentato al diploma senza un piano chiaro per il futuro.

A dieci anni dall’introduzione dell’Alternanza Scuola-Lavoro con la riforma della “Buona Scuola”, il percorso normativo ha attraversato diverse fasi: dalla prima denominazione di Alternanza, al successivo cambio in PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), fino all’attuale Formazione Scuola Lavoro (FSL).

Nonostante i rebranding e gli aggiustamenti normativi, i dati mostrano che l’obiettivo di avvicinare studenti e ambienti professionali resta parzialmente disatteso, con una fetta significativa di neodiplomati che non ha mai sperimentato direttamente un luogo di lavoro durante il proprio percorso formativo.

La FSL tra obblighi e aggiramenti: simulazioni, project work e distanza dai luoghi di lavoro

Le ore minime di Formazione Scuola Lavoro costituiscono un requisito obbligatorio per l’ammissione all’esame di Maturità, ma la norma consente di adempiere attraverso simulazioni d’impresa interne, project work e formazione a distanza. Questa flessibilità ha prodotto una distribuzione eterogenea: il 39% ha svolto attività esclusivamente scolastiche, il 28% ha operato solo in contesti lavorativi e il 33% ha combinato entrambe le modalità.

Quanto alle sedi, il 38% ha frequentato enti pubblici, il 37% aziende private e il 17% organizzazioni no‑profit.

Nonostante la distanza tra l’obiettivo pratico originario e le pratiche intra‑scolastiche, emergono segnali di maturazione organizzativa: il 67% dei maturandi ha completato il monte ore già all’inizio del quinto anno e il 68% ha potuto esercitare margini di scelta. Nel dettaglio, il 38% ha individuato autonomamente la struttura ospitante mentre il 30% ha selezionato un’opzione proposta dalla scuola.

Tuttavia l’impatto formativo resta disomogeneo: il 25% dichiara di non aver imparato nulla, impiegato in compiti marginali o inattivo, e il 24% giudica l’intera esperienza totalmente inutile per orientare le scelte future.

L’orientamento rafforzato dal PNRR: 30 ore, tutor e soddisfazione ancora bassa

Le riforme introdotte dal PNRR hanno rafforzato l’impegno nell’accompagnamento degli studenti, introducendo 30 ore obbligatorie di orientamento nel triennio finale delle superiori e la figura del docente tutor. Secondo l’Osservatorio 2026, il 57% dei maturandi ha avuto colloqui individuali con un tutor, ma solo il 30% di questi li ha ritenuti utili.

Sul fronte delle attività di auto-conoscenza e scoperta dei talenti, il 60% degli studenti ha partecipato a iniziative teoriche o pratiche.

Nonostante l’aumento quantitativo delle proposte, il gradimento complessivo rimane limitato: appena l’8% dei maturandi si dichiara molto soddisfatto delle 30 ore di orientamento scolastico, mentre il 28% lo è solo abbastanza. La maggioranza esprime invece insoddisfazione, con il 37% poco soddisfatto e il 27% per niente incline a un giudizio positivo.

Questi dati evidenziano un divario tra l’ampliamento dell’offerta formativa e la qualità percepita dagli studenti, suggerendo la necessità di investire sulla formazione dei docenti orientatori e sulla calibratura delle attività proposte.

Le ricadute su scuola e studenti: competenze trasversali, partnership e ruolo di Gi Edu

Le scuole sono chiamate oggi a rafforzare non solo le competenze verticali ma anche quelle trasversali, offrendo percorsi di autoconsapevolezza che aiutino gli studenti a orientarsi con maggiore consapevolezza. Tuttavia, qualità e quantità non sempre coincidono: proprio per questo diventa decisivo l’apporto di professionisti dell’orientamento e del mondo del lavoro, come le agenzie per il lavoro, capaci di fare da ponte tra sistema scolastico e tessuto produttivo.

Alessandro Nodari, Responsabile di Gi Edu, osserva che “i recenti progressi del PNRR rappresentano un passo avanti importante, ma i dati ci dicono che non è sufficiente: quasi 4 maturandi su 10 arrivano al diploma senza alcuna esperienza di un contesto lavorativo”. La sfida, prosegue Nodari, è “fare in modo che quelle ore integrative di orientamento aiutino davvero ragazze e ragazzi a identificare il proprio talento, scoprire le opportunità formative e professionali del territorio e costruire un percorso in linea con le proprie aspirazioni”.

Gi Edu supporta scuole, università e aziende lungo l’intera filiera – dall’orientamento ai percorsi formativi fino all’inserimento lavorativo – affiancando l’attività del Gi Group Training Hub, che progetta percorsi specializzanti insieme alle imprese per rispondere alle reali esigenze del mercato.

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