Violenza giovanile, indagine Espad 2025: oltre quattro studenti su dieci coinvolti, il CNDDU chiede un piano nazionale

Violenza giovanile, indagine Espad 2025: oltre quattro studenti su dieci coinvolti, il CNDDU chiede un piano nazionale

L'indagine Espad Italia 2025 rileva che oltre quattro studenti su dieci tra i 15 e 19 anni sono coinvolti in episodi violenti, sia come autori che come vittime.
Violenza giovanile, indagine Espad 2025: oltre quattro studenti su dieci coinvolti, il CNDDU chiede un piano nazionale

L’indagine Espad Italia 2025 è stata realizzata dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR e si concentra sulla popolazione studentesca tra i quindici e i diciannove anni. L’obiettivo è rilevare il coinvolgimento dei ragazzi in episodi violenti, sia come autori che come vittime, attraverso strumenti di rilevazione standardizzati.

Il dato emerge con chiarezza: oltre quattro studenti su dieci risultano coinvolti in forme diverse di aggressività. Il CNDDU interpreta questi numeri come sintomo di una fragilità diffusa nel tessuto educativo e relazionale che accompagna la crescita degli adolescenti.

I numeri: coinvolgimento e nuove forme di aggressività

Il dato centrale dell’indagine Espad Italia 2025 mostra che oltre quattro studenti su dieci nella fascia 15-19 anni sono coinvolti in episodi di violenza, sia come autori che come vittime. Il fenomeno non si limita ai conflitti tra coetanei: crescono le aggressioni rivolte ai docenti e le minacce con armi all’interno degli istituti scolastici.

Ciò che cambia profondamente è la dimensione digitale della violenza. Gli episodi aggressivi non si esauriscono nell’atto fisico, ma proseguono attraverso la loro diffusione via smartphone e social network. I video di aggressioni vengono registrati, condivisi e commentati, trasformando la sofferenza in contenuto da spettacolarizzare.

Molti studenti assistono, riprendono o rilanciano questi materiali, contribuendo a un circuito che amplifica l’impatto dell’episodio violento e ne prolunga gli effetti sulla vittima. Questa dinamica segnala una perdita progressiva della capacità di riconoscere nell’altro una persona, sostituita dalla ricerca di consenso e visibilità nel gruppo.

Le relazioni: scuola, famiglia e pari come variabili decisive

Il rapporto Espad evidenzia un legame netto tra comportamenti aggressivi e qualità delle relazioni con insegnanti, famiglia e coetanei. Le percentuali di coinvolgimento crescono sensibilmente quando gli studenti vivono rapporti difficili in questi ambiti. Non si tratta di automatismi, ma di un dato solido che evidenzia come il disagio relazionale costituisca uno dei principali fattori di rischio.

Al contrario, dove sono presenti fiducia, partecipazione e senso di appartenenza, i comportamenti antisociali diminuiscono in modo significativo. Pedagogia, sociologia e neuroscienze convergono su questo punto: la qualità delle relazioni rappresenta oggi uno strumento potente di prevenzione della violenza giovanile, capace di intervenire prima che i comportamenti diventino sistemici.

La proposta: governance nazionale del CNDDU per la prevenzione

Le iniziative contro bullismo, cyberbullismo e abbandono scolastico promosse negli ultimi anni sono spesso valide, ma restano frammentate. Variano tra territori e risultano difficili da valutare nel loro complesso. Il CNDDU ha presentato al Ministro Giuseppe Valditara una richiesta articolata: istituire una governance nazionale capace di mettere in rete gli strumenti già esistenti attraverso un modello stabile e misurabile.

La proposta poggia su quattro pilastri operativi:

  • Il primo riguarda il monitoraggio continuativo del clima relazionale nelle scuole, per intercettare criticità prima che diventino emergenze
  • Il secondo pilastro prevede la formazione permanente dei docenti sulle dinamiche di gruppo e sulla gestione dei conflitti
  • Il terzo introduce équipe multidisciplinari composte da figure di supporto pedagogico e psicologico, integrate stabilmente nelle strutture scolastiche
  • Infine, il quarto pilastro rafforza la collaborazione costante con le famiglie e i servizi territoriali, favorendo continuità negli interventi

L’obiettivo è superare l’occasionalità dei progetti e costruire un sistema di prevenzione coordinato, valutabile e adattabile ai diversi contesti locali.

I docenti: competenze professionali e supporti necessari

La formazione iniziale e in servizio degli insegnanti è decisiva. Le classi richiedono competenze che non sono più accessorie: osservare le dinamiche di gruppo, gestire i conflitti, curare l’educazione emotiva e usare con consapevolezza le tecnologie digitali sono parti essenziali del mestiere.

Investire su queste competenze rafforza la capacità preventiva della scuola e fornisce agli insegnanti strumenti adeguati. La scuola non può essere lasciata sola.

La deriva culturale: quando la violenza diventa linguaggio

Il rischio più grave non è solo l’aumento degli episodi, ma la normalizzazione della violenza come forma ordinaria di relazione. Quando un’aggressione viene filmata prima di essere fermata, quando prevaricare genera consenso nel gruppo, quando offendere un docente non fa più notizia, si manifesta un cambiamento culturale profondo.

La prevenzione non significa anticipare la sanzione, ma costruire quotidianamente contesti in cui la violenza perde valore e attrattiva. Per il CNDDU, questo richiede investimento costante sulle relazioni, sulla coesione sociale e sulla qualità della democrazia.

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