Dimensionamento scolastico, denatalità e classi sovraffollate: quattro regioni commissariate

Dimensionamento scolastico, denatalità e classi sovraffollate: quattro regioni commissariate

Il calo demografico ha portato a una perdita di 600mila studenti in sette anni. Il governo commissaria quattro regioni per il mancato recepimento dei piani di dimensionamento della rete scolastica.
Dimensionamento scolastico, denatalità e classi sovraffollate: quattro regioni commissariate

Le iscrizioni per l’anno scolastico sono partite il 13 gennaio, coinvolgendo alunni che inizieranno il primo anno di scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado. Mentre le famiglie compilano le domande, il sistema scolastico affronta una questione organizzativa cruciale: il dimensionamento scolastico, cioè la ridefinizione della rete degli istituti e delle autonomie per adeguarla al numero effettivo di studenti.

Questo processo, che comporta fusioni e accorpamenti, si intreccia strettamente con il tema delle classi sovraffollate, perché entrambi influenzano l’organizzazione della didattica e l’esperienza quotidiana in aula.

La denatalità e l’impatto su iscritti e autonomie

In sette anni la scuola italiana ha registrato una perdita di quasi 600.000 studenti, con un’accelerazione nell’ultimo biennio: tra 200.000 e 250.000 iscrizioni in meno.

Questo calo demografico si riflette direttamente sulla rete scolastica, poiché il mantenimento dell’autonomia di un istituto richiede il raggiungimento di una soglia minima fissata attorno ai 1.000 iscritti complessivi.

Quando una scuola scende sotto questa soglia, le regioni applicano i piani di dimensionamento annuali, che comportano fusioni con altri istituti, aggregazioni in comprensivi più ampi o, in alcuni casi, soppressioni vere e proprie. Questo processo di riassetto può tradursi in cambi di sede per studenti e docenti, modifiche nell’offerta formativa e nel numero di servizi disponibili, con impatti concreti sull’organizzazione della vita scolastica quotidiana.

Le fusioni e il commissariamento di quattro regioni

La procedura di dimensionamento prevista dalle normative vigenti ha condotto negli ultimi anni a numerose fusioni e aggregazioni di istituti scolastici su tutto il territorio nazionale. Il 12 gennaio il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per il mancato recepimento dei piani di dimensionamento della rete scolastica in vista del prossimo anno scolastico.

Il commissariamento rappresenta una misura straordinaria che consente allo Stato di intervenire direttamente quando le regioni non attuano nei tempi stabiliti le indicazioni nazionali sulla riorganizzazione della rete. La decisione accelera l’applicazione dei criteri di razionalizzazione che prevedono accorpamenti e ridefinizione delle autonomie negli istituti che non raggiungono i requisiti minimi di iscritti.

Le classi sovraffollate e la proposta di legge “non più di 20 per classe”

Alleanza Verdi Sinistra ha lanciato una campagna per modificare l’organizzazione delle aule, proponendo un limite massimo di venti studenti per classe. La raccolta firme collegata alla proposta di legge di iniziativa popolare “Non più di 20 studenti per classe” ha ottenuto circa 55.000 adesioni, segnalando una sensibilità diffusa sul tema della qualità dell’insegnamento.

Il nodo delle classi sovraffollate incrocia direttamente l’esperienza quotidiana di studenti e docenti: spazi ristretti, tempi ridotti per l’interazione individuale e difficoltà nella gestione di esigenze didattiche differenziate.

La proposta punta a garantire maggiore attenzione personalizzata e condizioni strutturali più adeguate, partendo dal presupposto che numeri più contenuti favoriscano il processo di apprendimento.

La questione si colloca però in un contesto di vincoli organizzativi: da un lato il calo demografico spinge verso accorpamenti e razionalizzazione della rete, dall’altro emergono richieste di riduzione che comporterebbero investimenti aggiuntivi in aule, personale e risorse. Il dibattito resta aperto, con posizioni divergenti sul rapporto tra dimensione della classe ed efficacia didattica.

La posizione del ministro Valditara e il sondaggio in corso

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sostiene che il numero di alunni per classe non influenzi in modo determinante i risultati scolastici. A supporto della tesi cita dati INVALSI: alle medie, la percentuale di studenti con difficoltà di apprendimento si attesta al 3,2% nelle classi sotto i 20 alunni, mentre scende all’1% nelle classi fino a 25; alle superiori gli esiti sono analoghi.

Per Valditara le politiche più efficaci non prevedono un tetto indistinto, ma l’assegnazione di più docenti per scuola.

La Tecnica della Scuola ha avviato un sondaggio rivolto principalmente a docenti e personale Ata per raccogliere percezioni dirette: chiede quale problema (classi sovraffollate, dimensionamento, calo iscritti) pesi di più e se si condivida la tesi ministeriale. L’esito interessa anche studenti e famiglie, perché fotografa il vissuto di chi opera quotidianamente nell’organizzazione didattica e può orientare il dibattito su priorità concrete.

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