Dal 1° settembre 2025 è entrato in vigore il divieto di utilizzo dei cellulari in tutte le scuole italiane, comprese le secondarie di secondo grado. La misura è stata introdotta dalla circolare diffusa a giugno dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che fa seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024.
Il provvedimento ha invitato gli istituti ad aggiornare i propri regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa, prevedendo il divieto di smartphone anche a fini didattici per gli studenti del secondo ciclo. Sono previste specifiche sanzioni disciplinari per i trasgressori.
L’uso rimane consentito nei casi previsti dal Piano educativo individualizzato o dal Piano didattico personalizzato, come supporto per alunni con disabilità o disturbi specifici di apprendimento. Resta ammesso anche negli indirizzi tecnologici dedicati all’informatica e alle telecomunicazioni, quando strettamente funzionale all’attività didattica.
I numeri in Sicilia: adesione al divieto e usi residuali
Il sondaggio della Rete degli Studenti Medi, condotto su oltre mille ragazzi siciliani che frequentano licei, istituti tecnici e professionali, mostra un quadro frammentato. Soltanto il 29% degli intervistati dichiara di non utilizzare più il cellulare a scuola dopo l’introduzione del divieto. All’estremo opposto, il 9% ammette di usarlo addirittura più di prima, nonostante la vigilanza degli insegnanti e le sanzioni previste.
Un terzo degli studenti (35%) continua a ricorrere al dispositivo ma con frequenza ridotta, mentre il 27% prosegue senza modificare le proprie abitudini, come se la circolare ministeriale non fosse mai stata emanata.
Caterina La Rocca, della Rete degli Studenti Medi siciliana, critica l’approccio: “La scuola di Valditara è lontanissima dalla realtà. Invece di educare all’utilizzo dei dispositivi elettronici, del cellulare e di internet il ministro sceglie di abolirli a scuola”.
I dati evidenziano un divario marcato tra obiettivo normativo e pratica quotidiana, con comportamenti eterogenei che riflettono una compliance ancora parziale e una resistenza diffusa nelle aule siciliane.
Le differenze tra licei, tecnici e professionali
L’adesione al divieto di smartphone varia in modo significativo tra i diversi ordini di istruzione secondaria. Nei licei siciliani si registra una maggiore conformità alla circolare ministeriale: il 38% degli studenti dichiara di non utilizzare più il telefono cellulare durante l’orario scolastico, una percentuale superiore alla media regionale del 29%.
La situazione cambia negli istituti tecnici e professionali, dove la resistenza al divieto risulta più marcata. Quasi uno studente su due, il 42%, continua a utilizzare lo smartphone con la stessa frequenza di prima o addirittura più di prima, configurando un livello di compliance sensibilmente inferiore rispetto ai compagni liceali.
Le fasce d’età: comportamenti a confronto
L’età degli studenti rappresenta un fattore determinante nella risposta al divieto ministeriale. Tra i ragazzi di 13-15 anni, la metà dichiara di astenersi completamente dall’uso del cellulare durante l’orario scolastico, mentre soltanto il 6% ammette di utilizzarlo più di prima. Un dato che testimonia una maggiore adesione alle regole tra gli alunni più giovani.
La situazione cambia radicalmente nella fascia 16-19 anni: solo un quarto degli studenti mantiene il dispositivo nello zaino per l’intera giornata scolastica, riprendendolo soltanto all’uscita. Questo divario generazionale evidenzia come la percezione del divieto e la disponibilità a rispettarlo varino significativamente con l’avanzare dell’età scolare.
Le applicazioni nelle scuole: armadietti, intervalli e ruolo dei docenti
L’autonomia scolastica ha generato un mosaico di soluzioni organizzative. Alcune scuole hanno introdotto armadietti per la custodia degli smartphone, in certi casi a pagamento per le famiglie. In altri istituti l’uso del cellulare resta consentito durante l’intervallo, mentre altrove il divieto copre l’intera giornata.
Diversi dirigenti hanno esteso la misura anche al corpo docente, invitando gli insegnanti a dare l’esempio. Altri presidi hanno invece privilegiato l’opzione “no agli armadietti, sì alle sanzioni”, puntando su provvedimenti disciplinari piuttosto che su strumenti di custodia.
Le questioni giuridiche: custodia dei dispositivi e responsabilità
L’obbligo di lasciare i dispositivi in armadietti o contenitori dedicati solleva interrogativi sulla responsabilità degli istituti quando ricevono in custodia beni personali degli studenti. L’avvocato Dino Caudullo ha analizzato i profili di rischio e gli obblighi legali per le scuole, evidenziando che l’affidamento di uno smartphone configura un rapporto giuridico specifico tra istituto e studente.
Le scuole stanno valutando diverse soluzioni organizzative: dalla semplice raccolta a inizio lezione alla predisposizione di armadietti, in alcuni casi a pagamento. Restano da definire con chiarezza procedure e responsabilità.