Il decreto del Ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara introduce l’obbligo di consenso delle famiglie per la partecipazione degli studenti alle iniziative di educazione sessuo-affettiva. La disposizione normativa subordina l’accesso ai percorsi formativi all’autorizzazione preventiva dei genitori, configurando un sistema di accesso selettivo.
Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, ha criticato questa previsione l’8 marzo durante la trasmissione Che tempo che fa sul Nove. Ha definito il provvedimento «un passo indietro», evidenziando il rischio di limitare la diffusione di percorsi che, per finalità e impatto, dovrebbero raggiungere l’intera popolazione studentesca.
La contestazione si fonda su due elementi critici: non tutte le famiglie dispongono delle competenze necessarie per valutare il contenuto dei programmi educativi proposti; in alcuni contesti il supporto familiare risulta assente o inadeguato. Il filtro del consenso preventivo introduce quindi una possibile barriera all’accesso universale, contrastando l’obiettivo di diffondere strumenti di consapevolezza sulle relazioni e sul rispetto reciproco presso tutti gli studenti, indipendentemente dal contesto familiare di provenienza.
La posizione di Gino Cecchettin: educazione sessuo-affettiva come curricolo stabile
Gino Cecchettin ribadisce l’impegno della Fondazione nel promuovere l’inserimento strutturale dell’educazione sessuo-affettiva nei curricola scolastici. «Noi come Fondazione continueremo questo nostro percorso di portare l’educazione sessuo-affettiva come attività curriculare nella scuola», ha dichiarato durante l’intervento televisivo.
L’obiettivo è trasformare questi percorsi in materia stabile, non in attività opzionale soggetta a decisioni individuali. La Fondazione, nata dopo l’uccisione di Giulia Cecchettin, persegue finalità formative legate alla consapevolezza delle relazioni e al rispetto reciproco.
L’integrazione curricolare permetterebbe di raggiungere tutti gli studenti, garantendo equità nell’accesso a strumenti educativi considerati essenziali per la prevenzione della violenza di genere e la costruzione di relazioni sane.
Il ruolo della scuola come infrastruttura democratica e inclusiva
Gino Cecchettin attribuisce all’istituzione scolastica il compito di garantire a tutti gli studenti l’accesso a strumenti formativi essenziali. Durante l’intervento dell’8 marzo, ha definito la scuola «uno strumento democratico» capace di raggiungere l’intera popolazione studentesca, risultando il contesto più efficace per diffondere consapevolezza su relazioni e rispetto reciproco.
L’obbligo di consenso preventivo da parte delle famiglie, secondo il presidente della Fondazione, può introdurre disuguaglianze nell’accesso a questi percorsi. Ha rilevato che non tutte le famiglie dispongono delle competenze necessarie per valutare adeguatamente i contenuti proposti e che, in alcuni contesti, il supporto familiare può risultare assente o inadeguato.
Questi fattori rischiano di escludere proprio gli studenti che potrebbero beneficiare maggiormente di un’educazione strutturata alle relazioni affettive e al rispetto reciproco, compromettendo la missione inclusiva dell’istituzione scolastica.
Le implicazioni per l’attuazione nei programmi scolastici
L’integrazione curricolare eliminerebbe il filtro del consenso, garantendo accesso universale ai percorsi formativi. Secondo la Fondazione, questa modalità risponde direttamente agli obiettivi di prevenzione e consapevolezza, assicurando che nessuno studente resti escluso per limiti di valutazione o supporto familiare.
La Fondazione Giulia Cecchettin conferma la prosecuzione dell’impegno nel lungo periodo, riaffermando la volontà di sostenere l’adozione stabile nei piani di studio. L’obiettivo dichiarato resta l’inserimento strutturale dell’educazione sessuo-affettiva, trasformandola da iniziativa opzionale a componente permanente del percorso formativo.