La seconda indagine nazionale sul rapporto tra intelligenza artificiale, didattica e professione docente è stata presentata giovedì 22 ottobre 2026 durante Didacta Italia, edizione Lanciano, presso il Padiglione Celestino V, stand Indire (V04). I ricercatori Samuele Calzone e Samuele Borri del gruppo di ricerca PATHS di INDIRE, insieme ad Alessandro Giuliani, direttore de La Tecnica della Scuola, hanno illustrato i risultati dello studio avviato l’11 febbraio 2026.
La ricerca, non rappresentativa, ha raccolto le risposte complete di 2.105 docenti di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale, registrando un incremento significativo rispetto ai 1.803 partecipanti della prima edizione presentata a Didacta 2025. L’indagine esplora come l’intelligenza artificiale stia modificando le pratiche didattiche quotidiane e il profilo professionale degli insegnanti italiani, evidenziando tendenze emergenti nell’adozione e nell’atteggiamento verso queste tecnologie in ambito educativo.
Le tendenze d’uso nella pratica didattica
L’intelligenza artificiale è ormai entrata stabilmente nelle pratiche didattiche quotidiane delle scuole italiane, ma con un cambiamento significativo nell’atteggiamento professionale. L’uso regolare è cresciuto al 69%, rispetto al 57% dell’anno precedente, segnando una diffusione consolidata.
Tuttavia, l’entusiasmo iniziale ha lasciato spazio a una prudenza matura e a uno sguardo più critico.
I docenti utilizzano prevalentemente l’IA per progettare e personalizzare materiali didattici, ma anche per compiti amministrativi: il 56,8% si serve dello strumento per redigere relazioni, verbali di scrutinio e Piani Didattici Personalizzati, alleggerendo il carico burocratico.
Il profilo del campione mostra una presenza femminile dominante (78%), con età prevalente nella fascia 50–59 anni (41,6%). La maggioranza ha contratti a tempo indeterminato (67,6%) e oltre dieci anni di servizio (60,7%), proviene dalla scuola secondaria di secondo grado (40,2%) e da discipline umanistiche (50,8%). Questi dati suggeriscono che l’adozione coinvolge profili professionali consolidati e motivati a integrare nuove tecnologie.
L’inclusione scolastica e i bisogni educativi speciali
Tra i risultati dell’indagine emerge un dato socialmente rilevante: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come strumento compensativo per alunni con bisogni educativi speciali o con disabilità è quasi raddoppiato nell’arco di un anno. La percentuale è passata dal 10% rilevato nel 2025 al 18,8% del 2026, segnalando una crescita significativa nell’impiego dell’IA per supportare l’accessibilità e la personalizzazione dei percorsi di apprendimento.
Questo incremento riflette una maggiore consapevolezza da parte dei docenti rispetto alle potenzialità della tecnologia nell’abbattere barriere educative e favorire l’equità scolastica, offrendo risposte concrete a esigenze individuali spesso complesse e differenziate.
L’assistente virtuale: aspettative, criticità e formazione
L’esperienza diretta con gli assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale ha ridimensionato le aspettative iniziali dei docenti sull’efficacia generale di questi strumenti. Solo il 48% degli insegnanti ritiene oggi che un assistente IA a disposizione di ogni studente possa migliorare i risultati scolastici complessivi, in calo rispetto al 56% registrato un anno fa.
Il 44% degli insegnanti segnala preoccupazioni concrete: questi strumenti rischiano di distrarre gli studenti e di indurli a dare credito a risultati non attendibili. L’esperienza d’uso quotidiano ha quindi fatto emergere dubbi sull’affidabilità degli output e sulla capacità degli studenti di valutarne criticamente la qualità.
Tuttavia, il 47% dei docenti riconosce all’assistente virtuale un valore specifico per facilitare lo studio autonomo a casa, configurandolo come risorsa complementare piuttosto che sostitutiva dell’insegnamento in presenza.
L’ostacolo principale all’utilizzo consapevole rimane la formazione: il 61% degli insegnanti individua nell’assenza o nell’insufficienza di percorsi formativi strutturati il limite più rilevante. Questo dato evidenzia come la prudenza professionale emersa nell’indagine derivi tanto dall’esperienza pratica quanto dalla necessità di maggiori competenze per governare criticamente la tecnologia.
Le piattaforme e l’integrazione istituzionale
L’indagine registra un cambiamento nelle scelte tecnologiche dei docenti. Scende al 66,1% la quota di chi utilizza esclusivamente strumenti gratuiti, in calo rispetto all’85% del 2025. Parallelamente, il 21,4% adopera account scolastici istituzionali integrati, segnalando l’avvio di un’integrazione più strutturata dell’IA nelle dotazioni delle scuole.
Il recepimento delle Linee Guida ministeriali per l’educazione all’Intelligenza Artificiale mostra tuttavia un ritardo applicativo. Solo il 30,1% delle scuole ha formalizzato l’adozione in progetti specifici, mentre il 37,6% non ha deliberato alcun piano e il 32,2% dei docenti dichiara di non conoscere lo stato di attuazione nella propria scuola.