Social media troppo presto riduce i voti: lo studio su 5mila studenti italiani

Usare i social media troppo presto riduce i voti: lo studio su 5mila studenti italiani

Uno studio longitudinale su 5mila studenti italiani mostra che l'accesso precoce ai social riduce le competenze in italiano e matematica di circa sei mesi.
Usare i social media troppo presto riduce i voti: lo studio su 5mila studenti italiani

A che età è opportuno aprire il primo profilo social? Il dibattito coinvolge famiglie, docenti e istituzioni, spesso senza riferimenti scientifici solidi. Uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour e ripreso su LaVoce.info offre nuovi elementi: analizza il rapporto tra età del primo accesso ai social network e rendimento scolastico di oltre 5mila studenti italiani, seguiti per otto anni.

La ricerca utilizza tecniche di inferenza causale per isolare l’effetto dei social da altri fattori, come le condizioni socioeconomiche. I risultati mostrano un effetto negativo e significativo dell’accesso precoce sulle competenze in italiano e matematica. Il divario rispetto ai coetanei che iniziano più tardi può arrivare a circa sei mesi di apprendimento, secondo i parametri della letteratura sull’istruzione.

Le competenze sono state misurate tramite prove Invalsi in quattro momenti: seconda e quinta primaria, terza media e seconda superiore. In terza media, chi ha aperto il primo profilo in prima media registra risultati inferiori di circa 0,2 deviazioni standard rispetto a chi ha atteso almeno fino alla prima superiore.

L’evidenza suggerisce che conta non solo quanto tempo si trascorre online, ma soprattutto quando si inizia.

Il punto di svolta alle medie: dove il divario si apre

I ricercatori hanno confrontato le traiettorie di apprendimento di due gruppi distinti: gli studenti che hanno aperto il primo profilo social in prima media e quelli che hanno atteso almeno fino alla prima superiore. Fino alla quinta primaria, entrambi i gruppi mostrano risultati sostanzialmente allineati nelle prove Invalsi di italiano e matematica.

Le differenze emergono chiaramente in terza media. Chi ha iniziato a utilizzare i social in prima media registra punteggi inferiori di circa 0,2 deviazioni standard sia in italiano che in matematica rispetto ai coetanei che hanno posticipato l’accesso.

Questa grandezza statistica corrisponde a un ritardo nell’apprendimento che può essere quantificato in diversi mesi di scuola.

In seconda superiore, il quadro si articola ulteriormente: il divario in italiano rimane stabile, mentre quello in matematica tende ad ampliarsi. La stabilità delle traiettorie prima dell’accesso ai social rafforza l’interpretazione causale del fenomeno, riducendo la probabilità che le differenze osservate dipendano da caratteristiche preesistenti degli studenti piuttosto che dall’uso anticipato delle piattaforme digitali.

Le competenze linguistiche in inglese: l’eccezione che emerge dai dati

A differenza di italiano e matematica, i risultati nelle prove di inglese non mostrano un effetto negativo statisticamente significativo legato all’accesso precoce ai social. Questo dato rappresenta un’eccezione nel quadro complessivo della ricerca e suggerisce che non tutte le competenze risentano allo stesso modo dell’uso anticipato delle piattaforme digitali.

Una possibile spiegazione risiede nella frequente esposizione alla lingua inglese attraverso i contenuti fruiti online. Video, post, commenti e messaggi su piattaforme internazionali offrono occasioni di apprendimento informale che possono compensare, almeno in parte, gli effetti negativi sulla concentrazione e sul tempo dedicato allo studio tradizionale.

L’ipotesi rimane tuttavia una pista interpretativa suggerita dai dati, non una prova definitiva: saranno necessarie ulteriori indagini per confermare il ruolo dell’esposizione linguistica digitale.

Le dinamiche di distrazione e sonno: meccanismi plausibili e rischi concreti

Lo studio non offre prove definitive sui meccanismi attraverso cui l’accesso precoce ai social riduce i risultati scolastici, ma suggerisce alcune piste interpretative fondate sui dati raccolti.

La pervasività dello smartphone nella vita quotidiana emerge come fattore critico. L’utilizzo dei social durante lo studio, al momento del risveglio e prima di addormentarsi è associato a performance inferiori. Questi momenti rappresentano finestre particolarmente sensibili: le notifiche e il richiamo continuo dei contenuti possono interferire con la concentrazione durante i compiti e compromettere la qualità del riposo notturno.

La distrazione durante l’apprendimento e la riduzione della durata o della qualità del sonno costituiscono due spiegazioni plausibili del divario osservato. Tuttavia, potrebbero intervenire anche altri fattori: il progressivo calo di interesse per l’apprendimento, il tempo sottratto ad attività extrascolastiche formative, o l’impatto sulla capacità di memoria e consolidamento delle informazioni.

I ricercatori sottolineano che saranno necessarie ulteriori indagini per comprendere il peso specifico di ciascun meccanismo e distinguere gli effetti diretti da quelli indiretti dell’uso dei social sul percorso scolastico.

Le risposte educative e regolatorie: scuola, famiglie e piattaforme

La responsabilità di gestire l’accesso ai social non può ricadere solo sulle famiglie. L’educazione alla cittadinanza digitale nelle scuole può aiutare studenti e adolescenti a comprendere i rischi di un utilizzo poco consapevole e a sviluppare abitudini equilibrate. Parallelamente, servono iniziative per i genitori, affinché possano scegliere con maggiore consapevolezza età e tempi di utilizzo.

Tuttavia, l’educazione da sola potrebbe non bastare. La regolazione delle piattaforme rappresenta un secondo fronte cruciale: feed infinito, riproduzione automatica dei contenuti e algoritmi di raccomandazione personalizzata favoriscono sessioni prolungate e rendono difficile interrompere la navigazione.

Norme sociali e politiche pubbliche possono favorire un accesso più tardivo allo smartphone e ai social. L’EU Kids Act si inserisce nel dibattito europeo sulla protezione dei minori online, ma la sua efficacia dipenderà dalle modalità concrete di attuazione.

Il messaggio non è che ogni utilizzo dei social sia dannoso: l’età del primo accesso conta e le abitudini digitali possono influenzare il percorso scolastico.

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