Istat, calo dell'abbandono scolastico ma competenze di terza media in crisi

Istat, calo dell'abbandono scolastico ma competenze di terza media in crisi

Il rapporto Bes 2026 dell'Istat registra un calo dell'abbandono scolastico all'8,2%, ma emerge un peggioramento delle competenze di base.
Istat, calo dell'abbandono scolastico ma competenze di terza media in crisi

Il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2026 dell’Istat misura ogni anno diversi aspetti della vita sociale, culturale ed economica del Paese attraverso oltre cento indicatori. Tra questi, istruzione, formazione e acquisizione di competenze occupano un posto centrale nel quadro del benessere collettivo.

L’edizione 2026 restituisce un quadro in chiaroscuro: alcuni indicatori segnalano progressi significativi, mentre altri evidenziano criticità persistenti. In particolare, l’Istituto nazionale di statistica sottolinea che i risultati acquisiti negli anni passati non possono essere dati per scontati, soprattutto nel campo delle competenze scolastiche, dove emerge un peggioramento rispetto ai livelli pre-pandemici.

Il calo dell’abbandono scolastico e dei neet: trend e obiettivi Ue

Il rapporto Bes 2026 documenta un calo significativo dell’uscita precoce dal sistema educativo: nel 2025, l’8,2% dei giovani tra 18 e 24 anni abbandona gli studi prima del completamento del percorso secondario superiore, una percentuale che si colloca sotto l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Il dato testimonia un progresso nell’inclusione formativa e nell’accompagnamento degli studenti fino al diploma.

Anche i neet—giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi formativi—registrano una diminuzione, attestandosi al 13,3% rispetto al 23,7% del 2020. Il confronto pluriennale mostra una tendenza al miglioramento che coinvolge sia la permanenza scolastica sia l’inserimento lavorativo o formativo, segnalando un rafforzamento delle politiche di orientamento e sostegno rivolte ai giovani in uscita dalla scuola.

Le competenze alle medie: italiano e matematica sotto le soglie

Nel quadro del rapporto Bes 2026 emerge una criticità rilevante riguardo alle competenze di base acquisite dagli studenti di terza media. Nell’anno scolastico 2025-2026, infatti, il 43,1% degli alunni non raggiunge competenze sufficienti in italiano e il 45,5% in matematica. Si tratta di percentuali che evidenziano un arretramento rispetto al periodo pre-pandemico, quando le quote erano più contenute: 34,4% in italiano e 39,3% in matematica.

Questi dati segnalano che, mentre il numero di ragazzi che abbandona precocemente gli studi diminuisce, la qualità degli apprendimenti nelle discipline fondamentali si sta deteriorando. Il peggioramento delle competenze di base nella secondaria di primo grado rappresenta un nodo problematico per studenti e scuole, poiché influenza le possibilità di proseguire con successo i percorsi formativi successivi.

Il divario si allarga anche guardando all’istruzione terziaria: tra i 25-34enni appena il 31,3% possiede una laurea, collocando l’Italia 13,7 punti percentuali sotto la media europea. Questo dato sottolinea come le difficoltà nelle competenze di base si protraggano nel tempo, limitando l’accesso e il completamento dei percorsi universitari e riducendo la competitività formativa del Paese rispetto agli standard continentali.

La frequenza ai servizi per l’infanzia: crescita con divari territoriali

Nel decennio considerato dal rapporto Bes, la partecipazione ai servizi per l’infanzia tra 0 e 2 anni è cresciuta in modo significativo, passando dal 19,6% al 37,4%. L’espansione dell’offerta educativa nelle fasce d’età più precoci rappresenta un elemento chiave per l’equità e il capitale formativo iniziale, con riflessi sugli esiti scolastici successivi.

Tuttavia, il dato nazionale nasconde persistenti differenze territoriali: al Sud la frequenza si ferma al 29,4%, evidenziando un gap di otto punti percentuali rispetto alla media nazionale. Il divario nell’accesso ai servizi 0-2 anni conferma le difficoltà strutturali del Mezzogiorno e richiede attenzione nelle politiche educative per garantire pari opportunità di partenza.

Il benessere complessivo: avanzamenti e aree di ritardo

Il rapporto Bes 2026 fotografa un Paese in evoluzione contrastata. Da un lato l’Italia registra aspettativa di vita in crescita, maggiore occupazione e redditi che tornano ad aumentare; dall’altro persistono oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta, segnale che i progressi non raggiungono tutti i cittadini in modo uniforme.

Su oltre cento indicatori confrontabili con l’anno precedente, cinquantaquattro migliorano, cinquantacinque restano stabili e ventitré peggiorano. Istat parla di “generale avanzamento del benessere”, ma il confronto europeo ridimensiona l’ottimismo: su quaranta indicatori confrontabili con la media Ue, l’Italia fa peggio in diciotto casi e meglio in dodici.

Il quadro in chiaroscuro investe anche l’istruzione, dove il calo dell’abbandono convive con competenze di base in arretramento e divari territoriali nell’accesso ai servizi educativi.

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