La prima volta che ho incontrato Daniel Tarozzi non eravamo soli: io ero un puntino in una sala gremita di gente, lui era illuminato a giorno, seduto su di un palco e stranamente, non era lì per fare domande ma per riceverle. Uno degli speaker più brillanti e intensi dell’evento di Html.it Code4Future, Daniel è un sognatore e non di quelli che immaginano realtà utopistiche e ci fantasticano sopra, ma di quelli che si armano di sudore e martello e se li costruiscono da soli. Lui a dispetto del giornalismo odierno votato al sensazionalismo e al trash si è armato di taccuino e ha percorso il suo Paese in lungo e in largo per raccontare le storie di combattenti della normalità. Ha parlato di una Preside che ha ridato ai suoi allievi la possibilità di imparare dalla terra, di un’associazione che ha combattuto il pizzo.  Tra un’intervista è l’altra è nato il progetto “Viaggio nell’Italia che cambia”, un giro in camper con lo scopo di incontrare “chi ha preso in mano la proprio vita senza aspettare che qualcuno lo facesse al posto suo”; Daniel ha parlato di tutti quelli che hanno smesso di chiedersi se e hanno pensato a come; ha spiegato a tutti quelli come me e come voi come si realizza un sogno.

Code4Future 2019: intervista a Daniel Tarozzi

“Intanto le storie di cambiamento  – ci racconta – vengono selezionate attraverso un passaparola o una semplice segnalazione: esse riguardano essenzialmente chi è riuscito a realizzare il suo progetto da solo, chi ha la capacità di sognare l’impossibile, realizzarlo e di chiedersi come e non se”. Sappiamo bene però che nel nostro Paese non è sempre facile realizzare i propri sogni e la fuga dei cervelli ne è la prova. Daniel però ci spiega che non è proprio così: effettivamente, è costretto ad andare all’estero un professionista come un ingegnere o uno scienziato, che in Italia fatica ad emergere. Per chi invece vuole creare un’impresa le possibilità sono tante e, al contrario di quanto si possa pensare, all’estero la situazione non è sempre migliore. Chi va via dall’Italia per creare un’azienda, in realtà deve sapere che qui ha tutti i mezzi per farlo come si deve. Daniel Tarozzi ci parla poi dei progetti under 30 con cui è venuto a contatto e ci svela il segreto del loro successo: “I ventenni non hanno la parte ideologica, ma hanno la parte di ideazione, sono cresciuti in un mondo in cui le cose andavano già molto male. Non si soffermano tanto a filosofeggiare, ma non significa che non abbiano riferimenti culturali, quindi spesso sono orientati alla pratica, a realizzare le cose”. L’Italia che cambia sta anche esplorando il mondo della scuola, portando alla luce storie di cambiamenti di istituti che combattono l’abbandono scolastico o che cercano di migliorare la situazione. Tra le storie più significative figura quella della preside Maria De Biase, la quale, in una scuola primaria del Cilento, propone di incentrare tutto sull’educazione alla ruralità. I bambini di questa scuola curano l’orto, fanno il sapone, eliminano l’usa e getta, a merenda mangiano pane e prodotti dell’orto. Purtroppo ad un certo punto questa scuola è stata considerata illegale, si è cercato di mandare via la preside con l’accorpamento scolastico, ma grazie ad una petizione Maria De Biase è riuscita a rimanere nella scuola che ha trasformato. Dopo anni è stata eletta la preside migliore d’Europa: da sola ha trasformato un grande contesto socio-culturale partendo dalle basi, i bambini.