Occupazione 2021-2026, il divario generazionale: giovani in studio, over 50 al lavoro

Occupazione 2021-2026, il divario generazionale: giovani in aula, over 50 al lavoro

Tra 2021 e 2026 l'occupazione italiana cresce di 1,6 milioni di unità, ma con dinamiche opposte: -1,2 punti tra i 15-24enni, +7,8 tra i 50-64enni.
Occupazione 2021-2026, il divario generazionale: giovani in aula, over 50 al lavoro

Tra il 2021 e il 2026, il mercato del lavoro italiano ha registrato una crescita significativa. Gli occupati sono aumentati di 1,6 milioni di unità, mentre le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 787 mila.

Secondo i dati Istat, il tasso di occupazione è salito di 4,4 punti percentuali in cinque anni, passando da livelli più contenuti a una percentuale di popolazione attiva maggiormente impiegata.

Parallelamente, il tasso di disoccupazione è sceso di 3,4 punti percentuali, confermando un miglioramento diffuso delle condizioni occupazionali nel Paese. La crescita interessa quasi tutte le fasce d’età della popolazione attiva, segnalando un fenomeno ampio che coinvolge lavoratori di diverse generazioni.

Questa espansione complessiva nasconde tuttavia dinamiche divergenti tra coorti anagrafiche: se la maggioranza dei segmenti mostra incrementi, alcune fasce presentano andamenti opposti, rivelando squilibri strutturali nell’evoluzione del mercato del lavoro italiano.

La flessione tra i 15-24 anni: -1,2 punti nel tasso di occupazione

I giovani tra 15 e 24 anni costituiscono l’unica eccezione al trend di crescita che ha caratterizzato il mercato del lavoro italiano nel quinquennio 2021-2026. Mentre la maggior parte delle fasce d’età ha registrato incrementi consistenti, il tasso di occupazione di questa coorte è diminuito di 1,2 punti percentuali.

Il dato, apparentemente anomalo in un contesto di forte espansione occupazionale complessiva, trova spiegazione in un fenomeno strutturale documentato dall’Istat: il prolungamento dei percorsi di studio. Un numero crescente di giovani sceglie infatti di proseguire la formazione accademica o professionale, ritardando l’ingresso effettivo nel mercato del lavoro.

Questo maggiore investimento formativo, pur rappresentando un elemento positivo per la qualificazione del capitale umano, si riflette inevitabilmente nelle statistiche occupazionali di breve periodo. La permanenza più lunga nei cicli di istruzione riduce il numero di giovani disponibili e attivi nella ricerca di occupazione, influenzando così il tasso complessivo della fascia 15-24 anni.

L’avanzata dei 50-64enni: +7,8 punti e +18% di occupati

Tra i 50 e i 64 anni l’incremento del tasso di occupazione raggiunge i 7,8 punti percentuali, posizionandosi all’estremo opposto rispetto al calo registrato tra i più giovani. Nel periodo compreso tra luglio 2021 e luglio 2026, gli occupati di questa fascia d’età sono aumentati del 18%, un dato che riflette la combinazione di diversi fattori strutturali.

Le riforme previdenziali hanno progressivamente posticipato l’età di pensionamento, trattenendo nel mercato del lavoro un numero maggiore di lavoratori maturi che in passato sarebbero già usciti dall’attività. Questo effetto normativo si intreccia con l’invecchiamento della popolazione, fenomeno demografico che aumenta il peso numerico della coorte 50-64 anni sul totale della forza lavoro.

Secondo l’Istat, senza l’effetto della trasformazione demografica la crescita degli occupati ultracinquantenni sarebbe stata del 13% anziché del 18%. Questo divario di cinque punti percentuali quantifica il contributo specifico dell’invecchiamento della popolazione, distinguendolo dall’impatto delle riforme e delle dinamiche occupazionali.

Il dato evidenzia come il mutamento della struttura per età amplifichi la crescita degli occupati maturi, configurando un cambiamento strutturale del mercato del lavoro italiano.

Le cause strutturali: studio prolungato, riforme previdenziali e demografia

Tre fattori strutturali spiegano il divario generazionale. Tra i giovani, la permanenza più lunga nei percorsi di studio posticipa l’ingresso nel mercato del lavoro, riducendo il tasso di occupazione dei 15-24enni. All’opposto, le riforme previdenziali hanno progressivamente innalzato l’età pensionabile, trattenendo gli ultracinquantenni nell’attività lavorativa.

L’invecchiamento demografico amplifica questi effetti: Istat quantifica che, depurando la crescita occupazionale dei 50-64enni dall’espansione numerica di quella coorte, l’incremento scenderebbe dal 18% al 13%. La trasformazione demografica agisce quindi da moltiplicatore, gonfiando di cinque punti percentuali la crescita osservata tra i lavoratori maturi.

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti