Il 47% degli studenti quindicenni usa chatbot IA settimanalmente: lo studio Ocse Pisa su distrazioni e risultati

Il 47% degli studenti quindicenni usa chatbot IA settimanalmente: lo studio Ocse Pisa su distrazioni e risultati

Secondo il Rapporto Ocse Pisa, il 47% degli studenti quindicenni italiani utilizza chatbot IA almeno una volta alla settimana per l'apprendimento.
Il 47% degli studenti quindicenni usa chatbot IA settimanalmente: lo studio Ocse Pisa su distrazioni e risultati

Il Rapporto Ocse Pisa diffuso l’8 settembre rappresenta la più ampia fotografia sull’uso dell’intelligenza artificiale tra gli studenti: il campione ha coinvolto 760.000 quindicenni, rappresentativi di circa 33 milioni di allievi in 91 paesi ed economie partecipanti.

In Italia, il 47% degli studenti quindicenni dichiara di utilizzare chatbot IA come supporto all’apprendimento almeno una volta alla settimana, un dato sostanzialmente allineato con la media Ocse del 46%. Il fenomeno appare ormai consolidato e trasversale, con differenze geografiche minime.

La percentuale più significativa emerge dall’altro estremo della scala: solo il 9% degli studenti italiani afferma di non ricorrere mai o quasi mai a chatbot IA per le attività scolastiche, contro il 14% della media Ocse. Questo dato conferma la diffusione quasi universale degli strumenti di intelligenza artificiale tra i giovani, ormai integrati nelle routine di studio quotidiane in modo capillare e indipendente dalle politiche scolastiche nazionali.

Le pratiche più comuni: ricerche, riassunti e bozze di testi

I chatbot IA vengono impiegati dagli studenti soprattutto per tre attività didattiche principali. La più diffusa è rappresentata dalle ricerche preliminari su nuovi contenuti da affrontare: in Italia vi ricorre il 39% degli studenti quindicenni, contro una media Ocse del 31%.

Al secondo posto si colloca la produzione di riassunti di testi assegnati, con il 36% degli allievi italiani che dichiara di utilizzare questo strumento a fronte del 30% della media Ocse. Infine, il 30% degli studenti in Italia si avvale dell’intelligenza artificiale per elaborare bozze di testi in compiti di scrittura, dato pressoché allineato alla media Ocse che si attesta al 29%.

Queste percentuali evidenziano come gli studenti italiani integrino l’IA soprattutto nelle fasi preparatorie dello studio e nell’avvio dei lavori scritti, con scarti rispetto alla media internazionale più marcati proprio nelle attività di ricerca.

Le ore di schermo a scuola: tra apprendimento e svago

In Italia, gli studenti trascorrono in media 2 ore al giorno utilizzando dispositivi digitali a scuola per attività di apprendimento, contro una media Ocse di 1,7 ore. A questo tempo si aggiunge un utilizzo per svago: gli studenti italiani dedicano infatti 1,5 ore al giorno all’uso di dispositivi digitali a scuola per attività non legate alla didattica, rispetto alla media Ocse pari a 1,1 ore.

Molti giovani sono anche consapevoli che l’uso eccessivo degli strumenti elettronici può risultare dannoso: il 37% degli studenti italiani ha dichiarato che i propri compagni si distraggono spesso a causa dei dispositivi digitali durante la maggior parte o tutte le lezioni di scienze, contro una media Ocse del 28%.

Questo dato evidenzia come il maggior tempo di schermo si accompagni a una percezione più alta di distrazioni in aula.

Le ricadute sulle prestazioni: la distrazione costa punti in scienze

L’uso pervasivo dei dispositivi digitali in classe non resta senza conseguenze sul piano dei risultati. Il Rapporto Ocse Pisa evidenzia un’associazione netta: in media nei paesi dell’organizzazione, gli studenti che hanno segnalato distrazioni digitali durante le lezioni di scienze ottengono punteggi inferiori di 11 punti rispetto ai compagni che non hanno riportato questi disturbi. In Italia il divario si fa ancora più marcato, salendo a 13 punti.

Si tratta di dati che restituiscono una fotografia chiara dell’impatto delle interruzioni tecnologiche sull’apprendimento, senza tuttavia dimostrare un nesso causale diretto. L’indagine mette in luce come la distrazione digitale costituisca un fattore correlato a prestazioni più basse, rendendo evidente che l’attenzione frammentata si riflette nei risultati.

Per gli studenti italiani, il calo misurato suggerisce l’urgenza di affrontare il fenomeno con strategie mirate.

Le policy scolastiche: divieti di cellulare e impatto sulle distrazioni

I dati Ocse mostrano che nelle scuole dove vige il divieto di utilizzo del cellulare, gli studenti hanno una probabilità inferiore di circa il 13% di segnalare distrazioni digitali durante le lezioni. In Italia, nel 2025 il 63% degli studenti frequentava istituti con questa restrizione, contro una media Ocse del 49%.

L’aumento è dovuto alla Circolare ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, che ha esteso il divieto di usare il telefono cellulare anche alle scuole superiori, dopo l’analogo provvedimento dell’anno precedente per infanzia, primaria e medie. A livello internazionale, alcune amministrazioni stanno adottando misure ancora più stringenti: a New York è stato annunciato il divieto di intelligenza artificiale generativa nelle scuole pubbliche, con un impatto su circa 600.000 alunni.

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