Rientro a scuola nel caldo record: comuni che posticipano e le direttive locali

Rientro a scuola nel caldo record: comuni che posticipano e le direttive locali

Le temperature oltre i 30 gradi e la mancanza di aria condizionata in molte scuole spingono sindaci del Sud a posticipare l'apertura dell'anno scolastico.
Rientro a scuola nel caldo record: comuni che posticipano e le direttive locali

L’aggiornamento del 10 settembre 2026 fotografa una situazione critica: le temperature persistono oltre i 30 gradi in diverse aree del Paese e numerosi edifici scolastici non dispongono di impianti di aria condizionata. Di fronte al rischio per la salute di studenti e personale, sindaci dal Sud Italia hanno cominciato a posticipare la campanella, firmando ordinanze che spostano l’avvio delle lezioni di almeno una settimana.

La carenza strutturale di climatizzazione si intreccia con l’eccezionalità climatica, trasformando l’apertura dell’anno scolastico in un’emergenza operativa diffusa.

Le ordinanze di rinvio: i comuni che posticipano l’apertura

A Rosolini, in provincia di Siracusa, il sindaco Giovanni Spadola ha firmato un’ordinanza che sposta l’inizio delle lezioni al 21 settembre per tutti gli ordini scolastici. Le motivazioni ufficiali includono la persistenza dell’ondata di calore africano, la mancanza di climatizzatori nelle aule e la necessità di completare interventi di derattizzazione negli edifici.

L’assessore regionale Mimmo Turano ha escluso un rinvio generale per tutta la Sicilia.

Analoga decisione a Pachino, sempre nel siracusano, dove il sindaco Giuseppe Gambuzza ha diramato un provvedimento che posticipa il rientro in classe al 21 settembre, motivandolo con le “anomale ondate di calore” che interessano il territorio.

In Calabria, a San Lucido (Cosenza), l’inizio delle lezioni slitta dal 15 al 21 settembre per il caldo eccezionale che rende invivibili le aule prive di raffrescamento.

A Montemesola, in provincia di Taranto, il sindaco Vito Antonio Punzi ha firmato l’ordinanza che sposta l’avvio dell’anno scolastico al 17 settembre. La decisione è stata presa in accordo con il dirigente scolastico, a causa delle temperature elevate e degli alti tassi di umidità, ritenuti un rischio concreto per la salute dei minori in locali surriscaldati e privi di condizionatori.

Infine, a San Severo (Foggia) il commissario straordinario Francesco Cappetta ha fissato una data unica di rientro al 14 settembre per infanzia, primarie e medie. Il provvedimento ha annullato gli anticipi deliberati da alcuni istituti per l’8 o il 10 settembre, a fronte di temperature previste fino a 38 gradi che avrebbero reso impraticabile la didattica in presenza.

La gestione a Palermo: sospensioni con bollino rosso e piani di climatizzazione

Il sindaco Roberto Lagalla ha firmato una direttiva indirizzata all’assessorato e al provveditorato agli studi che introduce un meccanismo preventivo: in caso di allerta meteo con bollino rosso, le attività didattiche in presenza vengono sospese automaticamente, con possibile attivazione della didattica a distanza.

La chiusura temporanea scatta per tutti gli istituti privi di impianti di climatizzazione adeguati, la cui efficienza deve essere certificata fin da subito dai dirigenti scolastici. La direttiva comunale impone inoltre la redazione di un piano tecnico-economico pluriennale per finanziare l’installazione progressiva dei condizionatori, valutando nel frattempo soluzioni temporanee per ridurre le temperature.

La scelta nasce dall’urgenza di tutelare la salute pubblica senza attendere i malori in aula. “Quando le condizioni climatiche rappresentano un rischio concreto per la salute, la tutela viene prima di tutto”, ha spiegato Lagalla, sottolineando la priorità assoluta di proteggere studenti, famiglie e personale scolastico attraverso decisioni tempestive e strutturate.

Le richieste dal territorio: Lazio, Puglia e Campania

Nel Frusinate, i sindaci di Aquino, Castrocielo, Colle San Magno e Roccasecca hanno fatto fronte comune, sollecitando formalmente i dirigenti scolastici a valutare lo spostamento dell’inizio delle lezioni al 14 settembre, in particolare negli edifici privi di sistemi di raffrescamento. La richiesta si inserisce nel contesto dell’autonomia scolastica, che consente ai singoli istituti di modulare il calendario, e punta a evitare rischi per la salute in presenza di temperature elevate.

In Puglia e Campania, la mobilitazione è altrettanto intensa. Il sindaco di Gallipoli, Flavio Fasano, e quello di Stornara, Roberto Nigro, hanno invocato ufficialmente un posticipo dell’avvio dell’anno scolastico o, in alternativa, una maggiore flessibilità organizzativa da parte delle istituzioni regionali e locali, sottolineando la necessità di adeguare i tempi alle condizioni climatiche straordinarie.

Ad Agropoli (Salerno), l’iniziativa è partita dal basso: una petizione lanciata da un’insegnante ha raccolto sostegno tra famiglie e cittadini, trovando appoggio formale nel consigliere comunale Franco Crispino, che ha proposto di far slittare l’apertura delle scuole fino al 1° ottobre.

Il nodo politico e le risorse: pochi impianti, fondi limitati

I dati nazionali evidenziano una carenza strutturale significativa: secondo quanto riportato dall’Ansa, solo il 7,5% delle scuole italiane dispone di aria condizionata. Questa percentuale ridotta rende particolarmente critica la gestione delle ondate di calore negli edifici scolastici.

Le organizzazioni sindacali si dividono sulla strategia da adottare. Cgil e Anief sostengono apertamente la necessità di posticipare l’apertura delle scuole a ottobre, giudicando invivibili le condizioni nelle aule con trenta persone e temperature fino a 40 gradi. Posizione opposta quella della Gilda, che considera un eventuale rinvio una lesione del diritto allo studio.

Sul fronte governativo, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro destinati all’acquisto di condizionatori per gli istituti scolastici, richiamando contestualmente gli enti locali a fare la propria parte nel finanziamento degli interventi.

La cifra stanziata è però ritenuta insufficiente da diversi amministratori e osservatori. Per dare un’idea della sproporzione, alla sola area di Roma servirebbero circa 25 milioni di euro per l’adeguamento degli impianti di climatizzazione nelle scuole.

Il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che il Governo sta valutando ulteriori interventi per gestire l’impatto del caldo sull’avvio dell’anno scolastico.

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti