L’apertura delle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027, fissata per martedì 13 gennaio, si compie in un contesto di forte incertezza amministrativa. A pochi giorni dalla pubblicazione di questo articolo (11 gennaio 2026), il Ministero dell’Istruzione e del Merito non ha ancora emanato il decreto attuativo previsto dall’articolo 1 del decreto legge 45 del 2025, documento necessario per definire i nuovi quadri orari, gli indirizzi specifici e i risultati di apprendimento attesi dalla riforma degli istituti tecnici.
L’assenza di tale provvedimento lascia scuole e famiglie prive dei riferimenti essenziali per compiere scelte consapevoli. Gli istituti tecnici, chiamati ad attivare le prime classi rinnovate dall’anno scolastico 2026/2027, si trovano così a operare senza le linee guida che dovrebbero orientare l’offerta formativa.
Il decreto mancante dovrebbe tradurre in norme concrete gli obiettivi di una riforma concepita per allineare l’istruzione tecnica alle esigenze del sistema produttivo e agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Le ricadute su PTOF, dirigenti e famiglie
Gli istituti tecnici stanno pubblicando i documenti del Piano Triennale dell’Offerta Formativa mantenendo la struttura oraria precedente, in assenza di indicazioni aggiornate. Questa situazione costringe le scuole a operare in un limbo amministrativo: i dirigenti scolastici non dispongono degli strumenti normativi per pianificare l’offerta didattica delle prime classi 2026/2027, mentre i docenti devono riferirsi a un quadro curricolare destinato a cambiare ma non ancora formalizzato.
Il vuoto regolatorio si riflette direttamente sulle famiglie chiamate a iscrivere i propri figli entro il 13 gennaio. I genitori e gli studenti devono compiere scelte educative fondamentali senza conoscere l’articolazione effettiva dei percorsi formativi, gli indirizzi specifici attivati o i risultati di apprendimento previsti dalla riforma.
L’incompletezza del quadro normativo a ridosso delle iscrizioni genera incertezza proprio nel momento in cui l’orientamento richiede informazioni precise e affidabili per decisioni consapevoli sul futuro scolastico e professionale.
Gli obiettivi PNRR e il disegno didattico previsto
La revisione dell’istruzione tecnica costituisce un pilastro strategico del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, progettato per allineare la preparazione scolastica alle esigenze del sistema produttivo contemporaneo. Il Profilo Educativo, Culturale e Professionale è già stato delineato nelle sue linee generali, ma l’assenza del decreto attuativo blocca la concreta operatività dell’impianto.
Gli obiettivi dichiarati puntano a rimodulare i curricoli per rispondere alle sfide dell’industria 4.0, integrando le competenze tecniche tradizionali con i linguaggi della sostenibilità ambientale e della transizione digitale. Il disegno prevede inoltre il consolidamento della filiera formativa che collega scuole secondarie, ITS Academy e mondo delle imprese, rafforzando il dialogo tra istruzione e mercato del lavoro.
L’architettura didattica contempla la ripartizione dell’orario in tre macro-aree: nazionale, di indirizzo flessibile e territoriale, accompagnata dal potenziamento dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento. Tuttavia, questi elementi restano sulla carta fino all’emanazione del provvedimento ministeriale, lasciando studenti e famiglie senza riferimenti concreti per valutare i nuovi percorsi formativi.
Il cronoprogramma 2026–2031 e i rischi di slittamento
La tabella di marcia legislativa stabilisce l’avvio delle nuove prime classi nell’anno scolastico 2026/2027, con l’obiettivo di raggiungere il regime completo entro il 2030/2031, quando gli studenti della prima coorte conseguiranno il diploma. Questo percorso graduato doveva consentire agli istituti di adattarsi progressivamente alle novità curricolari e organizzative.
Il decreto attuativo rientra tra gli obiettivi vincolanti da centrare entro la fine del 2025, scadenza collegata alle milestone del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il rispetto di questo termine è cruciale per garantire il rilascio dei fondi europei e l’avvio operativo della riforma.
La mancata emanazione del provvedimento proprio mentre si aprono le iscrizioni solleva interrogativi concreti sulla capacità dell’amministrazione di rispettare i tempi tecnici previsti. A ridosso del 13 gennaio, data fissata per l’apertura delle procedure di scelta, il sistema scolastico si trova privo degli strumenti necessari per attivare le classi prime secondo il nuovo assetto.
Il ritardo rischia di compromettere l’intera sequenza temporale, generando incertezze sul reale avvio della riforma e sulla coerenza dell’attuazione.