Oltre 100 scuole occupate in Italia, Roma epicentro: la protesta contro i tagli all'istruzione

Oltre 100 scuole occupate in Italia, Roma epicentro: la protesta contro i tagli all'istruzione

Più di 100 scuole occupate in Italia dopo l'approvazione della Legge di Bilancio 2027 e del decreto legge Scuola 170. Roma è l'epicentro della mobilitazione studentesca.
Oltre 100 scuole occupate in Italia, Roma epicentro: la protesta contro i tagli all'istruzione

L’ondata di occupazioni che ha investito gli istituti superiori italiani trova origine nell’approvazione della bozza della Legge di Bilancio 2027, che prevede tagli al settore dell’istruzione, e del decreto legge Scuola 170. Quest’ultimo introduce misure controverse: lo stop al burqa nelle aule e un tetto in ogni classe al numero di studenti stranieri non parlanti l’italiano.

Secondo le stime del collettivo Osa, nelle ultime settimane sono state occupate più di 100 scuole in Italia. La mobilitazione studentesca si configura come risposta diretta a provvedimenti percepiti come restrittivi e al progressivo definanziamento della formazione pubblica.

Il nesso temporale tra l’approvazione dei decreti e il riaccendersi delle proteste appare evidente: le occupazioni si sono intensificate immediatamente dopo l’iter normativo.

Osa inquadra il fenomeno in uno scenario più ampio, parlando di un “autunno caldo” che vede gli studenti protagonisti insieme ai lavoratori di diverse categorie. La contestazione si rivolge contro una classe dirigente accusata di scegliere investimenti in armamenti a scapito di salari e istruzione.

Le scuole coinvolte a Roma: istituti e tempistiche

Roma si conferma epicentro della mobilitazione studentesca con una serie di occupazioni concentrate nei primi giorni di novembre. Il 2 novembre hanno visto l’avvio delle proteste entrambe le sedi del liceo scientifico Righi, storico istituto della capitale, insieme ai licei Bertrand Russell e Augusto, occupati nella stessa giornata dagli studenti.

Il liceo di scienze umane Margherita di Savoia rappresenta un caso emblematico per la durata della contestazione: dopo quasi una settimana di occupazione, l’istituto ha ripreso le attività didattiche il 3 novembre, testimoniando la continuità e la determinazione delle azioni studentesche.

L’intensità del fenomeno nella capitale dimostra un coordinamento significativo tra gli istituti coinvolti, con azioni simultanee che hanno interessato diversi quadranti della città e tipologie di scuola differenti.

Le minacce via e-mail e la gestione dell’emergenza

La mattina del 2 novembre circa 280 scuole hanno ricevuto e-mail che annunciavano la presenza di un ordigno. La dirigente scolastica Anna Fucile, a capo dell’istituto comprensivo Cagliero di Roma, ha raccontato ad Ansa che il messaggio è arrivato alle 10.13: mittenti che si presentavano come Corpo della guardia della rivoluzione islamica dichiaravano di aver lasciato un sacchetto contenente esplosivo e un detonatore, minacciando di azionarlo dopo un’ora.

Il testo aggiungeva il riferimento a un ordigno su un volo diretto a Roma.

La preside ha immediatamente allertato le forze dell’ordine e disposto l’evacuazione: circa 1.800 bambini e tutto il personale sono stati trasferiti nell’agorà di villa Lais. Sul posto sono intervenuti polizia, carabinieri, polizia locale, artificieri e unità cinofile per i controlli.

La dirigente ha dichiarato di non potersi permettere di sottovalutare l’allarme nonostante qualche dubbio iniziale, e ha sporto denuncia alla polizia postale per l’accaduto.

Le posizioni dei collettivi e lo scenario immediato

Il collettivo Osa ha espresso pubblicamente sostegno alle proteste studentesche, inquadrando le occupazioni in un contesto più ampio di mobilitazione sociale. “Si prepara un autunno caldo” hanno dichiarato, sottolineando come gli studenti siano protagonisti “insieme ai lavoratori, dalle occupazioni delle scuole agli scioperi dei portuali e degli agricoltori”.

Il collettivo critica apertamente quella che definisce “una classe politica che sceglie di investire nelle armi e non nei salari o nella scuola“, denunciando inoltre la “scuola caserma” e riferendosi polemicamente allo “sceriffo Valditara” in relazione al definanziamento della formazione pubblica.

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