Il Policy Brief “Proteggere il benessere dei minori. Un’infrastruttura per il monitoraggio delle politiche”, pubblicato dall’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), analizza le abitudini digitali di un campione rappresentativo di 4.750 bambine, bambini e ragazzi dai 7 ai 14 anni, raccolti nell’ambito dell’indagine internazionale Children’s Worlds – Wave 5.
L’obiettivo dello studio è confrontare i bisogni emergenti dei minori con i recenti Piani nazionali di tutela dell’infanzia e della famiglia, individuando le aree critiche che richiedono interventi mirati.
Le metriche di accesso e utilizzo: smartphone al 90,7% e social al 74,8%
L’indagine INAPP documenta una diffusione ormai consolidata della connettività domestica, con computer condivisi e accesso a internet presenti in oltre il 95% delle famiglie italiane con figli in età scolare. Tuttavia, è il possesso dello smartphone personale a segnare la vera discontinuità nel percorso di crescita dei preadolescenti.
In quinta primaria, poco più della metà degli alunni (52,7%) dispone di un cellulare proprio. Il passaggio alla prima media porta questa quota all’87%, mentre in seconda media si raggiunge il 90,7%: solo un ragazzo su dieci non possiede un dispositivo personale.
L’accesso ai social network segue una traiettoria parallela e altrettanto marcata. Alla fine della scuola primaria, il 31,5% dei bambini risulta iscritto a piattaforme social; in seconda media, la percentuale sale al 74,8%, coinvolgendo circa tre preadolescenti su quattro.
Ancora più significativa è la frequenza d’uso: l’utilizzo quotidiano o quasi quotidiano (sette o più volte a settimana) passa dal 20,4% in quinta primaria al 55,3% in seconda media. In sostanza, più della metà dei dodicenni italiani si connette ai social ogni giorno, consolidando un’abitudine digitale intensiva nel giro di pochi anni scolastici.
Le ricadute su benessere, relazioni e scuola
L’iperconnessione documentata nei dati INAPP produce effetti misurabili su diverse dimensioni della vita preadolescente. Il 32,5% dei ragazzi dichiara di aver tentato di ridurre il tempo trascorso online senza successo, segnalando una difficoltà concreta nella gestione autonoma dell’esposizione digitale.
Un quarto del campione (25%) riferisce che l’uso della rete genera problemi personali diretti, mentre il 20,1% registra un aumento dei conflitti sia in ambito familiare sia con i coetanei.
Tra le ragazze, le dinamiche relazionali si deteriorano in modo più marcato: le liti passano dal 10,4% in quinta primaria al 19,8% in seconda media, quasi raddoppiando nel giro di tre anni scolastici. Sul piano dell’apprendimento, il 17,4% degli studenti osserva un peggioramento dei voti scolastici che coincide temporalmente con l’intensificarsi dell’utilizzo dei dispositivi.
La qualità del dialogo in famiglia subisce una flessione parallela all’ingresso nel mondo digitale: la percezione di essere ascoltati dai genitori scende dal 79,3% al 73,6% tra le ragazze, mentre la sensazione di poter partecipare alle decisioni familiari crolla dal 78% al 67,3%. Anche i rapporti tra pari ne risentono: la soddisfazione per le amicizie cala dall’83,3% al 75,1%.
Il senso di solitudine profonda riguarda in seconda media il 25% delle ragazze contro il 16,5% dei maschi, delineando un divario di genere significativo.
Le indicazioni di policy: prevenzione a 10 anni e coinvolgimento di scuola e famiglie
Di fronte all’evidenza di un’iperconnessione precoce e dei suoi effetti su benessere, relazioni e rendimento, l’INAPP sollecita le istituzioni a spostare la soglia degli interventi di prevenzione e supporto ai 10 anni d’età, prima che la transizione verso le medie consolidi abitudini digitali compulsive difficili da modificare.
Come sintetizza il Presidente dell’INAPP, Natale Forlani: «L’indagine Inapp conferma la crescita esponenziale e incontrollata dell’utilizzo degli strumenti digitali e dell’accesso ai social da parte dei minori nelle fasi preadolescenziali, con conseguenze negative di varia natura, cognitive e relazionali e con preoccupanti effetti di dipendenza cronica. Urge una presa di consapevolezza collettiva dell’entità del fenomeno e dell’esigenza di contrastarlo con un coinvolgimento organico delle istituzioni, del sistema scolastico e delle famiglie».
La proposta punta su una responsabilità condivisa: istituzioni che definiscano linee guida, scuole che integrino educazione digitale nei curricoli e famiglie che monitorino attivamente l’uso dei dispositivi, costruendo insieme un’infrastruttura di tutela efficace.