L’indagine Censis “Stare bene a scuola, oltre l’apprendimento”, realizzata nell’ambito del Progetto Iride, delinea un quadro articolato del rapporto tra studenti delle superiori e insegnanti. I dati evidenziano una relazione educativa generalmente solida nel contesto della routine didattica, ma che rivela significative fragilità quando gli adolescenti affrontano situazioni critiche.
Nella quotidianità scolastica, i docenti rappresentano un riferimento importante: il 55,8% degli studenti dichiara di poter contare sui propri professori in caso di necessità, mentre il 51,3% si sente incoraggiato e stimolato nel percorso di studio. Questi numeri testimoniano l’esistenza di un canale d’ascolto funzionante durante le attività ordinarie.
La fiducia verso gli insegnanti si rafforza negli istituti professionali, dove le dinamiche sociali risultano spesso più complesse. In questi contesti, la quota di alunni che ritiene di poter fare affidamento sui docenti sale al 61,2%, mentre quella di chi si percepisce stimolato raggiunge il 57,2%.
Gli insegnanti assumono quindi un ruolo educativo e umano che supera la semplice trasmissione di contenuti disciplinari.
Lo scarto nelle emergenze: sul bullismo l’aiuto ai docenti scende al 14,8%
Quando l’ambiente scolastico diventa teatro di violenze, abusi, cyberbullismo o discriminazioni, il clima di fiducia si sgretola drasticamente. L’indagine Censis rivela che il 33,5% degli adolescenti ha subito soprusi diretti, un dato che evidenzia quanto il fenomeno sia diffuso tra i banchi.
Di fronte a questi episodi dolorosi, la propensione degli studenti a cercare supporto nei docenti crolla: appena il 14,8% delle vittime decide di rivolgersi a un insegnante per denunciare quanto accaduto o chiedere protezione. Si tratta di un calo verticale rispetto al 55,8% che dichiara di potersi fidare dei professori nella routine didattica.
Ancora più ridotto è il ricorso allo sportello psicologico scolastico: solo il 4,0% dei giovani colpiti lo utilizza, nonostante il 60,5% degli alunni sia consapevole della sua presenza nell’istituto. Questa contraddizione sottolinea come la disponibilità di servizi non si traduca automaticamente in utilizzo effettivo quando si verificano situazioni critiche.
Le vie di supporto preferite: famiglia e amici esterni davanti alla scuola
Quando i confini dell’istituto diventano teatro di soprusi, gli adolescenti ridisegnano le proprie reti di sostegno e cercano ascolto altrove. Il dato più significativo riguarda la famiglia, che rappresenta il rifugio principale per il 37,0% delle vittime, confermandosi il primo canale di supporto emotivo e pratico.
Subito dopo si collocano gli amici esterni alla scuola, ai quali si affida il 27,2% dei ragazzi colpiti, privilegiando legami affettivi lontani dal contesto in cui il trauma si è consumato.
Tuttavia, la percentuale più allarmante resta quella del 34,9% degli studenti che sceglie il silenzio totale e non condivide l’esperienza con nessuno, preferendo sopportare il peso della violenza in solitudine. Questa chiusura evidenzia la difficoltà di molti adolescenti nell’elaborare il vissuto traumatico e la mancanza di spazi percepiti come realmente sicuri all’interno dell’ambiente formativo.
La percezione di tutela: pochi si sentono protetti, più alta l’insicurezza tra le vittime
La valutazione degli studenti sulla capacità della scuola di garantire protezione contro bullismo e discriminazioni rivela un dato preoccupante. Soltanto il 15,2% degli alunni dichiara di sentirsi del tutto tutelato dall’istituto rispetto a questi rischi, mentre una quota molto più ampia, pari al 36,3%, afferma di non percepire alcuna forma di protezione efficace nell’ambiente scolastico.
Il divario si accentua drammaticamente tra chi ha già vissuto direttamente esperienze di sopruso. Tra le vittime di violenze, cyberbullismo o discriminazioni, la percentuale di chi non si sente affatto protetto dalla scuola sale infatti al 45,9%, evidenziando come l’esperienza diretta dell’abuso rafforzi la sfiducia nelle capacità dell’istituzione di intervenire e difendere.
Questo scollamento tra la fiducia riposta nei docenti durante la routine didattica e il senso di abbandono nelle situazioni critiche rappresenta un nodo strutturale che l’indagine Censis porta alla luce con chiarezza, mostrando quanto sia urgente colmare il vuoto percepito dagli adolescenti nel momento del bisogno.