Elezioni comunali 2018: la guida

Il 10 giugno prossimo, 772 Comuni italiani saranno chiamati al voto per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali. Sul totale dei comuni, 110 hanno più di 15 mila abitanti, mentre i capoluoghi di provincia al voto sono 20.

 

  • Quando si vota: le urne saranno aperte dalle 7 alle 23 del 10 giugno; stesso orario per l’eventuale turno di ballottaggio. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi.

 

  • Come si vota:  Nei Comuni con popolazione superiore a 15 mila abitanti si applica il sistema elettorale maggioritario a doppio turno. Nei Comuni con popolazione pari o inferiore a 15 mila abitanti si voterà con il sistema maggioritario a turno unico. La scheda per l’elezione del sindaco è quella stessa utilizzata per l’elezione del Consiglio comunale. L’elettore, tracciando un segno, può con un unico voto esprimere la sua preferenza sia per il candidato alla carica di sindaco sia per la lista collegata.  Sarà possibile praticare il voto disgiunto – vietato invece alle Politiche – per esprimere la preferenza per un candidato alla carica di sindaco non collegato alla lista prescelta (con un massimo di due voti per candidati della stessa lista). Nel caso di espressione di due preferenze, tuttavia vale l’alternanza di genere: una deve riguardare un candidato uomo e l’altra un candidato donna o viceversa, pena la nullità della seconda preferenza.
  • Dove si vota: tra i 763 Comuni al voto, 111 hanno più di 15 mila abitanti, nei quali è previsto l’eventuale secondo turno: di questi, 20 sono capoluoghi di provincia (1 solo, Ancona, è capoluogo di regione). Questi i capoluoghi: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Ancona, Teramo, Terni, Viterbo, Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani.
  • I documenti necessari: occorrerà portare un documento d’identità con foto. L’altro documento fondamentale è la tessera elettorale.

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Nuovo governo Lega-M5S

Ottantasette giorni di attesa. Mai, nella storia della Repubblica, era passato così tanto tempo dalla data delle elezioni alla nascita di un governoDopo cinque giri di consultazioni, due mandati esplorativi ai presidenti di Camera e Senato e due pre-incarichi. Il primo a Giuseppe Conte, premier designato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini per il governo M5s-Lega, il secondo al tecnico Carlo Cottarelli.

Ripercorriamo insieme le tappe principali che hanno portato alla formazione del nuovo governo:

  • 4 marzo le elezioni e nessuna maggioranza:      il Rosatellum (la legge proporzionale votata, tra gli altri, da Partito democratico, Udc/Popolari per l’Italia, Lega e Forza Italia) e il voto dei cittadini, nella notte del 4 marzo hanno consegnato all’ Italia un Parlamento bloccatoMovimento 5 stelle primo partito, ma senza la maggioranza dei seggi, Lega in vantaggio sugli alleati di centrodestra, anche loro senza maggioranza pur essendo prima coalizione.

 

  • 2-26 marzo: come stabilito dall’ articolo 61 della Costituzione, entro venti giorni dalle elezioni deve tenersi la prima seduta delle Camere.  Deputati e senatori sono stati chiamati a eleggere i presidenti di ciascun ramo del Parlamento. Un trionfo per il neonato asse M5s-Lega che ottiene tutto: uffici di presidenza, questori, presidenti delle Commissioni speciali e i vice presidenti senza lasciare nulla al Partito democratico.

 

  • 12-26 aprile, primo giro di consultazioni: Superate le vacanze di Pasqua, Mattarella inizia il primo giro di consultazioni con i partiti ma l’ esito è negativo: nessun partito vuole scendere a patti con gli avversari. Dopo una settimana Mattarella ci riprova ma iniziano i veti incrociati: Di Maio dice no a Berlusconi, Berlusconi dice no a Di Maio, Salvini dice no a Renzi.

 

  • Mandato esplorativo: Per uscire dallo stallo, si tenta la carta del mandato esplorativo alla presidente del Senato Casellati per verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare tra i partiti della coalizione di centrodestra e il Movimento 5 Stelle.  Il 20 aprile Casellati rimette il mandato constatando che non ci sono le condizioni per trovare un accordo.

 

  • 7 – 21 maggio, governo neutrale o nuove elezioni? Il capo dello Stato è costretto a un nuovo giro di consultazioni per cercare di risolvere lo stallo. Mattarella decide di parlare in prima persona:  o si vota un governo “neutrale”, in grado di traghettare l’Italia fino a gennaio 2019 , o si va al voto entro l’estate.

 

  • Governo giallo-verde?: Il discorso convince i partiti ad accelerare: Di Maio e Salvini si avviano al dialogo ed inizia delinearsi il governo giallo-verde.

 

  • Il programma: Il 14 maggio Mattarella convoca i due partiti e dopo alcune bozze si arriva all’ accordo, Di Maio e Salvini presentano il programma definitivo al Colle. Scelgono poi  il nome del candidato premier: l’avvocato civilista Giuseppe Conte (non è eletto in parlamento ed è alla primissima esperienza politica).

 

  • 23 maggio, Conte accetta con riserva: Il governo giallo-verde sta per nascere: Conte viene convocato al Quirinale e Mattarella non si oppone alla sua nomina, affidandogli l’incarico, che il professore  accetta con riserva. Inizia la trattativa fra Movimento 5 stelle e Lega per la squadra di governo.

 

  • 27-28 maggio, Conte rifiuta e arriva Cottarelli. Improvvisamente qualcosa va storto: arriva la proposta di Paolo Savona al ministero del Tesoro. Savona, però rappresenta un problema: è autore del Piano B illustrato in tanti convegni (l’idea di una “nuova lira” con un cambio di 1 a 1 con l’euro) e il Colle non ci sta. Mattarella chiede ai partiti di indicare un’alternativa, ma Salvini è irremovibile.  Allora Conte non trovando sponda ad alcuna mediazione rimette il mandato e Mattarella fa un discorso in cui è costretto a spiegare le ragioni della sua scelta.

 

  • Governo tecnico? E’ il caos: Di Maio grida all’impeachment e il Colle convocata l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli per il giorno seguente. Sarebbe un governo “tecnico” e neutrale destinato a portare il Paese a nuove elezioni.

 

  • Un compromesso: La crisi istituzionale gravissima è stata per il momento risolta solo in extremis con lo spostamento di Savona al Ministero degli Affari europei e la nomina di Giovanni Tria all’Economia.

 

  • 1 giugno, Giuramento: Paolo Savona legge la formula di rito che ufficializza il suo ingresso nel governo giallo-verde e giura al Colle nelle mani del capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Governo Lega- M5S: chi ne farà parte?

Il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio saranno entrambi ministri e vice-premier. Salvini ricoprirà la carica di ministro dell’Interno, Di Maio quella di ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico.

I nomi dei futuri ministri:

Una lista abbastanza equilibrata, considerando i rapporti di forza tra Lega e Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni. Ecco tutti i nomi dei futuri ministri:

  • Giancarlo Giorgetti, Lega, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio
  • Lorenzo Fontana, Lega, Ministro della Famiglia e Disabilità
  • Giulia Bongiorno, Lega, Ministro della Pubblica Amministrazione
  • Gian Marco Centinaio, Lega, Ministro delle Politiche Agricole
  • Marco Bussetti, Lega, Ministro dell’Istruzione
  • Erika Stefani, Lega, Ministro degli Affari regionali e autonomie
  • Giovanni Tria, Ministro dell’Economia
  • Paolo Savona, Ministro degli Affari Europei
  • Enzo Moavero Milanesi, Ministro degli Esteri
  • Alfonso Bonafede, M5S, Ministro della Giustizia
  • Elisabetta Trenta, M5S, Ministro della Difesa
  • Danilo Toninelli, M5S, Ministro delle Infrastrutture
  • Giulia Grillo, M5S, Ministro della Salute
  • Riccardo Fraccaro, M5S, Ministro dei Rapporti col Parlamento
  • Sergio Costa, M5S, Ministro dell’Ambiente
  • Barbara Lezzi, M5S, Ministro del Sud
  • Alberto Bonisoli M5S, Ministro della Cultura

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Elezioni italiane 2018: il Rosatellum

Innanzitutto dobbiamo precisare una cosa: le elezioni 2018 si sono svolte con il sistema introdotto dalla legge numero 165 del 3 novembre 2017, chiamata Rosatellum o Rosatellum bis dal nome del suo ideatore, Ettore Rosato. In base alla nuova legge elettorale i 630 seggi della Camera sono assegnati in questo modo:

  • 386 piccoli collegi uninominali
  • 232 collegi uninominali (1 candidato per coalizione)
  • 12 in circoscrizione estera

I 315 seggi del Senato saranno invece così ripartiti:

  • 193 collegi plurinominali
  • 116 collegi uninominali
  • 6 in circoscrizione estera

La soglia di sbarramento nella quota proporzionale è fissata, su base nazionale, al 3%. Per le liste relative alle minoranze linguistiche la soglia è invece fissata al 20% nella regione di riferimento. Inoltre, il Rosatellum prevede le coalizioni all’ interno della scheda elettorale. In pratica, un gruppo di liste può sostenere un candidato nell’ uninominale o le liste possono concorrere per se stesse nel proporzionale.

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Come avete votato alle elezioni politiche 2018?

Visto che è cambiata la legge elettorale, ci sono state alcune modifiche nella scheda elettorale, la medesima sia per la Camera che per il Senato. Al suo interno avete trovato il nome del candidato per il collegio uninominale e i simboli di ogni lista o coalizione per il plurinominale. Per votare bisognava tracciare un segno:

  • sul contrassegno della lista, con cui si voterà anche per il candidato uninominale
  • sul nome del candidato uninominale collegato alle liste in coalizione

Se si è tracciato un segno sul nome del candidato uninominale e sulle liste a cui è collegato, il voto risulterà valido. Non è stato valido nel caso venga posto un segno sul nome di un candidato e su una lista o coalizione non legata a lui.

Elezioni: come votare fuori sede

Il voto è vincolato alla residenza, per cui se lavoravi in un’altra regione dovevi tornare al tuo comune e votare presso il seggio stabilito: in questo caso lo stato offriva agevolazioni rimborsando le spese relative al viaggio in treno, nave e aereo. Potevano votare fuori sede i ricoverati in ospedale o nelle case di cura, i militari, i naviganti, le Forze dell’ordine, i rappresentanti di lista e coloro che prestano servizio al seggio.

Tessera elettorale: cosa sapere

Infine, non dimentichiamo una cosa importantissima: la tessera elettorale! Si tratta di un documento che ti viene inviato al compimento dei 18 anni e serve per votare e attestare la regolare iscrizione nelle liste elettorali del comune di residenza. La tessera è gratuita e permanente e contiene i dati anagrafici, la sezione elettorale di appartenenza, la sede dove votare, i collegi elettorali di appartenenza e 18 spazi su cui viene posto il timbro del Presidente del seggio elettorale. Nel caso in cui si dovessero esaurire gli spazi occorrerà recarsi presso il comune per richiedere una nuova tessera. Ciò dovrà essere fatto anche in caso di furto e smarrimento della tessera elettorale, ma in questo caso occorre prima fare una denuncia presso i carabinieri o la polizia.

Elezioni 2018: gli errori da non commettere

Gli errori più comuni che bisognava evitare:

  • Niente foto in cabina elettoraleBriatore docet: il voto viene annullato;
  • Niente voto disgiunto: anche qui voto perso;
  • Non si vota il sabato ma solo la domenica
  • Non si vota senza documento e tessera elettorale
  • Non si deve inserire la scheda nell’ urna
  • Niente cellulare e armi
  • Non si può accompagnare più di un disabile

Elezioni 2018: differenza tra mandato esplorativo e preincarico

E’ importante a questo punto capire la differenza tra mandato esplorativo e preincarico. Si parla di mandato esplorativo quando il Presidente della Repubblica incarica una terza personalità (Presidente della Camera o Presidente del Senato) di indagare sulle possibili coalizioni per formare il governo; si parla invece di mandato esplorativo quando questo compito viene affidato a quello che si presumerà essere il prossimo premier.