In questi giorni di ottobre le tende degli studenti tornano a presidiare Piazza Montecitorio e i piazzali dei principali atenei italiani, da Milano a Lecce, passando per Bologna, Genova e Pavia. L’Unione degli Universitari lancia la campagna nazionale “Cara Italia, quanto ci costi?”, riportando al centro del dibattito pubblico il peso dell’inflazione, l’emergenza abitativa e la gestione del Diritto allo Studio.
Tre anni dopo le prime tendopoli, i ragazzi denunciano un quadro peggiorato e accusano le istituzioni di insensibilità di fronte a un costo della vita ormai insostenibile. La coordinatrice dell’UDU, Sabrina Brizzola, contesta duramente le scelte operate dal MUR: “La Ministra Bernini crede di aver risolto l’emergenza abitativa quando invece ha sprecato 1,2 miliardi del PNRR per camere private che possono costare 1000 euro al mese”.
Secondo le stime del sindacato studentesco, delle strutture promesse ne risulterebbero realizzate soltanto 33mila, di cui appena il 3,8% a gestione pubblica, prefigurando un sostegno ai privati piuttosto che una vera risposta ai fuorisede. “Questo Paese ci costa troppo” ha dichiarato Brizzola.
Le quattro richieste economiche nella manovra
L’Unione degli Universitari ha presentato un pacchetto di quattro misure economiche da inserire nella prossima Manovra finanziaria, con l’obiettivo di rispondere all’emergenza abitativa e al costo crescente della vita universitaria.
La prima voce prevede 1,7 miliardi di euro destinati alle borse di studio, una cifra necessaria per coprire il fabbisogno dei 330mila studenti idonei e cancellare definitivamente la figura dell’idoneo non beneficiario, garantendo così che chi ha diritto alla borsa la riceva effettivamente.
La seconda misura richiede 4 miliardi di euro per l’edilizia residenziale pubblica, con l’obiettivo di proteggere i fuorisede bloccando l’erogazione dei fondi PNRR alle società speculative e orientando le risorse verso alloggi a gestione pubblica accessibili.
Il terzo punto prevede 2 miliardi per rendere progressivamente gratuita l’università, azzerando gradualmente le tasse di iscrizione per contrastare la fuga dei giovani all’estero e garantire l’accesso agli studi superiori indipendentemente dalle condizioni economiche delle famiglie.
Infine, l’UDU chiede 1,5 miliardi per il welfare studentesco, da investire in trasporti gratuiti, calmieramento delle mense universitarie e servizi di assistenza psicologica in tutti i campus, migliorando la qualità della vita degli iscritti e favorendo il completamento dei percorsi di studio.
I numeri del MUR e la replica della ministra Bernini
Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha rivendicato all’inizio di settembre il superamento degli obiettivi stabiliti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per l’housing universitario. I dati ufficiali contabilizzano oltre 63.200 nuovi posti letto realizzati a fronte dei 60.000 inizialmente previsti dal piano.
Di questi, la prima tranche di 33mila residenze risulta già operativa e disponibile per gli studenti, mentre i rimanenti 30mila alloggi saranno completati entro il 2027 al termine delle procedure formali con Cassa Depositi e Prestiti.
La ministra Anna Maria Bernini ha espresso soddisfazione per i risultati conseguiti, sottolineando il cambio di passo rispetto ai decenni precedenti: “Uno sforzo straordinario che ha consentito di invertire un paradigma: passare dalla realizzazione di 40mila posti letto in 20 anni, a 60mila in tre; da 2mila posti letto l’anno a 20mila“. La dichiarazione della titolare del dicastero evidenzia una velocità di realizzazione dieci volte superiore rispetto alla media storica registrata negli ultimi due decenni.
Le regole di assegnazione e i vincoli di prezzo
L’assegnazione delle residenze universitarie segue criteri definiti dagli enti regionali per il diritto allo studio e dai gestori privati convenzionati. Almeno il 30% dei posti disponibili deve essere riservato a studenti con reddito basso ma con risultati accademici di eccellenza, garantendo l’accesso al merito indipendentemente dalle condizioni economiche.
Per i restanti alloggi il canone mensile non può superare l’85% dei valori medi di mercato della zona, assicurando un risparmio minimo del 15% rispetto alle soluzioni private tradizionali. Il PNRR prevede inoltre una clausola territoriale che vincola almeno il 40% delle risorse complessive alle regioni del Mezzogiorno.