Il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha presentato le Linee guida per la gestione dei bandi pubblici di ricerca e la valutazione delle proposte, affiancata da Matteo Bassetti, presidente del gruppo di lavoro istituito dal Mur, e dalla senatrice a vita Elena Cattaneo. All’evento hanno partecipato Marco Mancini, presidente del Comitato Nazionale per la Valutazione della Ricerca, Antonio Zoccoli, presidente Coper, e Laura Ramaciotti, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.
Bernini ha definito l’iniziativa un lavoro di squadra istituzionale e trasversale, collegandola al Piano Triennale della Ricerca 2026-2028. Gli obiettivi operativi puntano su tempi certi, trasparenza, apertura internazionale, regole chiare sull’uso dell’intelligenza artificiale e strumenti dedicati a chi è all’inizio della carriera scientifica. Il documento si inserisce in una programmazione che prevede investimenti per 1,2 miliardi e almeno 150 milioni annui per i Prin.
La peer review: criteri, conflitti di interesse e apertura internazionale
La peer review funziona come controllo di qualità tra pari: esperti dello stesso settore valutano se una proposta è originale, usa metodi adeguati, promette risultati realistici e presenta un piano di lavoro coerente. Non si tratta di assegnare un “voto” discrezionale, ma di verificare la solidità scientifica del progetto in base a criteri condivisi.
Le Linee guida puntano su un maggiore coinvolgimento di valutatori internazionali e di ricercatori italiani che lavorano all’estero. L’obiettivo è ridurre le abitudini locali e far circolare standard comuni tra Paesi, aumentando l’oggettività del processo. Un confronto più ampio può portare a giudizi meno influenzati da reti personali o da prassi consolidate in singoli contesti nazionali.
Per garantire equità, vengono introdotte regole più rigorose sui conflitti di interesse: situazioni in cui un valutatore potrebbe avere legami professionali o personali con chi presenta il progetto. Gestire questi conflitti in modo trasparente è essenziale per evitare che il giudizio sia condizionato da fattori estranei al merito scientifico.
I tempi certi e la trasparenza: impatti su bandi, Prin e governance
Nei laboratori il tempo è una risorsa tanto importante quanto i finanziamenti: un gruppo di ricerca pianifica assunzioni a tempo determinato, ordina strumenti costosi, organizza esperimenti e costruisce collaborazioni con altri istituti. Quando l’esito di un bando arriva in ritardo, contratti e calendari saltano, e chi è in formazione rischia mesi di attesa che bloccano dottorati e assegni di ricerca.
Per questo Bernini ha collegato le nuove Linee guida al Piano Triennale della Ricerca 2026-2028, con 1,2 miliardi complessivi, e alla programmazione dei Prin che prevede almeno 150 milioni di investimenti ogni anno. I canali Prin Hybrid e Sinergy Grant mobiliteranno 364 milioni per 239 progetti nel 2026. Il Mur ha inoltre istituito una Direzione generale per la valutazione e la sicurezza della ricerca, per dare coerenza amministrativa ai nuovi strumenti.
Rendere i tempi prevedibili significa proteggere le carriere scientifiche più esposte e ridurre sprechi dovuti a blocchi burocratici improvvisi.
L’intelligenza artificiale nei bandi: uso consentito e responsabilità
Le Linee guida stabiliscono regole precise per l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle procedure di candidatura e valutazione, mantenendo la responsabilità dei contenuti sempre in capo al ricercatore. L’IA può supportare la scrittura, riassumere documenti e verificare chiarezza espositiva, ma presenta rischi concreti: generare testi apparentemente corretti ma contenenti errori sostanziali, oppure appiattire l’originalità delle proposte se utilizzata come modello standardizzato.
Gli strumenti automatici nella fase valutativa rischiano di trasferire bias sistematici: privilegiare determinate parole chiave considerate “di tendenza”, penalizzare ambiti disciplinari meno diffusi o replicare distorsioni presenti nei dati storici su cui sono addestrati. La trasparenza dei criteri e la responsabilità umana rappresentano il punto etico centrale: quando un progetto riceve una valutazione, deve essere sempre possibile spiegare le motivazioni attraverso giudizi tracciabili e non delegabili a processi algoritmici opachi.
Le carriere iniziali: autonomia, mobilità e ricadute sociali
Le Linee guida richiamano la necessità di strumenti dedicati ai ricercatori nelle prime fasi della carriera, con l’obiettivo di favorire autonomia scientifica e mobilità tra istituzioni e Paesi diversi. Questo è un nodo strutturale: la ricerca funziona meglio quando idee e persone possono muoversi, confrontarsi e costruire competenze in ambienti diversi, senza dipendere troppo a lungo da una sola figura o da un solo gruppo.
Il legame con la società è diretto: una ricerca più solida nei processi di selezione tende a produrre risultati più affidabili, e risultati affidabili sostengono innovazione, salute pubblica, tecnologie e politiche basate su prove. Investire nelle carriere iniziali significa investire nella continuità del sapere, perché i grandi progressi scientifici nascono spesso da percorsi lunghi e da comunità capaci di rinnovarsi.