Qualche mese fa eravamo tutti in redazione quando è arrivato un romanzo da recensire: già il nome prometteva bene, “Come un inverno”. Si tratta della storia di una famiglia italiana, una storia che attraverso il tempo e vince il ricordo per rifugiarsi nella memoria; con incredibile destrezza narrativa ed eleganza nello stile l’autore racconta un vissuto che è quello di tutti, la storia di un Paese pieno di contraddizioni e di storia. Marco Sicurezza ha una scrittura precisa e senza fronzoli che si lascia leggere da sé, scorrevole e si arriva alla fine quasi senza rendersi conto di avere iniziato. Il suo ritratto familiare non scade mai nell’ovvio ma anzi permette al romanzo di spiccare il volo. Non vogliamo svelarvi troppo ma vi invitiamo ad acquistarlo quanto prima: è un romanzo da tenere d’occhio e soprattutto da regalare mettendolo proprio sotto l’albero!

Come un inverno: la trama completa

Una famiglia italiana dagli anni Quaranta ai giorni nostri. Protagonista Oreste: dopo l’infanzia trascorsa Friuli, frequenta l’Accademia di Modena e fa carriera nell’Arma. Sposato con Claudia, romana, ha due figli, il debole Stefano e lo scaltro Vittorio. Oreste, homo novus dell’oggi, abile spettatore di un tempo feroce e sprezzante, intelligente attuatore di un destino ormai rivelatosi. I suoi figli, prodotto di un’epoca guasta. La moglie, la suocera del figlio, il contorno di personaggi fin troppo reali: un’inquietudine contro cui il protagonista lotta per sopravvivere e affermare la propria impronta in un mondo senza coordinate. “Come un inverno” offre uno spaccato dei mutamenti che la famiglia italiana ha attraversato negli ultimi settant’anni, passando da una struttura patriarcale alla famiglia nucleare moderna e alle sue intrinseche debolezze.

Come un inverno: il passo che abbiamo scelto

Ecco un passo del libro che abbiamo scelto per solleticare un po’ la vostra curiosità: “Che Stefano ci tenesse era vero; è anche vero però che teneva quasi più a fare in modo che Mara soddisfacesse i suoi desideri, poiché lo faceva sentire sicuro e lo riteneva, neanche tanto inconsciamente, un suo diritto acquisito. Questione che si era ormai fissata nel suo animo”.