Uno studente su tre va peggio a scuola: l’indagine

Sicuramente il periodo del lockdown non è stato facile ed il settore scolastico è stato uno di quelli più colpiti in assoluto. In particolare gli studenti si sono ritrovati a fare i conti con la didattica a distanza, la cosiddetta DAD, a cui ovviamente non erano abituati prima della pandemia. Secondo i risultati dell’indagine di Laboratorio Adolescenza, in collaborazione con il Corriere Scuola, il 70% degli studenti dichiara di essere stato molto penalizzato da questo metodo di studio. In particolare a risentirne di più sono state le ragazze del liceo, mentre per quanto le materie sono state più penalizzate quelle umanistiche. Senza dimenticare che un ragazzo su tre ha voti peggiori rispetto a prima. “Personalmente ho sofferto la mancanza di interazione con l’insegnante che solo le lezioni a scuola possono consentire e quindi ritengo di aver perso qualcosa di irrecuperabile”, ha dichiarato la studentessa Sofia al Corriere.

Uno studente su tre va peggio a scuola: gli effetti negativi della DAD

Uno studente su tre va peggio a scuola: i dati

Dall’indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia – realizzata dall’Associazione Laboratorio Adolescenza e dall’Istituto di ricerca IARD, in collaborazione con Il Corriere della Sera – si legge che la Dad ha peggiorato la formazione scolastica. Circa il 70% del campione di studenti tra i 13 e i 19 anni ha confermato che la formazione è stata penalizzata e addirittura il 75% riguarda gli studenti delle scuole superiori. Come già detto poi 1 ragazzo su 3 (il 34%) dice che il rendimento a scuola è peggiorato. Solo per poco più di 1 studente su 4 le cose sono migliorate. “Al di là della buona volontà è difficile immaginare che si riesca, in parallelo, a portare avanti i programmi nuovi e a recuperare le lacune”, ha dichiarato il dirigente scolastico Rocco Cafarelli.

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Uno studente su tre va peggio a scuola: ci sono effetti positivi?

Se c’è chi boccia ampiamente la DAD, c’è comunque chi trova dei lati positivi come la pedagogista dell’Università Bicocca di Milano Anna Rezzara: secondo lei la forza di adattamento alle diverse forme di insegnamento e di apprendimento dei ragazzi potranno essere sfruttate “per avviare un ripensamento complessivo dell’approccio pedagogico, rendendolo più adeguato ai nuovi strumenti che oggi abbiamo a disposizione”. Non a caso la sedicenne Elena dichiara: “L’ho trovato interessante e ha modificato in modo positivo il mio approccio allo studio con effetti positivi adesso che siamo ritornati in classe”.

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