La Valutazione della qualità della Ricerca (Vqr) 2020-2024 a livello di istituzione rappresenta il quarto ciclo di monitoraggio condotto dall’Agenzia Anvur sul sistema universitario italiano. Il perimetro copre 132 istituzioni: 100 atenei, 13 enti di ricerca e 19 istituzioni volontarie. Sono stati valutati 199.816 prodotti scientifici – articoli, monografie, contributi – conferiti da 75.869 ricercatori accreditati, con un aumento del 9,4% e del 16,5% rispetto al ciclo 2015-2019.
L’architettura della valutazione ha mobilitato 19 Gruppi di esperti della valutazione (Gev), 719 esperti disciplinari, 37 interdisciplinari e oltre 6.740 revisori esterni. Il bando è stato pubblicato a ottobre 2023, i risultati trasmessi al Mur a marzo e il rapporto completo è atteso per il 28 maggio.
Dagli esiti dipende l’assegnazione della quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), pari a 2,5 miliardi sui 9,4 complessivi nel 2025. L’indicatore “R” misura la qualità media dei prodotti di un ateneo rispetto alla media nazionale (base 1), corretta per il mix disciplinare.
Le performance degli atenei statali: Padova guida, Trento segue
Nell’ambito degli atenei statali, l’indicatore «R» — che esprime la qualità media dei prodotti di ricerca rispetto alla media nazionale, corretta per il mix disciplinare — registra il valore più elevato per l’Università di Padova, che raggiunge 1,065 su base 1.
Si tratta di un risultato che segna un significativo avanzamento: nel ciclo 2015-2019 Padova occupava la quarta posizione.
Al secondo posto si colloca l’Università di Trento con 1,060, che nel precedente quinquennio guidava la classifica. L’ateneo trentino vede quindi un arretramento relativo, pur mantenendo un risultato ampiamente sopra la media. Terza posizione confermata per l’Università Statale di Milano, che ottiene 1,057 e conserva stabilmente il podio.
All’estremo opposto della graduatoria figura l’Università di Messina con 0,890, un valore che segnala una qualità media inferiore rispetto al benchmark nazionale e che evidenzia un distacco considerevole rispetto al vertice della classifica.
Gli atenei non statali: Bocconi e Luiss davanti
Tra le università private, la classifica Vqr 2020-2024 vede Milano Bocconi conquistare la vetta con un indicatore “R” pari a 1,150, il valore più elevato dell’intero panorama degli atenei non statali. A seguire si posiziona la Luiss Guido Carli con 1,135, confermando l’eccellenza della ricerca nelle grandi realtà private della capitale. Il podio si completa con Milano Humanitas, che raggiunge 1,092.
Tutti e tre gli atenei registrano valori significativamente superiori alla base di riferimento nazionale fissata a 1, segno di una qualità media dei prodotti di ricerca nettamente sopra la media del sistema universitario italiano. In particolare, il margine di Bocconi e Luiss rispetto al benchmark nazionale sottolinea una capacità consolidata di attrarre ricercatori di alto profilo e di produrre output scientifici di impatto.
I ricercatori neoassunti superano gli stabili: produttività e qualità
I dati Anvur rivelano una dinamica inedita nel sistema della ricerca universitaria italiana: i ricercatori neoassunti o in progressione di carriera conferiscono in media 2,7 prodotti pro capite contro i 2,1 dei colleghi stabili, registrando inoltre una qualità media più elevata.
Come sottolinea Alessandra Celletti, componente del consiglio direttivo dell’Agenzia, il fenomeno conferma la tendenza già emersa nel ciclo precedente.
La maggiore produttività dei “nuovi” caratterizza circa l’80% degli atenei statali, con proporzioni particolarmente sbilanciate in tre università di dimensioni contenute. Teramo presenta il rapporto più alto tra il voto medio dei prodotti dei neoassunti e quello degli stabili (1,117), seguita da Cassino (1,113) e Foggia (1,089).
Negli atenei di maggiori dimensioni lo scarto si attenua. Roma Sapienza registra un rapporto di 1,038, Bologna di 1,014, mentre Napoli Federico II segna 0,991, unico caso tra i grandi atenei in cui i ricercatori già in organico mantengono una produttività media superiore a quella dei colleghi più recenti.
Le ricadute per studenti e comunità accademica
Gli esiti della Vqr 2020-2024 orientano concretamente la distribuzione della quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario, che nel 2025 ha rappresentato 2,5 miliardi di euro sui 9,4 complessivi destinati agli atenei. Il rapporto completo, atteso per il 28 maggio, offrirà le graduatorie per aree disciplinari: emergeranno così i punti di forza specifici in ambiti come Scienze mediche, Scienze economiche e sociali o Ingegneria civile.
Questi dettagli consentiranno una lettura più accurata delle eccellenze disciplinari e dei margini di miglioramento di ciascuna istituzione, fornendo indicazioni utili per orientare scelte e investimenti futuri.