La riforma dell’accesso a medicina, approvata lo scorso anno per volontà della ministra dell’Università e Ricerca Anna Maria Bernini, sostituisce il tradizionale test d’ingresso a numero chiuso con una selezione posticipata al termine di un semestre di corsi universitari. Anziché uno sbarramento iniziale, gli aspiranti medici affrontano ora una fase aperta di sei mesi durante la quale frequentano lezioni ed esami del percorso accademico.
Al termine del semestre filtro, la selezione avviene attraverso prove che non sono semplici test ma veri e propri esami universitari coerenti con gli insegnamenti seguiti. L’impianto complessivo della riforma resta pienamente operativo e l’obiettivo dichiarato è superare il vecchio modello dei quiz iniziali per valutare le competenze degli studenti all’interno del percorso formativo stesso.
L’ordinanza del Consiglio di Stato del 22 aprile
Il Consiglio di Stato, con ordinanza del 22 aprile, ha respinto il ricorso cautelare presentato contro la decisione del Tar Lazio, confermando la validità della riforma dell’accesso a medicina. I giudici hanno stabilito che «l’ordinanza impugnata, ampiamente motivata, resiste alle censure formulate in sede di appello cautelare».
L’organo di giustizia amministrativa ha inoltre precisato che «il sistema censurato, delineato dal decreto ministeriale n. 1115 del 2025, non appare prima facie illogico o irragionevole». Questa pronuncia rappresenta un passaggio decisivo per la tenuta della riforma voluta dalla ministra Bernini, garantendo continuità al nuovo meccanismo di selezione per l’anno accademico in corso.
Il semestre filtro, con la sua struttura di esami universitari al termine dei sei mesi iniziali, ottiene così il definitivo riconoscimento di legittimità in sede di appello.
Le decisioni del Tar Lazio su selezione ed esami
Tra marzo e aprile il Tar del Lazio ha respinto le domande cautelari presentate contro il nuovo sistema di accesso a medicina. I giudici amministrativi hanno chiarito un punto fondamentale: le prove che gli studenti devono sostenere al termine del semestre filtro non sono semplici test, ma veri e propri esami universitari, coerenti con i corsi seguiti durante i sei mesi di frequenza obbligatoria.
Il Tar ha inoltre riconosciuto la legittimità delle modifiche apportate con decreto alla composizione della graduatoria nazionale. Secondo i giudici, tali modifiche ampliano l’accesso alle facoltà di medicina senza violare né la parità di trattamento tra i candidati né le garanzie relative al diritto allo studio.
La distinzione tra i vecchi test d’ingresso iniziali e i nuovi esami universitari finali rappresenta il cuore della riforma e la base della sua validità giuridica.
La sede di Tirana e la legittimità in graduatoria
Ad aprile il Tar Lazio ha dichiarato legittima la sede di medicina di Tor Vergata collocata a Tirana, in Albania. La denominazione riportata sulla piattaforma Universitaly, «Medicina Roma Tor Vergata Tirana», indicava in modo chiaro e inequivocabile la collocazione geografica del corso, garantendo il rispetto del principio di trasparenza.
I giudici amministrativi hanno stabilito che la sede albanese è stata legittimamente inclusa nel sistema di accesso a medicina e ha concorso, al pari delle altre sedi accreditate, alla formazione della graduatoria nazionale. I candidati potevano selezionarla come opzione valida tra quelle disponibili.