App europea per la verifica dell'età pronta: cosa cambia con il divieto dei social agli under 15

App europea per la verifica dell'età pronta: cosa cambia con il divieto dei social agli under 15

L'app europea per la verifica dell'età è tecnicamente pronta. Von der Leyen annuncia lo strumento testato in Italia per proteggere i minori dai social.
App europea per la verifica dell'età pronta: cosa cambia con il divieto dei social agli under 15

Il 15 aprile 2026, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato a Bruxelles che l’app europea per la verifica dell’età è tecnicamente pronta. Lo strumento, testato in cinque Stati membri tra cui l’Italia, consente agli utenti di dimostrare la propria età al momento dell’accesso alle piattaforme online.

Von der Leyen ha richiamato l’impegno assunto nel discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso autunno, quando aveva dichiarato di voler rendere il mondo digitale più sicuro per i minori. “Spetta ai genitori crescere i propri figli, non alle piattaforme”, ha affermato, sottolineando che i social offrono un ambiente che crea dipendenza e non è adatto alle giovani menti in fase di sviluppo.

La presidente ha concluso ribadendo che le piattaforme online possono facilmente affidarsi all’app di verifica dell’età, disponibile gratuitamente. “Non ci sono più scuse: l’Europa offre una soluzione gratuita e facile da usare in grado di proteggere i nostri figli da contenuti dannosi e illegali”, ha dichiarato secondo quanto riportato da ANSA.

Il quadro normativo italiano: il ddl under 15 in Senato e lo stallo

Il disegno di legge per vietare i social ai minori di quindici anni ha avviato il proprio iter parlamentare due anni fa ed è attualmente in esame presso l’ottava Commissione del Senato, che si occupa di Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni e innovazione tecnologica.

La proposta principale porta la firma bipartisan di Lavinia Mennuni (FdI) e Simona Malpezzi (Pd), con Claudio Fazzone nel ruolo di relatore; alla Camera esiste un testo analogo presentato da Marianna Madia. L’iniziativa ha raccolto ampio consenso trasversale.

Dopo un ciclo di audizioni durato diciotto mesi, il disegno di legge è approdato in Commissione nell’ottobre 2025, avvicinandosi all’approvazione prima di arenarsi. Fonti dell’opposizione individuano nel rapporto con le grandi piattaforme tecnologiche uno dei nodi più complessi, che avrebbe rallentato l’iter.

Di fronte allo stallo, il Governo ha valutato un intervento diretto per accelerare i tempi: prima di Pasqua si è svolta una riunione a Palazzo Chigi presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con la partecipazione dei ministri Valditara, Abodi, Foti e Roccella.

È emerso un confronto istituzionale sul blocco procedurale. Il ministro Valditara ha indicato il Garante per la protezione dei dati personali come ostacolo, ma l’Autorità ha smentito con fermezza, precisando che il testo presentato il 24 settembre 2025 recepisce le indicazioni fornite e che l’esame in Commissione risulta fermo dal 21 ottobre 2025 per ragioni estranee al Garante stesso.

Le misure del ddl 1136: obblighi per piattaforme e tutele per i minori

Il disegno di legge 1136 si applica a tutti i fornitori di servizi della società dell’informazione operanti in Italia, a prescindere dalla sede legale. L’articolo 2 impone la verifica dell’età degli utenti: AGCOM stabilirà le modalità tecniche, garantendo sicurezza e minimizzazione dei dati, fissando soglie di accessi unici mensili.

I contratti stipulati da minori di 15 anni senza consenso dei genitori sono nulli e non costituiscono base giuridica valida per il trattamento dei dati personali. I fornitori devono dimostrare che l’utente è maggiorenne o che il minore ha l’assistenza genitoriale. AGCOM e Garante vigilano e possono applicare sanzioni. Il ddl abroga il comma 1 dell’articolo 2-quinquies del Codice privacy sul consenso digitale.

Per i guadagni derivanti dalla diffusione non occasionale di immagini di minori di 15 anni, se i proventi superano 10.000 euro annui, serve autorizzazione dei genitori e della direzione provinciale del lavoro, con limiti di “lavoro”, tutele psicologiche e garanzie scolastiche. I compensi devono essere versati su conto del minore; inserzionisti e piattaforme sono responsabili.

L’articolo 6 prevede l’accesso diretto al numero di emergenza 114 nelle app per minori di 15 anni. I fornitori con fatturato oltre 50 milioni devono versare un contributo annuo dello 0,035% per finanziare il servizio.

La nuova proposta del governo: soglia 15 anni, controlli parentali e sanzioni

Il 2 aprile, nella riunione presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano a Palazzo Chigi, sono emersi i punti centrali della proposta governativa. L’innalzamento a 15 anni della soglia per il consenso digitale autonomo rappresenta il fulcro dell’intervento: senza autorizzazione dei genitori, i minori non potranno iscriversi alle piattaforme.

I contratti stipulati da under 15 senza consenso genitoriale saranno nulli. Le piattaforme dovranno implementare sistemi di age verification rigorosi, mentre produttori e fornitori di dispositivi saranno obbligati a integrare controlli parentali che limitino l’uso a chiamate, SMS e contatti autorizzati, bloccando siti pericolosi.

Novità rilevante: sanzioni amministrative per i genitori inadempienti nei doveri di vigilanza. La proposta mira ad accelerare i tempi rispetto al ddl in Commissione, coinvolgendo i ministri Valditara, Abodi, Foti e Roccella per un coordinamento diretto con l’esecutivo.

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti