Secondo i dati ISTAT relativi all’anno scolastico 2024/2025, gli assistenti igienico-personali in servizio nelle scuole italiane hanno raggiunto quota 24mila unità. Si tratta di un aumento significativo rispetto agli anni precedenti, che segnala una crescente attenzione verso questo tipo di supporto.
Tuttavia, nonostante l’incremento numerico, il quadro complessivo evidenzia un divario ancora importante: l’1,2% degli studenti con disabilità, pari a oltre 4.500 alunni, rimane privo del servizio. Questi ragazzi avrebbero necessità di assistenza igienico-personale per garantire la propria autonomia durante le ore di lezione, ma non riescono ad accedere al supporto.
Il contrasto tra la crescita dell’organico e la persistenza del fabbisogno insoddisfatto indica che l’espansione delle risorse non ha ancora colmato completamente il bisogno effettivo sul territorio nazionale.
La funzione dell’assistente igienico-personale e la formazione richiesta
L’ISTAT definisce l’assistente igienico-personale come un collaboratore scolastico con formazione specifica. Non si tratta di un generico ausiliario: questa figura è chiamata ad accompagnare lo studente ai servizi igienici, gestire ausili come sollevatori o pannoloni e garantire igiene e riservatezza in ogni momento della giornata scolastica.
Le mansioni richiedono competenze tecniche precise, perché non basta la disponibilità: serve saper maneggiare gli ausili in sicurezza, conoscere i protocolli igienici e tutelare la dignità dello studente.
Senza formazione adeguata, il rischio è duplice: da un lato si compromette la sicurezza fisica dell’alunno, dall’altro si ledono la sua autonomia e il suo diritto alla riservatezza. La centralità della competenza emerge proprio qui: un assistente formato fa la differenza tra un servizio che funziona e una gestione improvvisata che può esporre lo studente a situazioni di disagio o pericolo.
Il nodo delle competenze istituzionali e dei contratti discontinui
La frammentazione delle responsabilità complica ulteriormente il quadro. Gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione dipendono dai Comuni, mentre gli assistenti igienico-personali sono spesso inquadrati come ausiliari delle scuole, con contratti a tempo determinato e orari ridotti.
Nessun ente coordina in modo organico le due figure, e la discontinuità si riflette direttamente sul servizio: cambiano le persone, variano gli orari, manca la garanzia di presenza stabile.
Il risultato è un sistema senza regia. L’Istat rileva che, sommando le carenze relative alle due tipologie di supporto, oltre 18mila alunni risultano privi di una o entrambe le figure. Nei casi di disabilità grave, le due lacune si sovrappongono frequentemente, moltiplicando le difficoltà.
Senza coordinamento, ogni scuola si muove in ordine sparso, e le famiglie si trovano a negoziare caso per caso.
Le conseguenze sulla frequenza scolastica e sul benessere degli studenti
La mancanza di assistenti igienico-personali ha ripercussioni immediate sulla vita scolastica quotidiana. Molti studenti non riescono ad andare in bagno nei tempi giusti e si rivolgono in modo improvvisato a docenti o compagni, senza le garanzie di riservatezza e sicurezza necessarie.
In alcuni casi, sono costretti a trattenersi, con possibili ricadute sulla salute fisica e sul benessere psicologico.
Queste difficoltà limitano anche la partecipazione alla vita scolastica: l’impossibilità di frequentare il tempo pieno, l’esclusione dalle gite scolastiche e la riduzione dell’orario su richiesta dei genitori sono alcune delle conseguenze più frequenti. In assenza del supporto adeguato, molte famiglie sono costrette a entrare personalmente a scuola durante l’orario di lezione o a sostenere di tasca propria il costo di operatori privati, trasformando un diritto in un onere economico.
Le differenze territoriali tra Nord e Sud e l’impatto sulle famiglie
Al Sud, la carenza di assistenti igienico-personali si intreccia con la minore spesa sociale comunale, aggravando un quadro già critico. La mancanza si somma spesso a quella degli assistenti all’autonomia, lasciando le famiglie senza alternative pubbliche.
Le liste d’attesa si allungano e, in assenza di risposte istituzionali, sono i genitori a dover supplire.
Al Nord, la situazione è mediamente migliore, ma non uniforme. In province con alta concentrazione di alunni con disabilità grave, i posti disponibili si esauriscono rapidamente. La maggiore capacità di spesa non garantisce copertura ovunque.
In alcune realtà, le famiglie ricorrono a operatori privati o al volontariato per colmare i vuoti del servizio pubblico. Una soluzione pragmatica ma non strutturale, che non può diventare la norma: trasforma un diritto in una concessione legata alla disponibilità economica o alla fortuna territoriale, minando l’equità di accesso.