Le rilevazioni INVALSI 2025 evidenziano un contrasto significativo nelle performance degli studenti di origine migratoria. Mentre in Italiano e Matematica persistono difficoltà nel colmare il divario con i nativi, nell’inglese la situazione si ribalta: gli alunni stranieri, sia di prima che di seconda generazione, superano i compagni italiani, in particolare nella prova di listening.
La novità dell’edizione 2025 riguarda l’introduzione della valutazione delle competenze digitali al grado 10. Anche in questo ambito emergono aree di forza specifiche per gli studenti stranieri, con performance superiori in creazione di contenuti, sicurezza e alfabetizzazione su dati e informazioni.
Il vantaggio nel listening: differenziali per grado scolastico
Già in quinta primaria emergono i primi segnali di superiorità: gli alunni stranieri di prima generazione registrano un differenziale di +3,3 punti nel listening, mentre le seconde generazioni raggiungono +6,7 punti rispetto ai coetanei nativi. Si tratta di un vantaggio precoce che anticipa una dinamica destinata a consolidarsi.
Il sorpasso diventa netto al grado 8, nella scuola media. Qui gli studenti stranieri distaccano i compagni italiani di ben 13 punti nella prova di ascolto, segnando il divario più ampio dell’intero percorso scolastico. È in questa fase che la competenza nel listening si afferma come punto di forza distintivo.
Al termine del secondo ciclo, grado 13, il vantaggio persiste con intensità. La prima generazione mantiene un differenziale di +11,8 punti nel listening, confermando la continuità del primato dall’infanzia all’adolescenza. Il dato testimonia una traiettoria stabile, che attraversa ogni ordine di scuola senza perdere consistenza.
Le ipotesi interpretative: multilinguismo familiare e flessibilità cognitiva
Gli esperti INVALSI propongono un’interpretazione per spiegare il vantaggio degli studenti stranieri nel listening inglese: l’esposizione precoce a più codici linguistici in ambito familiare. Abituati fin dall’infanzia a gestire la lingua d’origine accanto all’italiano, questi alunni svilupperebbero una maggiore flessibilità cognitiva.
Questa caratteristica favorirebbe l’apprendimento di ulteriori lingue straniere, come l’inglese. Il multilinguismo domestico agirebbe come palestra mentale, rendendo più agevole l’acquisizione di nuove competenze linguistiche. L’ipotesi, presentata dagli esperti come possibile spiegazione, non costituisce un nesso causale certo ma offre una chiave di lettura coerente con i dati rilevati nelle prove INVALSI 2025.
Le competenze digitali al grado 10: aree di forza per le due generazioni
Nel 2025 le Prove INVALSI hanno introdotto per la prima volta la valutazione delle competenze digitali al grado 10, rivelando un quadro articolato in cui gli studenti di origine migratoria mostrano performance superiori in specifiche aree. I dati registrano differenziali positivi distinti a seconda della generazione.
Gli alunni di prima generazione eccellono nella creazione di contenuti digitali, con un vantaggio di +3,9 punti rispetto ai nativi. Questa capacità evidenzia una padronanza attiva degli strumenti digitali, non limitata al consumo ma estesa alla produzione e alla rielaborazione di materiali.
Gli studenti di seconda generazione registrano invece risultati migliori in due ambiti: sicurezza digitale (+2,9 punti) e alfabetizzazione su dati e informazioni (+2,4 punti). Tali competenze riflettono una maggiore consapevolezza nell’uso responsabile delle tecnologie e nella gestione critica delle informazioni online.
L’estensione del primato dall’inglese al digitale conferma che il successo degli studenti stranieri non si limita alle lingue, ma abbraccia competenze trasversali fondamentali per il percorso formativo e professionale.
Le ricadute per l’inclusione scolastica: un patrimonio da valorizzare
I risultati delle prove INVALSI 2025 offrono una prospettiva inedita sul percorso di inclusione scolastica in Italia. L’eccellenza dimostrata dagli studenti stranieri nell’inglese e nelle competenze digitali rappresenta un patrimonio di competenze da valorizzare. Il rapporto sottolinea come la scuola possa ridurre i divari, trasformando le caratteristiche individuali in opportunità di crescita, indipendentemente dal contesto di provenienza.