La misura del tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi è attesa per giovedì 24 settembre, con Consiglio dei ministri convocato alle ore 16:30. L’iniziativa, annunciata nel corso dell’estate dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e rilanciata domenica dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si trova ora nella fase finale di definizione.
L’interlocuzione in corso, anche con il Quirinale, riguarda principalmente la modalità di formalizzazione delle norme. La decisione su come strutturare l’intervento potrebbe arrivare in pre-consiglio o direttamente durante il Consiglio dei ministri. Sul tavolo resta aperta l’opzione di utilizzare un unico decreto per l’intero pacchetto oppure di procedere con uno scorporo: da una parte un decreto legge per le misure ritenute urgenti, dall’altra un disegno di legge o un insieme di emendamenti a un provvedimento già in discussione parlamentare per le altre disposizioni, come il divieto di indossare burqa o niqab a scuola.
La rapidità con cui si procede conferma la priorità politica attribuita al tema dell’integrazione scolastica.
Il limite del 30%: destinatari, obiettivi e base normativa
La misura prevede di dare forza di legge a una disposizione finora contenuta nella circolare varata nel 2010 dall’allora ministra Mariastella Gelmini, rimasta spesso inattuata per difficoltà organizzative legate al calo demografico e alla crescente presenza straniera nelle aule. Il tetto del 30% si applicherà specificamente agli studenti con cittadinanza non italiana iscritti da meno di tre anni nel sistema scolastico italiano e che presentano un ritardo nell’apprendimento della lingua.
Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito aggiornati al 31 agosto 2025, gli alunni con cittadinanza non italiana sono 911.578 e rappresentano circa il 12% del totale complessivo di 7,5 milioni di studenti. La norma intende garantire una distribuzione più equilibrata di questi alunni nelle classi, concentrandosi su chi non ha ancora maturato tre anni di percorso scolastico e necessita di supporto linguistico per raggiungere una piena integrazione e successo formativo.
La gestione nelle scuole: distribuzione degli alunni e supporti
I dirigenti scolastici avranno il compito di distribuire in modo equilibrato gli studenti con cittadinanza non italiana tra le diverse classi del proprio istituto, garantendo il rispetto del limite del 30%. Quando la concentrazione risulti eccessiva in una singola sede, sarà possibile coinvolgere gli Uffici scolastici territoriali per individuare istituti di prossimità in grado di accogliere gli alunni in esubero.
Il meccanismo ricalca quanto già avviene per le iscrizioni che non possono trovare accoglimento nelle scuole richieste dalle famiglie. L’attuazione della misura potrebbe essere accompagnata da risorse aggiuntive destinate agli istituti maggiormente coinvolti, subordinate all’autorizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tali fondi servirebbero a potenziare i servizi di supporto linguistico e didattico, facilitando l’inserimento degli studenti e riducendo il carico organizzativo sulle scuole.
Le altre misure del Dl: lingua, ordinamenti e semplificazioni
Il decreto in arrivo prevede l’introduzione di corsi obbligatori di italiano rivolti ai genitori di alunni che presentano un grave ritardo educativo. Le scuole attivano i servizi sociali, che a loro volta prescrivono ai familiari la frequenza di un corso presso i centri provinciali di istruzione per gli adulti (Cpia), al fine di rimuovere le barriere linguistiche e favorire l’inclusione.
Il provvedimento contiene inoltre il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali, che diventeranno “licei” a tutti gli effetti, completando così la riforma dell’istruzione tecnologico-professionale in attuazione del Pnrr.
Sono previste anche semplificazioni amministrative per famiglie e insegnanti, oltre allo stanziamento di 170 milioni di euro destinati a rafforzare gli ispettorati, le segreterie scolastiche e a valorizzare il personale docente, prorogando compiti e retribuzioni aggiuntive per i docenti tutor e orientatori.
Il divieto di indossare burqa e niqab a scuola, annunciato insieme alle altre norme, sarà invece inserito in un disegno di legge separato o attraverso emendamenti a provvedimenti già in discussione parlamentare.
Le dichiarazioni ufficiali e gli obiettivi di integrazione
Durante la cerimonia «Tutti a scuola» tenutasi ad Amatrice, il ministro Valditara ha ribadito la centralità della conoscenza linguistica nel percorso di integrazione. «Senza padronanza della lingua italiana non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è futuro all’interno della nostra società», ha dichiarato il titolare del Mim, sottolineando la necessità di rimuovere le cause linguistiche della marginalizzazione degli studenti stranieri.
Le parole del ministro tracciano la cornice pedagogica entro cui si inseriscono le misure in arrivo: dal tetto del 30% ai corsi obbligatori per i genitori, ogni intervento punta a garantire agli alunni con cittadinanza non italiana gli strumenti linguistici necessari per partecipare pienamente alla vita scolastica e sociale.