Il Senato ha approvato in via definitiva il provvedimento sul consenso informato con 78 voti favorevoli e 38 contrari, dopo che la Camera aveva già espresso il proprio via libera a dicembre. La legge introduce un obbligo di autorizzazione preventiva dei genitori per le attività didattiche sulla sessualità nelle scuole medie e superiori. Gli studenti maggiorenni possono decidere autonomamente senza necessità di coinvolgimento familiare.
L’ambito di applicazione esclude espressamente l’infanzia e la scuola primaria, dove restano valide le indicazioni nazionali di base che trattano temi come anatomia e differenze biologiche. Per le scuole secondarie di primo e secondo grado, invece, ogni intervento specifico sulla sessualità richiede ora il consenso scritto delle famiglie.
Le scuole hanno l’obbligo di mettere a disposizione dei genitori tutti i materiali didattici prima della raccolta del consenso, garantendo trasparenza sulle modalità e i contenuti degli interventi previsti. La norma distingue nettamente tra educazione scientifica di base, che continua regolarmente nei programmi curricolari, e gli interventi formativi mirati sulla sessualità, che necessitano dell’autorizzazione preventiva.
Le novità curricolari tra educazione sessuale e civica
L’educazione sessuale in senso biologico non subisce modifiche e rimane inserita nei programmi di scienze, dal primo ciclo fino alle scuole superiori. Gli studenti continuano quindi a ricevere formazione su anatomia, sviluppo corporeo e differenze biologiche attraverso i canali disciplinari tradizionali, senza necessità di ulteriori autorizzazioni.
Una novità significativa riguarda le scuole medie, dove le indicazioni nazionali vengono integrate con l’insegnamento della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Questo contenuto, prima assente dal curricolo ufficiale del primo grado, entra ora a far parte della programmazione didattica ordinaria delle medie.
L’educazione al rispetto, all’empatia e alle relazioni mantiene invece collocazione nell’ambito dell’educazione civica. Questi temi rimangono obbligatori per tutti gli studenti di ogni ordine e grado, senza che le famiglie possano esercitare il diritto di consenso preventivo.
La distinzione è netta: le attività specifiche sulla sessualità richiedono autorizzazione, mentre i contenuti trasversali su rispetto e affettività rientrano nel percorso formativo comune e non opzionale.
Il ruolo delle famiglie e degli esperti esterni
La legge si articola in tre articoli che definiscono compiti e responsabilità. L’articolo 1 impone alle scuole l’obbligo di acquisire il consenso preventivo dai genitori o dagli studenti maggiorenni prima di avviare attività specifiche sulla sessualità. L’articolo 2 regola l’accesso degli esperti esterni, che possono entrare nelle scuole solo dopo l’approvazione del collegio docenti e del consiglio d’istituto. La scelta degli specialisti deve fondarsi su titoli professionali, esperienza documentata e finalità educative coerenti con il progetto formativo. L’articolo 3 stabilisce l’invarianza finanziaria, escludendo nuovi oneri per lo Stato.
I dirigenti scolastici devono mettere a disposizione delle famiglie i materiali didattici prima di raccogliere il consenso, garantendo così trasparenza e valutazione preventiva. Gli organi collegiali assumono un ruolo centrale nella governance delle iniziative esterne, verificando la qualità e la pertinenza degli interventi proposti.
Le reazioni politiche e le criticità sollevate
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha difeso pubblicamente la riforma, sottolineando la necessità di tutelare i minori dalla confusione e di restituire alle famiglie un ruolo centrale nelle scelte educative dei figli. Ha inoltre respinto le accuse secondo cui la legge impedirebbe l’educazione affettiva: «Non è vero che con questa legge non si potrà fare educazione affettiva», precisando che l’educazione al rispetto e alle relazioni diventa per la prima volta obbligatoria in tutti i gradi di scuola.
Le opposizioni hanno invece bocciato il provvedimento. La senatrice M5S Vincenza Aloisio ha criticato l’impianto normativo per la sua attenzione alle procedure anziché alle persone, evidenziando la mancanza di ascolto e prevenzione. Italia Viva ha definito il testo anacronistico e antiscientifico, mentre Avs lo ha giudicato ipocrita. Il Pd ha accusato la maggioranza di assumersi una grave responsabilità, con il rischio concreto di trasformare le famiglie in arbitri dei contenuti scolastici e di creare differenze tra studenti della stessa classe.