Silenzio improvviso, cambiamenti d’umore, calo del rendimento scolastico e rifiuto di situazioni quotidiane come l’uso degli spogliatoi dopo l’attività sportiva rappresentano indicatori da non sottovalutare. Secondo Cristian Bonatti, questi segnali sono evidenti ma spesso nascosti dalla paura del giudizio che spinge i ragazzi a dissimulare il proprio disagio.
Un aspetto critico è il meccanismo di colpevolizzazione della vittima: chi subisce bullismo viene portato a credere che la responsabilità sia propria, non di chi aggredisce. Bonatti sottolinea inoltre l’importanza di osservare anche i bulli, frequentemente vittime a loro volta di modelli familiari disfunzionali.
La chiave resta il dialogo: solo costruendo un rapporto di fiducia gli studenti potranno parlare senza timore, permettendo agli adulti di intervenire tempestivamente e con consapevolezza.
Il passaggio dal bullismo al cyberbullismo e la platea illimitata
La digitalizzazione ha trasformato radicalmente la portata delle condotte aggressive tra adolescenti. Un episodio che in passato rimaneva confinato tra le mura scolastiche, osservato da pochi compresenti, oggi può essere registrato, condiviso e rilanciato online raggiungendo migliaia di persone in pochi istanti.
Il criminologo Cristian Bonatti sottolinea come il prefisso “cyber” non rappresenti una semplice estensione tecnologica del fenomeno, ma lo renda “qualcosa di ancora più devastante”. La persistenza dei contenuti in rete amplifica ulteriormente il danno: ciò che viene pubblicato rimane accessibile indefinitamente, trasformando un momento di debolezza in una traccia permanente.
Per questo motivo diventa prioritario costruire percorsi di prevenzione nelle scuole, lavorando sulla consapevolezza digitale degli studenti rispetto a ciò che pubblicano, condividono e producono attraverso strumenti di Intelligenza Artificiale.
L’IA in classe come supporto didattico, non come sorveglianza
L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale a scuola non deve trasformarsi in un sistema di monitoraggio degli alunni. Bonatti propone di impiegare gli strumenti generativi per costruire materiali didattici, simulare situazioni e creare occasioni di confronto, evitando sempre di inserire dati personali degli studenti.
I docenti possono utilizzare l’IA per generare casi di studio, domande, questionari e scenari fittizi che stimolino la riflessione collettiva sul bullismo e la responsabilità digitale. È possibile configurare un sistema di Intelligenza Artificiale come se rappresentasse una specifica situazione problematica e osservare come gli studenti reagiscono agli stimoli proposti, senza mai ricorrere a informazioni reali.
L’IA deve rimanere uno strumento di supporto, non di sostituzione: il docente conserva la responsabilità delle decisioni e resta il supervisore delle attività, garantendo che la tecnologia resti al servizio della didattica e non viceversa.
Le nuove manipolazioni: deepfake e voce clonata
L’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa ha introdotto rischi tecnologici fino a pochi anni fa impensabili. Oggi è possibile creare immagini e video falsi che attribuiscono a una persona comportamenti o dichiarazioni mai avvenuti, con un realismo tale da ingannare anche osservatori attenti.
Ancora più insidiosa è la clonazione della voce: bastano pochi secondi di registrazione per riprodurre artificialmente frasi che la vittima non ha mai pronunciato.
Per gli adolescenti, già vulnerabili sul piano emotivo e identitario, l’impatto di queste manipolazioni può essere devastante. Cristian Bonatti sottolinea come un ragazzo possa trovarsi incolpato pubblicamente di qualcosa che non ha mai fatto, con una macchia che rimane anche dopo l’emersione della verità.
L’esempio della telefonata che imita la voce di un figlio in difficoltà illustra il peso emotivo di queste tecnologie: ricevere una chiamata apparentemente autentica in cui si chiede aiuto o denaro può scatenare reazioni immediate e drammatiche, prima ancora di verificare la reale provenienza del messaggio.
Le immagini sessualmente esplicite e la violenza di genere
L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale generativa rende possibile la manipolazione di fotografie e video per costruire contenuti sessualmente espliciti falsi. Per gli adolescenti, la diffusione di materiale artificiale ma apparentemente autentico produce conseguenze relazionali e psicologiche rilevanti, amplificando fenomeni già critici come la diffusione non consensuale di contenuti intimi e il sexting.
Anche la creazione di meme attraverso l’IA può collegarsi ai deepfake, esponendo i ragazzi a derisione pubblica mediante immagini costruite artificialmente.
Secondo Bonatti, il ruolo di educatori, docenti e insegnanti diventa centrale nell’insegnare un utilizzo consapevole degli strumenti digitali. La metafora della guida illustra efficacemente l’approccio necessario: non si insegna ad andare a duecento all’ora contro un muro, ma a guidare correttamente. Con l’IA occorre fare lo stesso.
Solo attraverso l’educazione è possibile arginare, pur senza azzerare completamente, il rischio che questi strumenti vengano utilizzati per creare falsi, manipolazioni della voce o dei video. La prevenzione passa dalla formazione alla responsabilità digitale.
La tutela dei dati dei minori: anonimizzazione e minimizzazione
Quando l’IA entra in classe per attività didattiche sulla prevenzione, la protezione delle informazioni personali diventa prioritaria, soprattutto con studenti minorenni. Bonatti raccomanda di lavorare con account il più possibile anonimizzati e di prestare massima attenzione alle informazioni fornite ai sistemi generativi.
Se si vuole creare il caso di studio di uno studente, non si deve utilizzare il suo nome reale: meglio costruire situazioni fittizie usando iniziali neutre come X o Y, anonimizzando completamente il dato. La minimizzazione delle informazioni nei prompt è fondamentale: occorre includere solo ciò che è strettamente necessario, evitando dettagli superflui che potrebbero identificare persone reali.
Questa cautela tutela sia i dati degli studenti sia quelli dei docenti stessi.
Gli errori dell’IA: allucinazioni e bias da smontare in classe
L’Intelligenza Artificiale può produrre informazioni non corrette o completamente inventate, fenomeno noto come “allucinazioni”. Cristian Bonatti evidenzia che i sistemi generativi possono creare documenti, norme giuridiche o riferimenti storici mai esistiti, presentandoli come veritieri.
Per questo motivo, insegnare agli studenti a non considerare automaticamente attendibile ogni risposta fornita da un chatbot rappresenta una competenza fondamentale.
In classe diventa essenziale sviluppare un approccio critico che permetta di individuare bias e stereotipi nei testi generati dall’IA. Bonatti sottolinea l’importanza di insegnare a verificare la provenienza delle informazioni, chiedendosi da dove il sistema abbia attinto i dati. Questa capacità di lettura analitica consente di smontare contenuti parziali o distorti e di comprendere i limiti della tecnologia.
L’educazione digitale, dunque, non si ferma all’uso tecnico degli strumenti, ma promuove un’autonomia critica indispensabile per navigare consapevolmente nell’ecosistema informativo contemporaneo.
La competenza da sviluppare: responsabilità e consapevolezza digitale
L’approccio educativo non può limitarsi alla dimensione tecnica. Gli studenti apprendono rapidamente come formulare richieste a un chatbot o utilizzare applicazioni generative, spesso attraverso tutorial online.
La vera sfida formativa si colloca altrove: sviluppare responsabilità e consapevolezza nell’uso di questi strumenti.
Bonatti sottolinea che il compito della scuola consiste nell’insegnare ciò che altre fonti trascurano: perché proteggere i dati personali, quali conseguenze comporta caricare un’immagine, come riconoscere un deepfake e quali rischi derivano dalla manipolazione vocale. Questa dimensione educativa spetta alla comunità scolastica e richiede che docenti ed educatori guidino gli studenti verso scelte consapevoli nel panorama digitale.