Il presidente Emmanuel Macron ha deciso di promulgare la legge che introduce il divieto degli smartphone nelle aule dei licei francesi. La portavoce del governo Maud Bregeon ha annunciato che il provvedimento entrerà in vigore già al rientro in classe di inizio settembre, sottolineando come il divieto potrà essere operativo fin dalla prima settimana di lezione.
Il Consiglio costituzionale, interpellato da deputati socialisti e de La France Insoumise, ha bocciato la norma più discussa del pacchetto legislativo: il divieto di accesso ai social network per gli under 15. Tuttavia, i Saggi hanno lasciato intatto il bando dei telefoni cellulari dai banchi di scuola. Secondo Bregeon, questa misura resta applicabile in un “quadro giuridico stabile e consolidato”.
Il provvedimento riguarda specificamente l’uso dei cellulari all’interno delle aule dei licei e si inserisce nella più ampia campagna voluta da Macron contro la dipendenza degli adolescenti dagli schermi digitali.
A differenza della norma sui social media, respinta per non essere risultata “adattata, necessaria e proporzionata” rispetto alla libertà di espressione e comunicazione dei minori, il divieto degli smartphone ha superato il vaglio costituzionale e diventa immediatamente esecutivo con l’avvio del nuovo anno scolastico.
Le reazioni delle scuole: tempi stretti e nodo dei regolamenti interni
Il provvedimento suscita immediate reazioni negative tra i dirigenti scolastici francesi. François Resnais, segretario del principale sindacato dei presidi Snpden-Unsa, denuncia apertamente che “gli istituti non sono pronti” e parla di un “timing sbagliato”. La critica non riguarda il merito del divieto, ma la tempistica: dieci giorni sono considerati insufficienti per attivare le procedure necessarie.
L’ostacolo principale è di natura amministrativa. Per rendere operativo il bando dei cellulari, ogni liceo deve modificare il proprio regolamento interno seguendo un iter preciso: consultare il Consiglio dei delegati di classe e ottenere l’approvazione dei consigli di amministrazione di istituto.
Una circolare ministeriale del 2 luglio aveva invitato gli istituti a prepararsi per settembre, allegando una tabella applicativa. Tuttavia, molte scuole si trovano ora di fronte a un rebus organizzativo: la riapertura avverrà prima che si possano convocare e far deliberare gli organi collegiali competenti, creando un vuoto procedurale che rischia di compromettere l’uniformità dell’applicazione sul territorio nazionale.
La cornice istituzionale: il giudizio dei Saggi e la riscrittura della norma sui social
Il Consiglio costituzionale francese ha respinto il divieto di accesso ai social network per gli under 15, ritenendo la misura non “adattata, necessaria e proporzionata” rispetto alla libertà di espressione e comunicazione garantita ai minori. Il ricorso era stato presentato da deputati socialisti e del movimento La France Insoumise, che hanno contestato la compatibilità della norma con i principi costituzionali.
La bocciatura dei Saggi ha lasciato in vita soltanto il bando degli smartphone nelle aule dei licei, che invece ha superato il vaglio costituzionale ed entra in vigore immediatamente. Il presidente Emmanuel Macron ha affidato al primo ministro Sébastien Lecornu il compito di riscrivere il provvedimento sui social, integrando i rilievi espressi dal Consiglio costituzionale.
L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è arrivare a un nuovo quadro legislativo entro la primavera del 2027, in grado di proteggere bambini e adolescenti senza ledere diritti fondamentali.
Le ricadute pratiche in classe: applicazione al rientro e possibili criticità
L’entrata in vigore del divieto dal primo giorno di scuola costringe i licei francesi ad attivare controlli e sanzioni senza un periodo di rodaggio. I presidi si trovano a dover garantire il rispetto della norma già dalla prima campanella di settembre, con il rischio concreto di interpretazioni diverse tra istituti: chi potrà depositare i telefoni in appositi armadietti, chi si limiterà al controllo visivo, chi applicherà sequestri immediati in caso di infrazione.
L’assenza di linee guida uniformi potrebbe generare disallineamenti sul territorio, con famiglie e studenti esposti a regole variabili a seconda della scuola frequentata. La circolare del 2 luglio forniva una tabella applicativa, ma senza il tempo necessario per delibere collegiali molti dirigenti temono contenziosi e contestazioni da parte dei genitori, soprattutto nei casi in cui manchino spazi adeguati per il deposito dei dispositivi o personale sufficiente per la vigilanza durante l’orario scolastico.