Franco Manni, docente in pensione d'ufficio: ricorso e flash mob degli studenti a Brescia

Il caso di Franco Manni, docente in pensione d'ufficio: ricorso e flash mob degli studenti a Brescia

Franco Manni, professore di Storia e Filosofia al liceo Leonardo di Brescia, contesta il pensionamento d'ufficio per età. Ex studenti organizzano flash mob di solidarietà.
Il caso di Franco Manni, docente in pensione d'ufficio: ricorso e flash mob degli studenti a Brescia

Nell’ottobre 2025, Franco Manni, docente di Storia e Filosofia presso il liceo scientifico statale Leonardo di Brescia, ha ricevuto il decreto di collocamento a riposo d’ufficio per raggiunti limiti di età. Il professore ha reagito presentando ricorso presso il Tribunale del Lavoro di Brescia, contestando l’obbligo di pensionamento basato esclusivamente sul criterio anagrafico e richiamando la normativa del 2024 sul trattenimento in servizio.

Il primo giudizio gli ha dato ragione, ma la decisione è stata successivamente riformata in senso sfavorevole. Il docente ha quindi presentato reclamo, discusso definitivamente il 19 agosto 2026. Il verdetto finale è ora atteso.

Parallelamente alla battaglia legale, gli ex studenti di Manni hanno organizzato un flash mob di solidarietà davanti ai cancelli del liceo, ispirato al celebre film L’attimo fuggente. L’iniziativa, svoltasi di lunedì, ha voluto esprimere pubblico sostegno a un insegnante che si batte contro una norma ritenuta anacronistica e contraria alla volontà del diretto interessato.

La cornice normativa: dal Testo Unico 1957 alla Legge di Bilancio 2025

Il pensionamento d’ufficio nella scuola si fonda sul Testo Unico sul Pubblico Impiego del 1957, che impone il collocamento a riposo al raggiungimento di una soglia anagrafica oggi fissata intorno ai 67 anni. La norma, concepita quando l’aspettativa di vita si attestava sui 65 anni, non prevede possibilità di deroga su richiesta del lavoratore.

La Legge di Bilancio 2025, all’articolo 1 comma 165, ha introdotto una novità: consente alle amministrazioni, non ai singoli dipendenti, di trattenere in servizio personale per “esigenze funzionali non altrimenti gestibili”. Nella scuola l’applicazione è risultata finora limitata.

Diversamente dal settore privato, dove la prosecuzione oltre l’età pensionabile è possibile, il pubblico impiego mantiene il limite obbligatorio. La Corte Costituzionale ha rilevato l’irragionevolezza del pensionamento prima del pieno maturare dei contributi, ma senza mettere in discussione il sistema generale.

Le argomentazioni a favore del trattenimento volontario

Il professor Manni e i sostenitori del pensionamento facoltativo richiamano anzitutto la valorizzazione del patrimonio di competenze e saggezza professionale maturate in anni di servizio. Mandare in pensione docenti esperti significherebbe, secondo questa tesi, disperdere conoscenze preziose che potrebbero continuare a beneficiare la comunità scolastica.

Un secondo argomento riguarda la sostenibilità del sistema previdenziale. Se una quota di dipendenti restasse volontariamente in servizio, l’INPS pagherebbe un solo stipendio anziché pensione e stipendio del neo-assunto, riducendo così la pressione verso l’innalzamento dell’età pensionabile per tutti. Il nodo è particolarmente rilevante nel decennio 2025-2035, quando i baby boomer nati tra 1955 e 1965 raggiungeranno in massa la pensione.

Il confronto internazionale rafforza queste posizioni: nei Paesi anglosassoni il pensionamento obbligatorio per età è vietato in quanto discriminatorio, mentre in Francia, Germania e Svezia vigono ampie deroghe su richiesta del lavoratore. Anche nel privato italiano la prosecuzione oltre i 67 anni è consentita.

La stessa amministrazione pubblica ammette eccezioni coerenti: medici pensionati come gettonisti negli ospedali, docenti in pensione come commissari d’esame.

Le obiezioni e il ricambio generazionale

L’ipotesi di un trattenimento volontario in servizio oltre i 67 anni solleva preoccupazioni nel mondo della scuola. Il timore principale riguarda un possibile effetto “cavallo di Troia”: l’apertura a permanenze individuali potrebbe, secondo alcuni, preparare il terreno a un futuro innalzamento generalizzato dell’età pensionabile per tutti i docenti.

Una seconda obiezione richiama la necessità di garantire il ricambio generazionale, favorendo l’ingresso di giovani insegnanti nel sistema pubblico.

A queste critiche, il professor Manni e i sostenitori dell’opzione volontaria rispondono sottolineando che il pensionamento di massa dei baby boomer, concentrato tra il 2025 e il 2035, determinerà comunque un fabbisogno straordinario di nuove assunzioni. Il calo demografico riguarda soprattutto la scuola primaria, mentre l’immigrazione attenua parzialmente gli effetti sulla popolazione scolastica.

L’opzione volontaria, limitata a chi la richiede, potrebbe anzi ridurre la pressione sull’INPS e ritardare, non accelerare, spinte verso i 70 anni per tutti.

La mobilitazione degli studenti: il flash mob al liceo Leonardo di Brescia

Lunedì gli ex studenti hanno organizzato un flash mob davanti ai cancelli del liceo scientifico statale Leonardo, ispirato al film L’attimo fuggente, per esprimere solidarietà al professor Manni. L’iniziativa ha accompagnato una lettera aperta in cui gli ex allievi, di età compresa tra i diciannove e i cinquantaquattro anni, hanno sottolineato il valore formativo del docente: «di merito, ne ha da vendere! E ne possiede in entrambi i significati che questa parola assume nell’ambito dell’insegnamento».

Nella lettera si legge che Franco Manni «conosce in modo profondo ciò che insegna» e possiede «la capacità di gestire le classi, l’essere guida o mentore». Gli studenti denunciano come «la farraginosità degli automatismi della burocrazia possa ledere al bene pubblico» e lamentano che «tutta questa conoscenza, tutte queste competenze e tutto questo merito verranno messi da parte» per il solo criterio dell’età anagrafica, «contro la volontà dell’interessato».

Il gesto vuole testimoniare l’impatto formativo del docente e la preoccupazione per l’automatismo normativo.

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