Giovani europei e sport, Eurostat 2025: il 73,1% pratica attività fisica, l'Italia migliora al 22,1% di inattivi

Giovani europei e sport, Eurostat 2025: il 73,1% pratica attività fisica, l'Italia migliora al 22,1% di inattivi

Secondo Eurostat 2025, il 73,1% dei giovani europei tra i 16 e i 29 anni pratica attività fisica settimanale. In Italia l'inattività giovanile scende dal 27% al 22,1% in tre anni.
Giovani europei e sport, Eurostat 2025: il 73,1% pratica attività fisica, l'Italia migliora al 22,1% di inattivi

Secondo i dati Eurostat riferiti al 2025, il 73,1% dei giovani europei tra i 16 e i 29 anni pratica attività fisica nel tempo libero almeno una volta alla settimana, una percentuale significativamente superiore al 61,6% registrato per l’intera popolazione dai 16 anni in su. Il dato si riferisce all’esercizio fisico svolto al di fuori dell’orario di lavoro o studio, rilevato a livello dell’Unione Europea.

Il divario più evidente emerge nell’analisi delle frequenze elevate: tra i giovani under 30, il 18,3% si allena da 4 a 6 volte alla settimana, contro appena il 12,8% degli adulti. Questa differenza sottolinea come i ragazzi mantengano ritmi di allenamento più intensi e costanti rispetto alla popolazione generale.

Per quanto riguarda l’attività quotidiana, invece, le percentuali risultano sostanzialmente allineate tra le fasce d’età: il 20,9% dei giovani si muove ogni giorno, contro il 20,2% del totale della popolazione europea.

Sul fronte opposto, la quota di chi dichiara inattività totale si ferma al 16,3% tra i ragazzi, nettamente inferiore al 26,0% dell’intera popolazione dell’Unione Europea dai 16 anni in su, confermando un vantaggio generazionale nella pratica sportiva.

Il confronto italiano: sedentarietà e istruzione

I dati della banca dati europea fotografano un’Italia in evoluzione sul fronte dell’attività fisica giovanile. Nel 2022 i ragazzi tra i 16 e i 29 anni che non svolgevano alcun esercizio nel tempo libero rappresentavano il 27,0% della fascia; tre anni dopo, nel 2025, la percentuale è scesa al 22,1%, segnalando un miglioramento di circa cinque punti percentuali.

Il divario generazionale emerge con forza quando si osserva l’intera popolazione adulta dai 16 anni in su: qui l’inattività totale raggiunge il 41,4%, quasi il doppio rispetto ai giovani. Questa forbice indica quanto il movimento resti più diffuso tra chi non ha ancora compiuto trent’anni.

L’istruzione si conferma un fattore determinante nelle abitudini sportive dei giovani italiani. Tra chi possiede un titolo terziario o una laurea gli inattivi scendono al 15,4%, mentre tra i diplomati la quota sale al 22,2% e arriva al 25,0% per chi ha completato soltanto la scuola media.

Il gradiente educativo si accentua ulteriormente nella popolazione adulta complessiva: tra gli individui con bassa scolarizzazione gli inattivi toccano il 54,2%, evidenziando un legame stretto tra livello di istruzione e pratica motoria.

Le differenze di genere tra under 30

A livello europeo emerge un divario tra ragazzi e ragazze nella pratica sportiva regolare. I giovani maschi sotto i 30 anni si allenano da 4 a 6 volte alla settimana nel 20,6% dei casi, mentre le coetanee registrano una frequenza analoga nel 16,0% delle situazioni.

Il gap si conferma anche osservando chi non pratica alcuna attività fisica nel tempo libero: tra gli uomini under 30 la quota di inattivi totali si ferma al 14,9%, contro il 17,8% registrato tra le giovani donne. Questi dati, riferiti all’intera Unione Europea e rilevati da Eurostat nel 2025, mostrano che le differenze di genere permangono sia nei livelli di alta frequenza sia nell’inattività completa, con i ragazzi mediamente più propensi a dedicarsi ad attività motorie regolari rispetto alle ragazze.

La mappa dei paesi Ue: chi resta indietro e chi corre

Il confronto tra Stati membri disegna un’Unione Europea profondamente disomogenea sul fronte dell’attività fisica giovanile. Ai vertici dell’inattività si colloca Malta, dove il 31,0% dei ragazzi tra i 16 e i 29 anni non pratica alcuno sport nel tempo libero, seguita da Portogallo con il 28,5% e Bulgaria con il 28,4%.

All’estremo opposto si posizionano Grecia, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi, dove la quota di giovani completamente sedentari scende sotto la soglia del 3%, testimoniando una diffusione capillare della cultura del movimento nelle fasce d’età più giovani. Questa distanza di oltre 28 punti percentuali tra gli estremi riflette differenze strutturali nei sistemi educativi, nelle politiche sportive nazionali e nell’accessibilità alle infrastrutture dedicate all’attività fisica.

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti