Su 46.642 assunzioni autorizzate dal ministero dell’Istruzione e del Merito per l’anno scolastico 2026/27, 34.786 sono state completate con contratti a tempo indeterminato per posti comuni e di sostegno. A questi si aggiungono 3.178 contratti a tempo determinato assegnati a docenti presenti nelle Gps I fascia sostegno, con conferma in ruolo già prevista per il 2027/28, e 1.495 contratti a vincitori di concorso nelle scuole secondarie di I e II grado ancora in attesa di abilitazione.
Il totale dei posti coperti raggiunge così 39.459, includendo circa 2.200 idonei provenienti dagli elenchi regionali introdotti quest’anno.
Il risultato rappresenta un significativo miglioramento rispetto agli anni precedenti. Nel 2025/26 erano state finalizzate 29.685 assunzioni su 48.504 autorizzate, pari al 61,2%; nel 2024/25 si era raggiunto quota 45.124 su 64.156, con una copertura del 70,3%; nel 2023/24 le immissioni erano state 40.619 su 50.807, corrispondenti al 79,9%; nel 2022/23 il dato si era fermato a 41.359 su 94.130, appena il 43,9%.
L’84% di copertura delle cattedre libere raggiunto quest’anno costituisce il tasso più alto dell’ultimo quinquennio, confermando l’efficacia del piano di concorsi triennali da 70mila posti complessivi avviato dal 2023 grazie ai fondi del Pnrr e il contributo degli elenchi regionali di idonei, che hanno ampliato la platea di candidati disponibili per le stabilizzazioni.
Le differenze territoriali: coperture piene al sud, criticità in Lombardia, Liguria e Friuli Venezia Giulia
Il quadro nazionale delle immissioni in ruolo nasconde profonde disparità regionali. Al Sud e in Toscana il tasso di copertura delle cattedre raggiunge il 100%, in alcuni casi superandolo per effetto di rettifiche e ricalcoli successivi. Al contrario, la Lombardia si ferma al 64,5%, la Liguria al 70,6% e il Friuli Venezia Giulia al 74,5%.
Queste differenze riflettono la persistente difficoltà degli aspiranti docenti meridionali a trasferirsi al Nord per insegnare, nonostante le graduatorie del Sud risultino tradizionalmente sature. Il Piano casa ha previsto affitti agevolati per incentivare la mobilità geografica, ma i benefici concreti non arriveranno prima di due anni.
Nel frattempo, le regioni settentrionali continuano a soffrire di carenze di personale stabile, mentre al Sud molti candidati restano in attesa di opportunità nei territori d’origine.
Il nodo del sostegno: 125mila contratti a tempo determinato e organico di diritto insufficiente
Nonostante il successo nelle immissioni in ruolo, il sostegno rimane il punto critico del sistema. Dopo il giro di assunzioni, 7.100 posti sono rimasti scoperti; a questi si aggiungono le 118mila supplenze sul sostegno assegnate al 31 agosto secondo i dati del ministro Giuseppe Valditara.
Il totale raggiunge così 125mila contratti a tempo determinato, destinati a salire tra 140mila e 150mila entro fine anno.
La criticità è strutturale e deriva dall’ampio ricorso ai posti in deroga, che non vengono convertiti in organico di diritto. Durante le audizioni sul decreto legge 170 in VII commissione del Senato, la Cisl Scuola ha evidenziato come l’organico di diritto sul sostegno rappresenti appena il 47% dei posti effettivamente funzionanti, segnando «il record negativo» e «la percentuale più bassa di sempre».
L’Anief, nella stessa sede, ha richiesto esplicitamente 55mila stabilizzazioni per affrontare il problema alla radice. Senza una trasformazione di parte dei posti in deroga in organico stabile, lo stock di precariato difficilmente potrà ridursi, compromettendo la continuità didattica per gli alunni con bisogni educativi speciali.
Le implicazioni per studenti e aspiranti docenti: opportunità e limiti del quadro attuale
Chi aspira all’insegnamento può trovare nei concorsi Pnrr e negli elenchi di idonei un canale efficace per la stabilizzazione: l’84% di copertura dimostra che il sistema sta funzionando meglio rispetto al recente passato. Tuttavia, la disponibilità di cattedre varia sensibilmente tra territori, rendendo indispensabile la mobilità verso regioni come Lombardia, Liguria e Friuli.
Per la comunità scolastica il punto critico resta il sostegno, dove 125mila contratti precari compromettono continuità e qualità didattica fino a quando i posti in deroga non diventeranno organico di diritto.