Maturità 2026, il 43,5% dei docenti la giudica irrilevante: promossi il 99,7% degli ammessi

Maturità 2026, il 43,5% dei docenti la giudica irrilevante: promossi il 99,7% degli ammessi

Un sondaggio della Tecnica della Scuola rivela che il 43,5% dei docenti ritiene l'esame di Maturità privo di significato. Il 99,7% degli ammessi ottiene il diploma.
Maturità 2026, il 43,5% dei docenti la giudica irrilevante: promossi il 99,7% degli ammessi

Un sondaggio condotto dalla Tecnica della Scuola nel giugno 2026 ha raccolto le opinioni di 407 insegnanti sull’attuale esame di Maturità e sulla recente riforma del ministro Valditara. I risultati fotografano un fronte profondamente diviso: il 43,49% dei docenti partecipanti, pari a 177 su 407, dichiara esplicitamente che l’esame ha perso significato.

La criticità non riguarda solo l’impianto tradizionale della prova, ma anche le modifiche appena introdotte: circa sette insegnanti su dieci ritengono che la riforma non migliorerà l’esame di Stato. Questo scetticismo emerge in un contesto in cui il tasso di promozione ha raggiunto livelli record, alimentando il sospetto che l’intera procedura si sia trasformata in una semplice formalità burocratica più che in un vero momento di valutazione delle competenze acquisite.

I tassi di promozione: il 99,7% degli ammessi ottiene il diploma

I numeri raccontano una storia di promozioni quasi universali. Nel 2023 i bocciati all’esame di maturità sono stati appena lo 0,2%: il 99,8% dei candidati ha quindi ottenuto il diploma senza ostacoli significativi.

Secondo i dati raccolti da Skuola.net, nell’ultimo triennio la percentuale di bocciature non ha mai superato lo 0,2%. Anche negli anni della pandemia, considerati particolarmente critici per la preparazione degli studenti, il trend è rimasto stabile: nel 2022 i respinti sono stati lo 0,2%, nel 2021 appena lo 0,1%.

La «serie positiva» si protrae almeno dal 2017, quando il tasso di fallimento ha sfiorato lo 0,5%. Nell’ultimo anno analizzato risulta promosso il 99,7% degli ammessi all’esame, corrispondente al 96,5% degli studenti scrutinati.

Questi dati, che mostrano una sostanziale mancanza di selettività, alimentano la percezione diffusa tra i docenti che l’esame sia ormai ridotto a una formalità rituale piuttosto che a un momento di verifica autentica delle competenze acquisite nel quinquennio.

Le ragioni del dissenso: l’esame percepito come formalità

Tra i 177 docenti che hanno espresso scetticismo, emergono proposte radicali. Un insegnante suggerisce: “Non si dovrebbe proprio sostenere perché non ritengo che il risultato degli esami debba condizionare quanto svolto nel corso di studi dei 5 anni”.

Altri chiedono di sostituirlo con un portfolio di competenze o di ridurlo “ai minimi costi per lo Stato”. La sintesi più amara arriva da chi chiede di “tornare ad essere serio, adesso è solo una formalità senza senso”.

Queste posizioni riflettono il divario tra aspettative di valutazione autentica e una realtà in cui il 99,7% degli ammessi ottiene il diploma. Per molti, l’esame ha perso la sua funzione di verifica effettiva, trasformandosi in un rito conclusivo privo di reale capacità selettiva.

La riforma Valditara sotto valutazione: aspettative limitate

La riforma dell’esame di Maturità promossa dal ministro Valditara non convince la maggioranza degli insegnanti intervistati. Circa sette docenti su dieci ritengono che i cambiamenti annunciati non miglioreranno in positivo l’esame di Stato, manifestando uno scetticismo diffuso sull’efficacia delle novità introdotte.

Il dato emerge chiaramente dal sondaggio: nonostante i recenti interventi normativi, la fiducia del personale docente verso il rinnovamento dell’esame rimane bassa. La percezione prevalente è che le modifiche non riescano ad affrontare i nodi strutturali che hanno portato alla perdita di credibilità dell’esame stesso, a partire dal tasso di promozione prossimo al 100%.

Le condizioni per abolire l’esame: l’articolo 33 e l’iter costituzionale

Nonostante lo scetticismo diffuso, l’esame di Stato resta un elemento fondamentale dell’ordinamento scolastico italiano. L’articolo 33 della Costituzione stabilisce infatti: «È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi».

Questa disposizione di rango costituzionale protegge l’esame da qualsiasi tentativo di abolizione ordinaria.

Per eliminare la Maturità occorrerebbe modificare la Carta costituzionale attraverso una legge costituzionale, che richiede una procedura articolata: doppia approvazione da parte di entrambe le Camere, con un intervallo minimo di tre mesi tra le due letture e, alla seconda votazione, maggioranza assoluta dei componenti.

L’iter può durare oltre un anno e coinvolgere anche un eventuale referendum confermativo. Questo vincolo giuridico rende improbabile una abolizione nel breve periodo, lasciando aperta soltanto la strada di riforme graduali che mantengano la struttura dell’esame pur modificandone contenuti e modalità di svolgimento.

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