Il sondaggio è stato realizzato dalla testata giornalistica La Tecnica della Scuola nell’arco di quattro giorni, dal 28 maggio al 1° giugno 2026. Hanno partecipato complessivamente 468 lettori, di cui 407 insegnanti rappresentano il nucleo centrale dell’indagine. La rilevazione è stata condotta online attraverso conteggi automatici e non presenta carattere di scientificità, come esplicitato dalla testata stessa.
La tempistica della raccolta dati si colloca a poco più di due settimane dall’esame di Maturità 2026, il primo anno in cui trova applicazione la riforma voluta dal ministro Giuseppe Valditara. Il momento è particolarmente delicato: nella prima settimana di giugno è prevista la pubblicazione dei nominativi dei commissari esterni, evento atteso da studenti e scuole.
Le opinioni sull’utilità dell’esame: 43,49% dei docenti lo ritiene privo di senso
La domanda chiave del sondaggio ha interpellato i partecipanti sull’effettiva utilità dell’esame di Maturità, anche alla luce del recente intervento riformatore. Il dato emerso evidenzia una frattura significativa: 177 docenti su 407, pari al 43,49% del campione, ritengono che l’esame abbia ormai perso il proprio senso.
Nelle risposte aperte alcuni insegnanti hanno espresso chiaramente le proprie motivazioni. Un partecipante ha affermato: “Non si dovrebbe proprio sostenere perché non ritengo che il risultato degli esami debba condizionare quanto svolto nel corso di studi dei 5 anni”.
Altri hanno suggerito alternative concrete: “Dovrebbe essere eliminata e sostituita da un portfolio di competenze” oppure “Andrebbe eliminata, in alternativa semplificata al massimo con costi minimi per lo Stato”. Significativa anche la percezione di formalità: “Tornare ad essere serio, adesso è solo una formalità senza senso”.
Nonostante l’ampia quota di scetticismo, l’articolo 33 della Costituzione prescrive espressamente: “È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi”. Qualsiasi abolizione richiederebbe pertanto una legge costituzionale, procedura lunga e complessa che travalica il dibattito pedagogico e si colloca su un piano istituzionale superiore.
La riforma Valditara alla prova: 72,97% contrari e le misure più apprezzate
Il giudizio sulla riforma è netto: 297 docenti su 407 (il 72,97%, sette su dieci) bocciano le modifiche introdotte dal ministro Valditara. La novità normativa è contenuta nel decreto legge n. 127 del 9 settembre, denominato DL Maturità, convertito in legge il 28 ottobre scorso alla Camera. La Maturità 2026 rappresenta la prima applicazione concreta di queste modifiche.
Tuttavia, il sondaggio evidenzia come alcuni aspetti specifici della riforma vengano accolti con maggiore favore. L’eliminazione del documento finale al colloquio risulta l’elemento più apprezzato, seguita dall’obbligo di svolgere il colloquio e dalla riduzione del numero dei commissari. All’ultimo posto nelle preferenze figura l’istituzione delle quattro materie da portare al colloquio, individuate dal ministero già a gennaio.
L’ampio distacco tra obiettivi dichiarati della riforma e percezioni dei docenti fotografa una distanza significativa tra intenzioni ministeriali e riscontro operativo nelle scuole.
Le scadenze e i vincoli: commissari esterni a inizio giugno e quadro costituzionale
La pubblicazione dei nominativi dei commissari esterni è prevista per la prima settimana di giugno, probabilmente il 4 del mese. L’appuntamento segna l’avvio della fase operativa della Maturità 2026, con scuole, studenti e docenti chiamati a prepararsi concretamente all’esame.
Nonostante il dibattito sull’utilità dell’esame e le critiche alla riforma, il quadro normativo resta vincolante: l’articolo 33 della Costituzione prescrive l’esame di Stato per la conclusione dei percorsi scolastici. Qualsiasi modifica sostanziale richiederebbe una legge costituzionale e una procedura complessa, rendendo improbabili cambiamenti immediati.