Piacenza, ora di religione sostituita da educazione civica: Snadir chiede intervento dell'Usr

Piacenza, ora di religione sostituita da educazione civica: Snadir chiede intervento dell'Usr

A Piacenza l'ora di religione cattolica sarebbe stata sostituita con educazione civica, coinvolgendo anche gli studenti che avevano scelto le attività alternative.
Piacenza, ora di religione sostituita da educazione civica: Snadir chiede intervento dell'Usr

In un istituto comprensivo di Piacenza l’ora di religione cattolica sarebbe stata sostituita con educazione civica, coinvolgendo anche gli studenti che avevano scelto le attività alternative. A denunciarlo, il 17 ottobre 2026, è stato il sindacato Snadir, che rappresenta migliaia di docenti di religione, dopo aver appreso dalla stampa locale quanto accaduto nel capoluogo emiliano.

Secondo la ricostruzione, l’ora di religione si sarebbe di fatto “fusa” con quella di educazione civica, con la conseguente scomparsa dell’ora di alternativa. In pratica, l’insegnante di religione avrebbe svolto la propria attività coinvolgendo anche gli alunni che avevano espresso la volontà di avvalersi delle attività alternative, una soluzione che avrebbe semplificato l’organizzazione scolastica ma che, se confermata, contrasterebbe con le scelte espresse dalle famiglie all’inizio dell’anno scolastico e con gli accordi Stato-Chiesa.

Il sindacato ha aggiornato la propria denuncia il 18 ottobre, richiedendo interventi immediati per ripristinare la situazione.

La posizione dello Snadir: richiamo alla “culpa in organizzando” del dirigente

Il sindacato Snadir, che rappresenta migliaia di docenti di religione, ha definito la scelta della scuola piacentina inadeguata e insoddisfacente. Secondo il segretario nazionale Orazio Ruscica, la decisione non rispetta le volontà già espresse da alunni e famiglie attraverso le procedure ministeriali previste.

Ruscica ha sottolineato che sin dall’avvio delle lezioni sarebbe stato necessario garantire due percorsi distinti: l’insegnamento della religione cattolica per chi ne ha fatto richiesta, con i docenti già assunti per tale incarico, e l’organizzazione delle attività alternative per gli studenti non avvalentisi, mediante tempestiva individuazione del personale incaricato.

Il sindacato ha richiamato il concetto di “culpa in organizzando”, una possibile responsabilità organizzativa e gestionale del dirigente scolastico prevista dal Decreto Legislativo 165/2001, articolo 25. Questa norma stabilisce che il dirigente deve promuovere interventi per assicurare la qualità dei processi formativi, l’esercizio della libertà di scelta educativa e il diritto all’apprendimento degli alunni.

Secondo Snadir, i provvedimenti adottati appaiono inadeguati rispetto alla situazione determinatasi.

La cornice normativa: Legge 121/1985, Dpr 751/1985 e Dpr 175/2012

Secondo lo Snadir, la decisione presa a Piacenza contrasterebbe con il quadro normativo che regola l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. La Legge n. 121 del 1985, che ratifica gli accordi concordatari tra Stato e Chiesa, garantisce l’insegnamento della religione cattolica agli studenti che ne fanno richiesta.

Il Dpr n. 751 del 1985 e il Dpr n. 175 del 2012 specificano inoltre le modalità organizzative per il primo ciclo di istruzione, prevedendo che chi non si avvale dell’Irc possa scegliere attività alternative.

Il D.lgs n. 165 del 2001, all’articolo 25, stabilisce che il dirigente scolastico deve assicurare la qualità dei processi formativi, garantire la libertà di scelta educativa delle famiglie e tutelare il diritto all’apprendimento degli alunni. Questi obblighi vanno rispettati sin dall’avvio dell’anno scolastico, senza lasciare “sospese” le opzioni espresse dalle famiglie.

La tesi sindacale è che sostituire l’ora di religione con educazione civica violi tali principi, impedendo di fatto agli studenti di esercitare una scelta già formalizzata secondo le procedure ministeriali e gli accordi internazionali.

Le conseguenze per studenti e famiglie e le azioni richieste all’Usr

La decisione segnalata avrebbe conseguenze dirette sull’organizzazione didattica e sul rispetto delle scelte espresse da studenti e genitori all’atto dell’iscrizione. Il rischio più immediato è che gli alunni aventi diritto all’insegnamento della religione cattolica non ricevano l’Irc, mentre chi aveva optato per le attività alternative si troverebbe coinvolto in un’ora di educazione civica svolta dal docente di religione, senza che sia garantita la propria opzione.

Di fronte a questo scenario, lo Snadir ha rivolto un appello formale alle autorità competenti: il sindacato chiede “un immediato chiarimento alla scuola interessata e l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale competente, affinché sia ripristinata senza indugio l’ora di religione cattolica per gli aventi diritto e siano attivate tempestivamente le attività alternative nel pieno rispetto delle opzioni espresse dalle famiglie”. Gli sviluppi del caso dipenderanno dai riscontri che l’Usr di Piacenza fornirà nei prossimi giorni.

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