Post Pnrr, mancano 235.887 alloggi per studenti: l'Italia lontana dalla media europea

Post Pnrr, mancano 235.887 alloggi per studenti: l'Italia lontana dalla media europea

Secondo il Cnel, dopo il Recovery Fund all'Italia mancheranno 235.887 alloggi universitari per allinearsi alla media europea entro il 2030. Servirebbero 4,7 miliardi di euro.
Post Pnrr, mancano 235.887 alloggi per studenti: l'Italia lontana dalla media europea

La relazione annuale del Cnel sui servizi pubblici 2026, basata su elaborazioni Asvis e presentata a Roma, guarda già al quadro post Pnrr e traccia un bilancio delle carenze strutturali. Secondo le stime, anche dopo la conclusione del Recovery Fund all’Italia mancheranno 235.887 alloggi per studenti universitari per allinearsi entro il 2030 alla media europea, che prevede una copertura del 18% degli iscritti. Per realizzarli servirebbero circa 4,7 miliardi di euro.

Il dato di partenza rende evidente l’ampiezza del divario: nel 2021 l’offerta copriva appena il 2,2% degli iscritti, circa 41.000 posti letto totali su un’ampia platea studentesca. La distanza dal benchmark Ue risulta quindi marcata, evidenziando anni di sotto-investimento nell’edilizia residenziale universitaria e una capacità ricettiva che resta marginale rispetto ai paesi con sistemi consolidati di welfare abitativo.

Le carenze territoriali e i fabbisogni di spesa

I fabbisogni di alloggi si concentrano in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Il Lazio guida la classifica con 45.911 posti mancanti e un fabbisogno finanziario di 916,7 milioni di euro. Seguono la Lombardia, che necessita di 35.096 alloggi per 700,7 milioni, e la Campania con 32.280 posti e 764,3 milioni.

Complessivamente, queste tre regioni assorbono circa metà delle risorse totali richieste per colmare il gap con la media europea.

Unica eccezione nel panorama nazionale è la Provincia di Bolzano, che ha già raggiunto il target del 18% di copertura degli iscritti stabilito dall’Unione Europea.

Il quadro si complica guardando all’edilizia residenziale pubblica in senso lato: gli alloggi pubblici rappresentano appena il 2,7% dello stock abitativo nazionale, una percentuale nettamente inferiore ai principali partner europei. La Francia dispone del 17% di abitazioni pubbliche, Austria e Svezia raggiungono il 24%, mentre i Paesi Bassi arrivano al 29%.

La risposta della ministra Bernini su posti letto e canoni

La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, intervistata da 24 Mattino su Radio 24, ha difeso l’operato del governo sul fronte degli alloggi universitari. Secondo le cifre fornite dalla titolare del Mur, in quattro anni sono stati realizzati 73.223 posti letto aggiuntivi: di questi, 43.000 sono già operativi e le chiavi sono state consegnate agli studenti, mentre altri 30.000 risultano contrattualizzati e saranno disponibili entro la metà del 2027.

Bernini ha tracciato una distinzione tra il disagio reale vissuto dagli studenti – legato a carovita e inflazione – e quella che ha definito una strumentalizzazione politica delle proteste. La ministra ha fatto riferimento alle manifestazioni del 2022, quando esponenti dell’opposizione si erano uniti simbolicamente alle tende degli studenti, sottolineando che nel frattempo l’offerta abitativa è cresciuta in modo significativo.

Sul fronte dei canoni, la ministra ha respinto con fermezza le accuse relative a costi eccessivi negli studentati. Definendo «una bugia» le cifre di 1.000-1.300 euro per alloggio citate da alcune associazioni studentesche e opposizioni, Bernini ha indicato un costo medio compreso tra 400 e 500 euro mensili, utenze internet incluse.

A supporto delle proprie dichiarazioni, il ministero ha reso pubblici i link agli elenchi con i prezzi applicati dagli studentati, per fornire trasparenza e contrastare ogni forma di propaganda politica sul tema.

Il contesto delle proteste e del post Pnrr

Nell’autunno 2026 il tema degli alloggi universitari torna al centro del dibattito pubblico. Da un lato gli studenti hanno ripreso a montare tende di protesta contro il carovita davanti a diversi atenei italiani e alla Camera dei deputati, riproponendo la mobilitazione di tre anni prima. Dall’altro la presentazione a Roma della relazione annuale del Cnel sui servizi pubblici 2026 riaccende il confronto istituzionale con dati che guardano già oltre il Pnrr, evidenziando il permanere di un divario strutturale nell’offerta abitativa dedicata agli iscritti.

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