Il nuovo Rapporto Eu Kids Online è stato presentato oggi a Dublino, durante la Conferenza della Presidenza irlandese dell’Unione Europea sulla sicurezza online dei minori. L’indagine ha coinvolto 28.465 ragazzi tra i 10 e i 16 anni in 19 Paesi europei (Austria, Belgio, Svizzera, Cechia, Estonia, Spagna, Finlandia, Croazia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Lettonia, Malta, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Slovacchia) nell’arco temporale aprile 2025–aprile 2026.
Emerge un dato chiave: il 30% degli intervistati incontra messaggi d’odio sul web almeno una volta al mese, con punte variabili tra i diversi contesti nazionali. Le principali aree di preoccupazione riguardano l’esposizione a contenuti ostili, la gestione della privacy personale e gli impatti futuri dell’intelligenza artificiale sia sull’ambiente sia sull’autonomia decisionale degli esseri umani.
L’accesso e gli usi digitali
Lo smartphone si conferma il dispositivo dominante per l’accesso a Internet tra i minori europei: l’87% lo utilizza quotidianamente per navigare online, con un incremento significativo rispetto all’80% registrato nel 2020.
L’analisi evidenzia differenze di genere marcate, con il 61% delle ragazze che accede più volte al giorno contro il 55% dei coetanei maschi. L’intensità d’uso cresce progressivamente con l’età: si passa dal 27% dei bambini di 10 anni che utilizzano lo smartphone quotidianamente al 76% degli adolescenti di 15-16 anni, configurando un modello di accesso “always on” che ridefinisce abitudini di apprendimento e socializzazione.
L’IA tra opportunità e timori
Circa due terzi dei minori europei intervistati utilizza regolarmente strumenti di intelligenza artificiale, riconoscendone l’utilità concreta come supporto all’apprendimento e per risparmiare tempo nelle attività quotidiane. Il 37% del campione spera che l’IA possa potenziare la creatività umana, mentre un terzo ritiene che le nuove tecnologie libereranno studenti e lavoratori dal tempo dedicato ad attività noiose.
Tuttavia, le aspettative positive si accompagnano a preoccupazioni significative sul futuro. Il 41% ha espresso il timore che le tecnologie basate sull’IA danneggino l’ambiente e consumino troppe risorse naturali. Emerge inoltre l’inquietudine che l’intelligenza artificiale possa superare quella umana al punto da rendere impossibile mantenerne il controllo, con conseguenze imprevedibili sull’autonomia delle persone.
La privacy e la fiducia nei dati
Metà degli intervistati teme che i propri dati personali vengano utilizzati per pubblicità targettizzata, mentre quattro ragazzi su dieci temono che le aziende condividano le informazioni con terzi senza consenso. La sfiducia verso le big tech è netta: il 39% del campione non crede che le aziende proteggano adeguatamente comportamenti e preferenze online.
Tuttavia, il panorama è ambivalente: il 30% dichiara di fidarsi delle aziende per la tutela della propria privacy.
Le preoccupazioni si estendono anche all’uso dei dati da parte delle autorità. Oltre un quarto degli intervistati teme che informazioni raccolte da app e siti web possano influenzare decisioni della polizia su chi arrestare. Solo uno su cinque è favorevole all’uso dell’intelligenza artificiale per prevedere ammissioni scolastiche o prospettive lavorative future, segnalando una diffidenza diffusa verso sistemi automatizzati che potrebbero impattare direttamente sui percorsi di vita dei giovani.
I messaggi d’odio e i contenuti dannosi
Il 30% dei ragazzi europei incontra messaggi d’odio almeno una volta al mese, con variazioni significative tra i Paesi: si passa dal 15% in Irlanda al 40% in Serbia. L’esposizione risulta più elevata tra le ragazze, con il 60% che riferisce di aver incontrato contenuti ostili contro il 55% dei coetanei maschi.
L’indagine ha inoltre mappato quattro categorie principali di contenuti potenzialmente dannosi. Al primo posto si collocano le immagini violente o cruente, segnalate dal 40% del campione, seguite da contenuti su come dimagrire (39%) e su come farsi fisicamente del male (37%). I contenuti sul suicidio rappresentano la categoria meno diffusa ma comunque significativa, con il 25% di esposizione.
Per quanto riguarda l’autolesionismo, il 15% degli intervistati dichiara di aver visto tali contenuti almeno mensilmente, mentre un ulteriore 24% li ha incontrati alcune volte. Anche in questo caso emergono forti differenze nazionali: dal 6% dell’Irlanda si sale al 24% di Belgio e Repubblica Ceca, evidenziando come il clima digitale vari profondamente da contesto a contesto.
Le evidenze italiane
Solo il 19% dei ragazzi italiani tra 10 e 16 anni dichiara di sentirsi sicuro online, il dato più basso in Europa e molto al di sotto della media continentale del 48%. Appena il 14% percepisce la presenza di persone gentili e collaborative in rete, confermando un clima digitale nazionale particolarmente ostile.
L’esposizione ai discorsi d’odio risulta superiore alla media europea, collocando l’Italia dietro solo a Belgio, Serbia e Finlandia. Ancora più allarmante il dato sulla ricerca intenzionale di contenuti d’odio: il nostro paese si colloca al secondo posto dopo la Romania, con il 15% degli intervistati contro il 10% della media UE.
«Il clima online nel nostro paese è particolarmente negativo», sottolinea Giovanna Mascheroni, referente italiana di EU Kids Online e docente di Media digitali e società all’Università Cattolica, commentando le evidenze nazionali.
Le differenze di genere sono marcate: solo il 13% delle ragazze italiane si sente sicuro online, contro il 24% dei coetanei maschi. Il 22% del campione nazionale riferisce di essersi sentito turbato, a disagio o spaventato da qualcosa vissuto in rete nell’ultimo mese, in linea con la media europea.
I rischi più comuni riguardano l’esposizione a contenuti generati dagli utenti dannosi (72%) e ai discorsi d’odio (62%). Il 51% degli intervistati dichiara inoltre di essere stato trattato in modo offensivo o sgradevole, sia online sia di persona. Le ragazze risultano particolarmente vulnerabili, con maggiori probabilità di subire bullismo ed esposizione a contenuti ostili.
Le disuguaglianze socio-digitali
Il rapporto evidenzia divari sistematici e persistenti nelle competenze digitali. Le ragazze mostrano maggiori difficoltà nella verifica delle informazioni online: solo il 38% dichiara di saperlo fare, contro il 50% dei coetanei maschi.
L’età gioca un ruolo determinante: tra gli 11–12enni la quota scende al 40%, mentre tra i 15–16enni sale al 55%. Ancora più marcato il divario socioeconomico: tra i minori di status più basso solo il 34% possiede queste competenze, contro il 46% di quelli provenienti da contesti più avvantaggiati. Queste differenze incidono sulla capacità di riconoscere contenuti affidabili e di navigare in modo critico e consapevole.
Le priorità per scuola e policy
Il Rapporto Eu Kids Online delinea alcune priorità per chi disegna le politiche educative e digitali. In primo luogo, ridurre i costi ambientali dell’intelligenza artificiale, tema sentito dal 41% dei ragazzi europei. Secondo: garantire supervisione umana in ogni processo algoritmico e di IA, per evitare la perdita di controllo temuta da molti intervistati.
Terzo: progettare spazi e tecnologie digitali più sicuri, privati e capaci di dare potere ai giovani utenti, rispondendo alle preoccupazioni su privacy e uso dei dati personali. Infine, differenziare le misure di sicurezza online paese per paese, poiché non esiste un’unica “infanzia digitale europea”: i dati mostrano forti variazioni tra nazioni, dal 15% di esposizione all’odio in Irlanda al 40% in Serbia.
Scuola e famiglie sono chiamate a tradurre queste evidenze in alfabetizzazione mediatica mirata, educazione al pensiero critico e supporto concreto ai minori più vulnerabili.