Rientro al 1° ottobre, la petizione della docente campana: i dati sulla climatizzazione nelle scuole italiane

Rientro al 1° ottobre, la petizione della docente campana: i dati sulla climatizzazione nelle scuole italiane

Una docente di scuola superiore in Campania chiede il posticipo del rientro scolastico al 1° ottobre su Change.org, denunciando l'assenza di climatizzazione negli edifici.
Rientro al 1° ottobre, la petizione della docente campana: i dati sulla climatizzazione nelle scuole italiane

Una docente di scuola superiore in Campania ha aperto una petizione su Change.org rivolta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alle autorità locali, sindaco di Agropoli compreso, chiedendo di posticipare l’inizio delle lezioni al 1° ottobre. La notizia, rilanciata da Ansa, nasce da condizioni giudicate insopportabili: “Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica”, ha dichiarato l’insegnante, che presenta la richiesta come questione di salute pubblica per studenti e personale.

Nella petizione la docente descrive il proprio stato di stanchezza accumulato durante l’estate, caratterizzata da caldo umido anomalo e carenza di riposo: “Mi sento già esausta all’apertura delle scuole”, scrive, sottolineando che le temperature elevate di settembre compromettono qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Oltre al posticipo, la petizione chiede l’installazione di sistemi di climatizzazione nelle scuole, definita “un investimento necessario per garantire che studenti e insegnanti possano operare in condizioni adeguate”. L’istanza evidenzia il nesso diretto tra edifici non attrezzati, comfort in aula e continuità didattica, richiamando l’urgenza di interventi tempestivi per fronteggiare evidenti rischi termoigrometrici.

I dati su calendario e opinioni nel settore

Un sondaggio online de La Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori del settore scolastico, inclusi alcuni genitori, rivela che il 72,26% dei docenti si dichiara contrario a modificare il calendario per redistribuire le pause durante l’anno. Il dato emerge nel contesto della proposta avanzata dall’ex ministra del Turismo Daniela Santanchè, che aveva suggerito di “spalmare” la pausa didattica evitando la concentrazione estiva.

Il ministro Giuseppe Valditara ha precisato di non aver concordato la proposta, rilanciando invece il Piano Estate 2026.

Secondo i dati Eurydice relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia occupa il primo posto tra i Paesi europei per giorni di vacanza estiva, con 97 giorni, e l’ultimo per pause durante l’anno, con soli 15 giorni. Il rapporto 2023 “The organisation of school time in Europe” conferma che nella maggior parte dei sistemi educativi europei le vacanze estive durano tra 8 e 12 settimane, mentre l’Italia supera le 12 settimane nella maggior parte delle regioni, attestandosi su livelli simili a Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania e Islanda.

Le criticità infrastrutturali e la carenza di climatizzazione

Gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito, aggiornati all’anno scolastico 2022/23 e visionati da La Tecnica della Scuola, fotografano una situazione infrastrutturale critica per gli edifici scolastici italiani. Su un totale di 61.308 strutture analizzate, solo 3.966 risultano dotate di condizionatori, pari al 6,45% del totale.

Per altri 24.888 edifici (40,6%) i dati sulla presenza di impianti di climatizzazione non sono disponibili, mentre per 32.462 strutture (52,95%) è confermata l’assenza di qualsiasi sistema di refrigerazione.

Complessivamente, sono 57.350 gli edifici scolastici in cui non è garantita la climatizzazione, corrispondenti al 93,55% del totale. Questa carenza impiantistica si traduce in aule inadatte a fronteggiare le ondate di calore, come quelle registrate già a fine maggio in molte città italiane, dove l’allerta caldo ha raggiunto livelli arancione e rosso con temperature tra i 30 e i 35 gradi.

La mancanza di condizionatori compromette il comfort ambientale e la qualità dell’apprendimento, rendendo problematica una redistribuzione delle lezioni nei mesi più caldi senza interventi strutturali. Le condizioni ambientali restano dunque centrali nel dibattito sul calendario scolastico.

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