Il Rapporto Censis 2026 intitolato “Essere genitori oggi” restituisce una fotografia nitida del rapporto tra tecnologie digitali e contesto scolastico. Secondo i dati raccolti, il 66,7% dei genitori con figli in età scolare si dichiara favorevole al divieto categorico degli smartphone in classe.
La richiesta emerge in un contesto di connessione perenne che attraversa ormai ogni aspetto della vita quotidiana, dalla comunicazione al lavoro, fino all’intrattenimento. La scuola diventa così il principale campo di confronto sull’uso delle tecnologie, con le famiglie che invocano regole ferme per arginare un fenomeno percepito come fuori controllo.
La contraddizione domestica: smartphone consegnati prima dei 12 anni e responsabilità sulla scuola
Il rapporto Censis evidenzia un paradosso educativo: il 46,4% dei genitori con figli fino a 14 anni ha consegnato il primo smartphone entro i 10 anni di età, percentuale che sale al 90,4% entro i 12 anni.
Questi stessi nuclei familiari, che garantiscono accesso precoce e libertà digitale tra le mura domestiche, chiedono poi alla scuola di adottare il “pugno di ferro” e imporre divieti categorici in classe. Questo spostamento di responsabilità verso docenti e dirigenti scolastici rivela una difficoltà delle famiglie nello stabilire autonomamente limiti educativi coerenti.
La scuola viene così investita del compito di compensare una mancanza di regole domestiche, dovendo supplire a un ruolo che in prima istanza spetterebbe ai genitori. L’accesso precoce ai dispositivi, unito alla richiesta di controllo esterno, configura una frattura tra pratiche familiari e aspettative istituzionali che incide profondamente sugli equilibri educativi.
La scuola
Il rapporto avverte che trasformare le aule in un
L’uso dell’IA nei compiti: il 32,5% ricorre a ChatGPT o Gemini
Il rapporto Censis evidenzia un ulteriore elemento critico nell’educazione digitale: il 32,5% dei genitori dichiara che i propri figli utilizzano strumenti di intelligenza artificiale generativa, in particolare ChatGPT e Gemini, per svolgere i compiti scolastici.
Il fenomeno risulta in rapida espansione e introduce una nuova sfida nel panorama formativo. L’impiego di questi strumenti, se privo di orientamento educativo, comporta il rischio concreto di de-capacitazione cognitiva: gli studenti potrebbero delegare interamente alla macchina processi di ragionamento e rielaborazione critica essenziali per l’apprendimento.
Il rapporto sottolinea quindi l’urgenza di una guida appropriata nell’utilizzo dell’IA, capace di trasformare questi mezzi in risorse didattiche anziché scorciatoie penalizzanti.
La via operativa: responsabilizzazione progressiva e alleanza scuola-famiglia
Il Censis individua la soluzione non nella de-digitalizzazione forzata, ma nella responsabilizzazione progressiva degli studenti. Il rapporto evidenzia la necessità di un’alleanza fiduciaria tra insegnanti e famiglie, capace di superare l’attuale contraddizione.
Il dato sul controllo genitoriale è significativo: il 43% utilizza lo smartphone per geolocalizzare i figli, trovando rassicurazione nella tecnologia. Parallelamente, però, gli stessi genitori ne temono gli effetti distortivi in ambito educativo.
La proposta conclusiva punta su corresponsabilità e regole condivise, rifiutando sia il permissivismo domestico sia il proibizionismo scolastico come soluzioni isolate.