Social media a 10-11 anni, voti più bassi: lo studio su 5.227 studenti italiani

Social media a 10-11 anni, voti più bassi: lo studio su 5.227 studenti italiani

Uno studio su 5.227 studenti italiani rivela una correlazione tra accesso precoce ai social e punteggi inferiori nei test Invalsi, in particolare in italiano e matematica.
Social media a 10-11 anni, voti più bassi: lo studio su 5.227 studenti italiani

Uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour ha analizzato le abitudini digitali di 5.227 studenti italiani, incrociandole con i risultati ottenuti ai test Invalsi in italiano, matematica e inglese lungo quattro fasi della carriera scolastica. La ricerca, condotta dalle università di Milano-Bicocca e Brescia in collaborazione con il Centro Studi Socialis e l’associazione Sloworking, evidenzia una correlazione empirica: chi apre un account sui social media intorno ai 10-11 anni – età tipica del primo accesso a piattaforme come Facebook, Instagram e TikTok – registra in media punteggi inferiori nei test Invalsi rispetto a coetanei che accedono più tardi, in terza media o successivamente.

L’associazione riguarda in particolare italiano e matematica e si conferma nel tempo, attraverso rilevazioni successive che coprono l’intera secondaria di primo e secondo grado.

La metodologia dello studio: campione, fonti e fasi scolastiche

Il gruppo di ricerca ha raccolto informazioni sulle abitudini digitali relative a Facebook, Instagram e TikTok, incrociandole con i risultati dei test Invalsi in italiano, inglese e matematica. L’analisi ha seguito 5.227 studenti italiani lungo quattro momenti della carriera scolastica: prima media, terza media e seconda superiore (15-16 anni).

Lo studio ha confrontato sistematicamente chi ha aperto il primo account in età preadolescenziale con chi lo ha fatto in terza media o successivamente. I ricercatori hanno valutato non solo la tempistica dell’accesso ai social, ma anche la frequenza con cui gli adolescenti controllano lo smartphone durante la giornata, per identificare eventuali pattern comportamentali associati ai risultati scolastici.

I risultati quantitativi: entità del divario e materie coinvolte

Lo studio ha evidenziato differenze significative nei punteggi Invalsi tra studenti con tempistiche diverse di accesso ai social. Gli adolescenti che hanno creato il proprio account in prima media hanno ottenuto risultati mediamente inferiori in italiano e matematica rispetto ai coetanei che hanno aperto il profilo solo dalla terza media in poi. La riduzione del punteggio corrisponde approssimativamente a sei mesi di istruzione in meno.

Il divario persiste nel tempo: in seconda superiore (15-16 anni) il gap rimane simile in italiano, mentre in matematica risulta leggermente più marcato. L’analisi ha preso in esame anche inglese, ma i risultati più evidenti emergono proprio sulle competenze linguistiche in italiano e su quelle logico-matematiche.

Inoltre, è emersa una correlazione diretta: gli studenti che dichiarano di controllare più frequentemente lo smartphone mostrano maggiore probabilità di aver aperto l’account social in età preadolescenziale.

Le cause ipotizzate: iperstimolazione e distrazione da smartphone

Gli autori dello studio individuano nella pervasività dello smartphone il fattore chiave che incide sul rendimento scolastico. Marco Gui, primo autore della ricerca, spiega che «tra tutte le possibili spiegazioni testate nel nostro lavoro, quella più plausibile è che a incidere sui voti sia l’impatto nel corso della giornata della continua consultazione dei social, con conseguente iperstimolazione e distrazione prolungata».

Il meccanismo ipotizzato vede la frammentazione dell’attenzione come elemento centrale: la necessità di verificare costantemente notifiche e contenuti interrompe i processi cognitivi necessari allo studio e all’apprendimento, compromettendo la concentrazione durante le ore scolastiche e domestiche.

Le contromisure suggerite: educazione digitale, design e accesso posticipato

Sulla base delle evidenze raccolte, gli autori dello studio avanzano tre linee d’intervento.

  • La prima riguarda il rafforzamento dell’educazione digitale e delle competenze di base, per aiutare studenti e famiglie a gestire consapevolmente l’uso dei social.
  • La seconda proposta punta a modificare gli aspetti di design delle piattaforme che ne rendono la fruizione compulsiva, riducendo gli stimoli progettati per catturare continuamente l’attenzione.
  • Infine, Marco Gui suggerisce di posticipare l’accesso dei minori ai social media, valutando anche interventi normativi che fissino un’età minima più alta.

Si tratta di raccomandazioni che traducono i risultati della ricerca in indicazioni operative per scuole, piattaforme e legislatori, con l’obiettivo di limitare le distrazioni digitali e proteggere il rendimento scolastico.

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti